Vent’anni dopo l’EA7 Milano torna a trionfare alle Final Eight

MILANO 21 Febbraio 2016 Lega Basket Final Eight Coppa Italia Finale Sidigas Scandone Avellino - Olimpia EA7 Emporio Armani Milano NELLA FOTO Olimpia EA7 Emporio Armani Milano FOTO CIAMILLO

Fran­ce­sco Albizzati

Vent’anni dopo, come Dumas, l’Olimpia Mila­no tor­na a vin­ce­re le Final Eight di Cop­pa Ita­lia di basket, dispu­ta­te quest’anno al Forum di Assa­go. Da Ste­fa­nel ad Arma­ni; da Gen­ti­le Padre (Nan­do) a Gen­ti­le Figlio (Ales­san­dro): la sto­ria si ripe­te e sa coglie­re l’attimo, per la gio­ia dei caba­li­sti. L’altra fina­li­sta, la Scan­do­ne Avel­li­no, inter­rom­pe sul più bel­lo una stri­scia di 9 vit­to­rie fra cam­pio­na­to e cop­pa. Stri­scia che l’ha por­ta­ta a esse­re l’attuale quar­ta for­za del­la Serie A dopo un ini­zio di sta­gio­ne alquan­to sin­co­pa­to. 82–76 il risul­ta­to fina­le, con la squa­dra mene­ghi­na sem­pre a con­dur­re le redi­ni del gio­co. Tut­to ciò potreb­be sem­bra­re scon­ta­to – visto che l’EA7 è la socie­tà più ric­ca del­la Serie A e oltre­tut­to gio­ca­va in casa – ma non lo è. Alla vigi­lia del­la mani­fe­sta­zio­ne, nes­su­no avreb­be sapu­to dire con esat­tez­za qua­le fra le otto fran­chi­gie in gara l’avrebbe spun­ta­ta (debi­ti scon­giu­ri a parte).

Le partecipanti

Dal 2000 la Cop­pa Ita­lia vie­ne asse­gna­ta tra­mi­te un mini tor­neo a eli­mi­na­zio­ne diret­ta, deno­mi­na­to “Final Eight”, in cui si scon­tra­no le pri­me otto squa­dre del cam­pio­na­to al ter­mi­ne del giro­ne d’andata. Nell’edizione 2016 le par­te­ci­pan­ti (in ordi­ne di testa di serie decre­scen­te) sono sta­te: Reg­gio Emi­lia, Mila­no, Cre­mo­na, Pisto­ia, Tren­to, Sas­sa­ri, Vene­zia e Avel­li­no. Gli accop­pia­men­ti sono fat­ti seguen­do lo stes­so sche­ma dei playoff (o, per inten­der­ci, come in un tor­neo di ten­nis): la pri­ma con l’ottava, la secon­da con la set­ti­ma e via dicen­do. Mol­te fra le otto regi­ne però sono in un diver­so sta­to di salu­te da quel­lo che il tabel­lo­ne pro­fes­sa. Reg­gio Emi­lia – seb­be­ne gui­di il cam­pio­na­to, alla pari con Mila­no e Cre­mo­na – arri­va al Forum con la pan­chi­na deci­ma­ta dagli infor­tu­ni; pesa­no soprat­tut­to le assen­ze di Pie­tro Ara­do­ri e di Ste­fa­no Gen­ti­le, fra­tel­lo del più noto Ales­san­dro. Pisto­ia, di gran lun­ga la miglior rive­la­zio­ne di que­sto cam­pio­na­to fino a un paio di mesi fa, ora vive di mon­ta­gne rus­se fra vit­to­rie con­qui­sta­te a fati­ca e scon­fit­te pesan­ti. Fra le gran­di poten­ze, Sas­sa­ri e Vene­zia sono quel­le mag­gior­men­te in cri­si. I sar­di, dopo la cac­cia­ta di coach Sac­chet­ti in segui­to al delu­den­te giro­ne di Euro­le­ga, fati­ca­no a tro­va­re una nuo­va iden­ti­tà. L’ex squa­dra di Char­lie Recal­ca­ti (già c.t. del­la nazio­na­le, argen­to ad Ate­ne 2004), orfa­na dell’assenza dell’ala Peric, arri­va da tre scon­fit­te in cam­pio­na­to, di cui due con­tro Sas­sa­ri e Cremona.

Il percorso delle finaliste.

