Del: 2 Marzo 2016 Di: Thomas Brambilla Commenti: 0

In Ucraina a metà febbraio si sono registrate ancora tensioni. Nel silenzio internazionale in Crimea e nel Donbass si consuma di nuovo il conflitto tra USA e Russia.

Si riaccendono gli scontri (in realtà mai spenti) in Ucraina, vera valvola di sfogo delle tensioni tra Stati Uniti e Russia.
Questa area di guerriglia è la terra calda di un scontro che si consuma contemporaneamente su piani drasticamente diversi.

2013. In seguito alla decisione dell’allora presidente ucraino, Janukovyc, di rinviare l’accordo associativo tra Ue ed Ucraina, scesero in piazza nuovi movimenti europeisti che di fatto riunivano tutte le opposizioni al governo di Janukovyc e le collegavano alle aree dell’estrema destra. Le manifestazioni a loro volta causarono la risposta da movimenti opposti, in quella che divenne ben presto guerriglia civile, e che, mai conclusa, portò comunque alla mai riconosciuta annessione della Crimea alla Federazione Russa.

La spinta separatista, che da molto tempo era sul punto di manifestarsi, si propagò in un’altra regione orientale dell’ucraina: il Donbass. Per 5 mesi, il territorio orientale di questa nazione, fu teatro di una vera e propria guerra che vide opporsi l’esercito regolare ucraino, ora sotto il comando del volto pulito del movimento euromaidan, Poroshenko, contro le forze separatiste sostenute dal governo russo.

La stabilizzazione di questo conflitto è stata sancita dagli accordi di Minsk, che imposero il cessate il fuoco, e ancora oggi sono il trattato che garantisce la pace.

Più che un reale accordo di pace però, visto il numero di volte ad oggi in cui il cessate il fuoco è stato violato, Minsk II sembra aver portato una pausa prolungata che rende la situazione imprevedibile e priva di una prospettiva certa.

Il popolo ucraino vive così costantemente in uno stato di sospesa incertezza che oscilla tra calma e tensione, guerra e pace , insicurezza e stabilità. Che sono quindi in realtà sempre, tensione, guerra, insicurezza.
Tuttavia, nessuna delle parti in causa sembra intenzionata a raccogliere un compromesso che possa risolvere la situazione, che oltre a portare atrocità e violenza nelle zone di combattimento, sta compromettendo le economie di diversi Paesi che hanno imposto sanzioni alla Russia per la violazione del diritto internazionale nell’invasione militare di uno stato sovrano come l’Ucraina.

Poniamo il caso di dover assistere a una piena ripresa del conflitto.
La Russia è fornitore del 62% di gas naturale consumato nell’eurozona, senza le quali questi Paesi non potrebbero senza alcun dubbio garantirsi una sussistenza. Ovviamente però, non dovrebbe essere negli interessi di nessuna delle due parti (Russia ed Europa) quello di bloccare queste esportazioni.

Sull’altra sponda dell’Oceano, recenti dichiarazioni del Segretario dell’Energia statunitense, Ernest Moniz, descrivono l’anno 2016 come quello in cui le esportazioni di gas naturale (Gnl) del fracking americano, inonderanno il mondo fino ad essere paragonate a quelle del Qatar, il più grande esportatore mondiale. Senza dubbio è un obbiettivo degli Stati Uniti, quello di influenzare il mercato globale nel settore dell’energia e rendersi assoluti protagonisti con le esportazioni navali di risorse verso l’Europa. Fondamentale per realizzare questo scenario è il partnerariato super segreto e ampiamente contestato TTIP.

È inevitabile pensare che se le sanzioni dovessero ulteriormente inasprirsi fino a diventare una vera e propria guerra economica, o, in caso ancor peggiore, Minsk II dovesse cedere, alcuni stati si troverebbero costretti a gestire i propri traffici commerciali con determinati Paesi rispetto che altri, diventando così protagonisti di una battaglia mondiale per le esportazioni energetiche.

Così in Ucraina si spara per pochi metri di terreno alla volta, ma si combatte per la ridefinizione delle aree di influenza statunitense e russa per il prossimo decennio.

Thomas Brambilla
Sono studente in scienze politiche e filosofiche alla Statale di Milano. Mi piace riflettere e poi scrivere, e fortunatamente anche riflettere dopo aver scritto. Di politica principalmente, ma senza porsi nessun limite.

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