Dopo il super tuesday — nuove sfide per Hillary Clinton

Ele­na Cirla

In Ame­ri­ca, si sa, the big­ger the bet­ter: ogni even­to pub­bli­co fini­sce per esse­re sem­pre e comun­que farao­ni­co, dal Super Bowl al Super Tue­sday. Quest’ultimo, appe­na svol­to­si, ha por­ta­to in testa i due can­di­ta­ti (super) favo­ri­ti del­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li di quest’anno: Hil­la­ry Clin­ton per il fron­te demo­cra­ti­co e Donald Trump per quel­lo repub­bli­ca­no. Gli Sta­ti in cui si vota­va era­no dodi­ci, i due ne han­no con­qui­sta­ti la metà; nell’ombra, inve­ce, riman­go­no Ber­nie San­ders, demo­cra­ti­co, aggiu­di­ca­to­si solo il “suo” Ver­mont, Ted Cruz e Mar­co Rubio, repub­bli­ca­ni vin­ci­to­ri, rispet­ti­va­men­te, in Texas e in Minnesota.

Hil­la­ry Clin­ton ave­va già ten­ta­to la dura sca­la­ta alla Casa Bian­ca nel lon­ta­no 2008, anno del­la schiac­cian­te vit­to­ria di Oba­ma, che l’aveva però ricom­pen­sa­ta con l’incarico di Segre­ta­rio di Sta­to. Ora è lei al cen­tro dell’attenzione, in uno scon­tro a fuo­co con Trump, il più repub­bli­ca­no dei repub­bli­ca­ni, l’uomo più incli­ne agli insul­ti al mon­do (fat­to che, secon­do alcu­ne fon­ti, pre­oc­cu­pe­reb­be mol­to il mari­to Bill). A con­ti fat­ti, la Clin­ton ha trion­fa­to in 7 sta­ti (Geor­gia, Vir­gi­nia, Ten­nes­see, Ala­ba­ma, Arkan­sas, Texas e Mas­sa­chu­setts); stes­so risul­ta­to per Trump (Geor­gia, Ala­ba­ma, Ten­nes­see, Mas­sa­chu­setts, Vir­gi­nia, Arkan­sas e Vermont).
Ora che la Clin­ton è uffi­cial­men­te in un mare pie­no di squa­li, qua­li saran­no le dif­fi­col­tà e sfi­de mag­gio­ri per lei?

Climate Change

Su que­sto fron­te Hil­la­ry si pone nel sol­co di Oba­ma, rical­can­do le ulti­me pro­po­ste fat­te alla con­fe­ren­za mon­dia­le sul cli­ma e l’energia tenu­ta­si a Pari­gi pochi mesi fa. La sfi­da prin­ci­pa­le, per la Clin­ton, sarà quel­la di aumen­ta­re i cen­tri pro­dut­to­ri (e pro­dut­ti­vi) di ener­gia puli­ta, con l’idea di dimi­nui­re le emis­sio­ni dan­no­se del 30% entro il 2025 e dell’80% entro il 2050. Mol­to ambi­zio­sa, ritie­ne di poter pro­muo­ve­re l’energia green anche attra­ver­so la crea­zio­ne di nuo­vi posti di lavo­ro (con un riem­pi­men­to del pay gap, ovvia­men­te), uni­ti all’utilizzo di 500 milio­ni di pan­nel­li sola­ri, che done­reb­be­ro all’America il pri­ma­to di pae­se più puli­to e più effi­cien­te sul fron­te green. In aggiun­ta, la Clin­ton vuo­le inve­sti­re 60 miliar­di di dol­la­ri nel­la cosid­det­ta “Clean Ener­gy Chal­len­ge”, instau­ran­do una part­ner­ship con cit­tà e cam­pa­gne e dona­re loro gli stru­men­ti neces­sa­ri per taglia­re sul­le emis­sio­ni di gas serra.

