Del: 21 Marzo 2016 Di: Nicolò Tabarelli Commenti: 0

In una poesia intitolata Nei tempi oscuri Bertold Brecht scrive:

Tuttavia, non si dirà: i tempi erano oscuri, ma: perché i loro poeti hanno taciuto?

Un verso che esorta i poeti, ma più in generale ogni sorta d’artista, a svolgere il proprio compito di denuncia dei mali della società, esprimendo allo stesso tempo la delusione per il silenzio dei contemporanei di fronte alle follie naziste.

Anche ai nostri giorni ci sono temi da cui preferiamo distogliere lo sguardo e fingere che non ci riguardino e anche ai nostri giorni artisti ed intellettuali spesso rinunciano a cercare di risvegliare l’opinione pubblica, costringendola a guardare dove non vuole guardare.

Un esempio eclatante è la situazione dei rifugiati siriani ed iracheni.

I governi dei vari Paesi europei litigano sulle quote da dividersi; un summit tra Albania, Montenegro, Bulgaria, Croazia, Kosovo, Serbia, Slovenia e Austria ha deciso di limitare gli accessi ai propri paesi imponendo una quota giornaliera massima di entrate. In Danimarca sono state attuate norme come la confisca dei beni personali ai richiedenti asilo. Proprio oggi entra in vigore l’accordo fra Unione Europea e Turchia, raggiunto venerdì scorso, dopo settimane di discussione e molte polemiche, per arginare il flusso di rifugiati lungo la rotta balcanica.

Si gioca a scaricarsi responsabilità e quote, lasciando prevalere egoismi, celati da ragioni di stato, senza cercare una soluzione comune ad una vera e propria crisi umanitaria.

A tentare di rompere questo assordante silenzio è stato l’artista cinese Ai Wei Wei. Dal dicembre 2015 si reca regolarmente a Lesbo — che dista soli  dieci chilometri dalla costa della Turchia — per solidarizzare e conoscere i volti, le voci, le opinioni di quelli che a noi sembrano soltanto un’indistinta massa che preme alle frontiere. Wei Wei ha annunciato la volontà di girare un documentario sull’isola e ha rilasciato alcune dichiarazioni che fanno risaltare la meschinità con cui l’Europa sta trattando la crisi dei migranti:

Il confine non è a Lesbo, è nelle nostre menti e nei nostri cuori. In quanto artista devo confrontarmi con le sofferenze dell’umanità… Non separo mai queste situazioni dalla mia arte.

Mentre sta lavorando al documentario, Ai Wei Wei ha già prodotto alcune opere, tra cui una fotografia in cui si è fatto ritrarre prono, faccia a terra, con l’intenzione di evocare l’immagine di Aylan al Kurdi, un bambino che era stato fotografato esanime, riverso sulla battigia di Lesbo nell’estate 2015. Un’immagine che aveva generato in Europa uno scatto di commozione che, secondo alcuni commentatori, era stato decisivo a creare un momento di apertura ai rifugiati da parte di Austria e Germania tra il giugno e l’agosto scorsi.

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Per non limitare la sua influenza alle periferie dell’Europa  e svolgere una doppia azione di raccolta delle testimonianze e di sensibilizzazione, l’artista ha deciso di colpire al cuore l’Europa con un’opera intitolata #SafePassage. SafePassage è un’installazione curata in occasione della sezione “Cinema per la pace” della rassegna cinematografica “Berlinale”, e consiste nel ricoprire il colonnato della Konzerthalle di Berlino con i giubbotti di salvataggio usati dai migranti nella loro traversata dalla Turchia alla Grecia. I giubbotti, che provengono dalle industrie tessili turche, sono di pessima qualità e vengono venduti dai trafficanti di esseri umani ad alto prezzo prima di iniziare la tratta. Rappresentano quindi un ulteriore aspetto del fenomeno migratorio: oltre all’indifferenza dei più, il tentativo di alcuni di lucrare sulle disgrazie dei profughi.

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Le opere di Ai Wei Wei sono un forte invito a non lasciare che l’apatia politica abbia il sopravvento sulla coscienza dei cittadini europei, che non devono dimenticarsi che chi preme ai loro confini fugge da una guerra di cui l’Occidente è corresponsabile. Rispondendo all’esortazione dell’artista, dobbiamo davvero aprire i confini dei nostri cuori e delle nostre menti.

Zelante burocrate zarista, più per dispetto che per convinzione.

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