Avel­li­no, seb­be­ne i book­ma­kers dia­no la sua vit­to­ria fina­le a 25, con­fer­ma il suo sta­to di otti­ma salu­te bat­ten­do pri­ma Reg­gio (94–87) e poi Tren­to (71–69) in una semi­fi­na­le gio­ca­ta in per­fet­to equi­li­brio. Pro­va ne è che nes­su­na del­le due squa­dre sia mai riu­sci­ta a impor­re un van­tag­gio a due cifre all’avversaria. La Scan­do­ne la spun­ta gra­zie alla filo­so­fia di gio­co che coach Sacri­pan­ti ha sapu­to tra­smet­te­re ai suoi. Gran cir­co­la­zio­ne di pal­la, dife­sa a zona, con il play Mar­ques Green e il neo acqui­sto James Nun­nal­ly a far da padro­ni. L’Olimpia ha vita faci­le sia con Vene­zia (88–59), sia con Cre­mo­na (90–58). Nono­stan­te l’assenza del capi­ta­no Gen­ti­le e il for­fait in semi­fi­na­le di Bru­no Cerel­la (un Gat­tu­so nato in Argen­ti­na e pre­sta­to al basket), i ragaz­zi di Jasmin Repe­sa, gui­da­ti da Kru­no­slav Simon e Rakim San­ders con­qui­sta­no la fina­le. Man­ca solo l’atto fina­le, ma l’impresa è tutt’altro che com­piu­ta. Infat­ti, i cam­pa­ni non solo han­no scon­fit­to Mila­no in cam­pio­na­to (81–80), ma l’hanno fat­to davan­ti al pub­bli­co del Forum, inter­rom­pen­do una stri­scia casa­lin­ga lun­ga 41 vit­to­rie. Sen­za con­ta­re poi che le “Scar­pet­te ros­se” patro­ci­na­te dal noto sti­li­sta han­no una cer­ta voca­zio­ne per l’harakiri nei momen­ti clou. Chie­de­re a Sas­sa­ri per conferma.

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La finale.

La pal­la a due è fis­sa­ta per le ore 18. I quin­tet­ti di par­ten­za vedo­no Magro, San­ders, Simon, Jen­kins e Cin­cia­ri­ni per l’EA7; Cer­vi, Nun­nal­ly, Leu­nen, Acker e Green per gli ospi­ti. Nel cor­so dei qua­ran­ta minu­ti di gio­co la par­ti­ta si man­tie­ne su sta­bi­li rap­por­ti di for­za: Olim­pia avan­ti, Scan­do­ne a rin­cor­re­re. Il pun­to di non ritor­no è la fine del pri­mo quar­to: con il pun­teg­gio di 21–11, Mila­no segna un con­fi­ne che non ver­rà più sor­pas­sa­to. Green, Acker, Nun­nal­ly e com­pa­gni cer­ca­no di ricu­ci­re lo strap­po, ma non rie­sco­no a piaz­za­re un par­zia­le pari a quel­lo degli avver­sa­ri. Gran­de assen­te è il cen­tro Ric­car­do Cer­vi, tan­to bril­lan­te nel­la gara con­tro Tren­to quan­to desa­pa­re­ci­do nel­la fina­lis­si­ma. A nul­la val­go­no i 25 pun­ti del­lo stes­so Nun­nal­ly e 13 di Buva: i pesi mas­si­mi casa­lin­ghi (Ran­ders su tut­ti) non solo segna­no, ma cat­tu­ra­no rim­bal­zi. È pro­prio a fron­te di que­sto dato che si pale­sa la supe­rio­ri­tà dei mene­ghi­ni: 47, di cui 19 in attac­co, con­tro 37, di cui sola­men­te 9 in fase offen­si­va.

MVP del match e del­la mani­fe­sta­zio­ne è, a furor di popo­lo, Rakim San­ders, già miglior gio­ca­to­re con Sas­sa­ri del­le pas­sa­te fina­li di cam­pio­na­to. Quel­lo stes­so San­ders che nel giu­gno scor­so, a gara 7 del­le semi­fi­na­li playoff, indu­ce­va a pian­to e stri­do­re di den­ti i tifo­si lom­bar­di, con­dan­nan­do l’Armani a una pre­ma­tu­ra usci­ta di sce­na. Reca pro­prio la sua fir­ma una tri­pla a metà ter­zo quar­to che por­ta i padro­ni di casa sul +8, dopo un mini par­zia­le di 6–0 di Avellino.

Men­zio­ne d’onore spet­ta a Cerel­la, in cam­po dopo soli due gior­ni – sì, pro­prio due – da un’operazione al meni­sco: in 6 minu­ti di gio­co por­ta a refer­to 5 rim­bal­zi e il soli­to lavo­ro difen­si­vo da mar­chio D.O.P. Un plau­so va inol­tre a Cin­cia­ri­ni, fin trop­po bistrat­ta­to in que­sta pri­ma sta­gio­ne nel­la cit­tà più bla­so­na­ta del basket nostra­no. 10 pun­ti e una tri­pla sul ‑3 del­la Scan­do­ne che tron­ca sul nasce­re qual­sia­si vel­lei­tà di recu­pe­ro. La par­ti­ta si con­clu­de a cir­ca quat­tro minu­ti dal­la fine: il soli­to San­ders tira giù la “cler”, con un +17 a fare da requiem.

Alle 19:30 la festa può comin­cia­re. Per l’occasione Arma­ni in per­so­na si lascia scap­pa­re un sor­ri­set­to: Dio solo sa quan­ti rospi que­sta squa­dra gli ha fat­to ingo­ia­re dal 2008 ad oggi. Ma già da que­sta sta­gio­ne, il bilan­cio dei suc­ces­si – al momen­to defi­ci­ta­rio – potreb­be ini­zia­re a ripia­nar­si: Euro­cup e Cam­pio­na­to sono ragio­ne­vol­men­te alla por­ta­ta del roster. L’abito non fa il mona­co, è vero; ma se il capo è di re Gior­gio chis­sà che non ci fac­cia un pensierino.

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