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College

Sul lato dell’istruzione, la Clin­ton si schie­ra con­tro le lob­bies e le éli­tes del­le più famo­se Uni­ver­si­tà sta­tu­ni­ten­si, pro­po­nen­do un pia­no rivo­lu­zio­na­rio (anche se maga­ri non altret­tan­to rivo­lu­zio­na­rio di quel­lo del riva­le San­ders), che per­met­ta a chiun­que di fre­quen­ta­re ate­nei pub­bli­ci nel pro­prio Sta­to e lau­rear­si sen­za con­trar­re debi­ti stu­den­te­schi. La que­stio­ne dei debi­ti stu­den­te­schi, in effet­ti, è un pro­ble­ma mol­to serio negli Sta­ti Uni­ti, e spes­so costi­tui­sce una vera e pro­pria bar­rie­ra socia­le. È sta­ta sti­ma­ta una dimi­nu­zio­ne media di 2000 dol­la­ri a stu­den­te, nel caso que­sto prov­ve­di­men­to ven­ga effet­ti­va­men­te attua­to. Rispo­sta mol­to demo­cra­ti­ca ad una situa­zio­ne for­te­men­te eli­ta­ria, men­tre su que­sto pun­to i repub­bli­ca­ni non pro­pon­go­no nul­la. Pos­si­bi­le rivoluzione?

Immigrants

È que­sto uno dei fron­ti di mas­si­mo scon­tro nel­la bat­ta­glia Clin­ton-Trump: quest’ultimo, noto­ria­men­te intran­si­gen­te nei con­fron­ti dell’immigrazione – soprat­tut­to mes­si­ca­na – impor­reb­be, in qua­li­tà di pre­si­den­te, un mag­gior con­trol­lo dei flus­si migra­to­ri nei ter­ri­to­ri di con­fi­ne, come il Texas, e il raf­for­za­men­to del­la gran­de recin­zio­ne che divi­de quest’ultimo dal Mes­si­co. Al con­tra­rio, il pro­gram­ma del­la Clin­ton pre­ve­de di assi­cu­ra­re un siste­ma meno rigi­do, con la fine del­la deten­zio­ne fami­lia­re e la chiu­su­ra dei cen­tri di deten­zio­ne di immi­gra­ti pri­va­ti; inol­tre, dal­la volon­tà di aiu­ta­re ulte­rior­men­te le real­tà più biso­gno­se, nasce la pro­po­sta di espan­de­re l’accesso all’assistenza sani­ta­ria a tut­te le famiglie.

LAS VEGAS, NV - FEBRUARY 23:  Republican presidential candidate Donald Trump speaks at a caucus night watch party at the Treasure Island Hotel & Casino on February 23, 2016 in Las Vegas, Nevada. The New York businessman won his third state victory in a row in the "first in the West" caucuses.  (Photo by Ethan Miller/Getty Images)

Health care

“Un’assistenza sani­ta­ria acces­si­bi­le è alla base dei dirit­ti uma­ni”: è que­sto lo slo­gan che ha scel­to la Clin­ton per affron­ta­re que­sto deli­ca­tis­si­mo tema. Dire che l’assistenza sani­ta­ria dev’es­se­re acces­si­bi­le signi­fi­ca con­si­de­ra­re ogni aspet­to del pro­ble­ma: anche i prez­zi dei medi­ci­na­li, infat­ti, ver­ran­no abbas­sa­ti note­vol­men­te, per rispon­de­re alle esi­gen­ze di ogni pazien­te. Altro tema mol­to scot­tan­te – e mol­to cri­ti­ca­to dai con­ser­va­to­ri – è l’introduzione di un pro­gram­ma di sup­por­to, sia fisi­co che psi­co­lo­gi­co, per le don­ne che neces­si­ta­no di aiu­to in ambi­to ses­sua­le (sia con­trac­cet­ti­vo che abortivo).

