La Compagnia dell’Anello in concerto

Car­lot­ta Fantuzzi

In occa­sio­ne del quin­di­ce­si­mo anni­ver­sa­rio dell’uscita cine­ma­to­gra­fi­ca del pri­mo film del­la tri­lo­gia del Signo­re degli Anel­li, La Com­pa­gnia dell’Anello, la Fon­da­zio­ne Orche­stra Sin­fo­ni­ca e Coro sin­fo­ni­co di Mila­no Giu­sep­pe Ver­di ha orga­niz­za­to un con­cer­to straor­di­na­rio, la pro­ie­zio­ne del film in lin­gua ori­gi­na­le sot­to­ti­to­la­to in ita­lia­no accom­pa­gna­to dal­la per­for­man­ce dal vivo del­la colon­na sono­ra com­po­sta da Howard Shore.
Le per­for­man­ce si sono tenu­te fra il 18 e il 20 mar­zo pres­so l’Auditorium Ver­di di Mila­no, un’ambientazione sug­ge­sti­va e for­se un po’ ano­ma­la per una rap­pre­sen­ta­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca, che però attra­ver­so la mera­vi­glio­sa media­zio­ne dell’orchestra dal vivo tro­va la sua stra­na ma subli­me col­lo­ca­zio­ne. La colon­na sono­ra com­po­sta da Howard Sho­re, che meri­ta di esse­re pre­sa in con­si­de­ra­zio­ne nel­la sua com­ple­tez­za di tut­te e tre le pel­li­co­le, è val­sa al com­po­si­to­re due Oscar, per il pri­mo ed il ter­zo capi­to­lo del­la tri­lo­gia, e un Gol­den Globe.
È un’opera gigan­te­sca, una riscrit­tu­ra in musi­ca del­la sce­neg­gia­tu­ra. Le qua­si die­ci ore di colon­na sono­ra sono inse­pa­ra­bi­li, e già a par­ti­re da que­sto pri­mo capi­to­lo, magi­stral­men­te ese­gui­to dall’Orchestra Sin­fo­ni­ca di Mila­no, in que­sta occa­sio­ne diret­ta dal mae­stro Shih-Hung Young, ci ven­go­no pre­sen­ta­ti qua­si la tota­li­tà dei temi pre­sen­ti nel­la tri­lo­gia. Il tema del­la Con­tea, carat­te­riz­za­to da suo­ni cel­ti­ci che ricor­da­no la dome­sti­ci­tà e la tran­quil­li­tà del­la vita sem­pli­ce, un tema che diver­rà come un faro nell’oscurità soprat­tut­to nei capi­to­li suc­ces­si­vi in cui le vicen­de e le ambien­ta­zio­ni si fan­no più cupe. Il tema degli Uomi­ni, che fa qui la sua pri­ma timi­da com­par­sa, “il lim­pi­do suo­no di chia­re trom­be d’argento” che diver­rà uno dei temi por­tan­ti del­la serie. È qui che si com­pie nel­la sua mae­sto­si­tà eroi­ca il tema del­la Com­pa­gnia, da Gran­bur­ro­ne, pas­san­do per Moria fino ad arri­va­re alle casca­te di Rau­ros, dove la Com­pa­gnia si fram­men­ta, e seb­be­ne non sarà mai più lo stes­so il tema musi­ca­le, attra­ver­so i tre film ci per­met­te di capi­re che per quan­to lon­ta­ni, la Com­pa­gnia rima­ne uni­ta nel­lo sco­po di difen­de­re la Ter­ra di Mez­zo dal Maligno.

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Pro­ta­go­ni­sta dei temi degli Elfi e dei Nani è il coro, com­po­sto da ele­men­ti che copro­no tut­to il ran­ge voca­le dai sopra­ni ai bas­si, con l’accompagnamento di un coro di voci bian­che. Il tema degli Elfi si esten­de per tut­ta la lun­ghez­za del­la pro­ie­zio­ne, nel­le sue due varian­ti, quel­la di Gran­bur­ro­ne e quel­la di Lothlo­rien. Per rap­pre­sen­ta­re la soa­vi­tà e il miste­ro che cir­con­da la raz­za più anti­ca e sag­gia del­la Ter­ra di Mez­zo il com­po­si­to­re sce­glie di affi­da­re la mag­gior par­te del can­ta­to a voci bian­che e ai regi­stri più alti come sopra­ni e mez­zo­so­pra­ni dan­do un tono orien­ta­leg­gian­te e dal sapo­re arcai­co che ben rap­pre­sen­ta l’essere polie­dri­co di que­sta raz­za. Se la par­te più alta vie­ne sfrut­ta­ta per il tema degli Elfi, la par­te bas­sa è impie­ga­ta per ren­de­re il tema gut­tu­ra­le dei Nani, gran­di mina­to­ri che dal­le pro­fon­di­tà del­le loro gal­le­rie sot­ter­ra­nee nel­le mon­ta­gne ven­go­no resi con il suo­no roboan­te dei tam­bu­ri e del­le voci maschili.

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In uno sce­na­rio d’eccezione, dove la musi­ca diven­ta pro­ta­go­ni­sta in manie­ra così pro­rom­pen­te da sem­bra­re qua­si tan­gi­bi­le, la magia idea­ta non solo da Howard Sho­re, ma dal regi­sta Peter Jack­son si com­pie e l’Anello pren­de vita, è nel­la musi­ca più che nel film infat­ti che lo stru­men­to del Pote­re si per­so­ni­fi­ca e diven­ta pro­ta­go­ni­sta attra­ver­so ben tre temi ad esso dedicati.
La poe­sia del Signo­re degli Anel­li, scrit­to più di sessant’anni fa e por­ta­to sul gran­de scher­mo cinquant’anni più tar­di, tro­va la sua espres­sio­ne subli­me in una musi­ca che come un filo dora­to rie­sce a cuci­re insie­me il let­te­ra­rio e il cine­ma­to­gra­fi­co in un’esperienza uni­ca e totalizzante.

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