È noto l’attaccamento del­l’ex fir­st-lady a que­sta tema­ti­ca, per cui lot­ta alme­no dal 1979, anno in cui, in qua­li­tà di pre­si­den­te del Comi­ta­to con­sul­ti­vo per la salu­te rura­le dell’Arkansas, si era foca­liz­za­ta sull’espansione dell’accesso all’assistenza sani­ta­ria nel­le aree più iso­la­te del­lo sta­to. Come altra gran­de sfi­da, la Clin­ton si foca­liz­za sul­la pre­ven­zio­ne del mor­bo di Alz­hei­mer, pro­po­nen­do un pro­gram­ma di azio­ne che pre­ve­de l’investimento di 2 miliar­di di dol­la­ri per il rag­giun­gi­men­to di una effet­ti­va cura entro il 2025. Anche in que­sto caso l’accento cade sul­la ricer­ca, tema mol­to caro all’ex Segre­ta­rio di Sta­to, che, in tut­to il suo pro­gram­ma, dona mol­to spa­zio alla causa.

Women’s rights and oppurtunities

Pun­to prin­ci­pe del­la cam­pa­gna elet­to­ra­le del­la Clin­ton è quel­lo dedi­ca­to ai dirit­ti del­le don­ne e le pari oppor­tu­ni­tà. Il pro­gram­ma muo­ve da tre pro­po­ste car­di­ne: 1) aumen­ta­re gli sti­pen­di del­le don­ne per ren­der­li pari a quel­li degli uomi­ni; 2) difen­de­re le don­ne e la loro salu­te; 3) lot­ta­re per il con­ge­do paren­ta­le retri­bui­to e la custo­dia dei bam­bi­ni a prez­zi acces­si­bi­li. Una del­le pri­me urgen­ze è sicu­ra­men­te chiu­de­re il pay gap, che non per­met­te il rag­giun­gi­men­to dell’uguaglianza eco­no­mi­ca e socia­le tra i ses­si, e aumen­ta­re il sala­rio mini­mo, “con­si­de­ran­do che quel­lo attua­le non è suf­fi­cien­te per sod­di­sfa­re le neces­si­tà di base degli americani”.

Poi­ché le don­ne rap­pre­sen­ta­no qua­si i due ter­zi di tut­ti i lavo­ra­to­ri a sala­rio mini­mo, mol­te vivo­no que­sta real­tà ogni gior­no. Secon­do la Clin­ton, un sala­rio mini­mo supe­rio­re con­tri­bui­reb­be a col­ma­re il diva­rio retri­bu­ti­vo di gene­re, sol­le­va­re milio­ni di don­ne dal­la pover­tà, e avreb­be un effet­to a cate­na in tut­ta l’economia ame­ri­ca­na. Anco­ra, la pro­po­sta di una mag­gio­re atten­zio­ne al gra­ve pro­ble­ma degli assal­ti ses­sua­li nei col­le­ge: secon­do una sti­ma, infat­ti, 1 stu­den­tes­sa su 5 vie­ne vio­len­ta­ta duran­te il suo per­cor­so di stu­di all’interno del cam­pus uni­ver­si­ta­rio. Oltre a for­ni­re un sup­por­to com­ple­to alle vit­ti­me, la pro­po­sta è di garan­ti­re l’e­quo pro­ces­so per tut­ti in un pro­ce­di­men­to disci­pli­na­re che incor­po­ri il cam­pus nel siste­ma di giu­sti­zia pena­le; infi­ne, di aumen­ta­re i pro­gram­mi di edu­ca­zio­ne e di pre­ven­zio­ne del­la vio­len­za ses­sua­le, non solo al col­le­ge, ma anche nel­la scuo­la secondaria.

Indub­bia­men­te le sfi­de saran­no gran­di e le bat­ta­glie sem­pre più ardue. Ora non si può far altro che atten­de­re i pro­no­sti­ci del New York Times e di tut­ti i gior­na­li sta­tu­ni­ten­si, come da tra­di­zio­ne, e anco­ra di più l’8 novem­bre 2016, quan­do il mon­do cono­sce­rà il 45° pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti d’America.

Pho­to cre­di­ts: Ethan Miller/Getty Images

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