Minsk II in bilico. L’Ucraina come valvola di sfogo delle pressioni tra USA e Russia

In Ucrai­na a metà feb­bra­io si sono regi­stra­te anco­ra ten­sio­ni. Nel silen­zio inter­na­zio­na­le in Cri­mea e nel Don­bass si con­su­ma di nuo­vo il con­flit­to tra USA e Russia.

Si riac­cen­do­no gli scon­tri (in real­tà mai spen­ti) in Ucrai­na, vera val­vo­la di sfo­go del­le ten­sio­ni tra Sta­ti Uni­ti e Russia.
Que­sta area di guer­ri­glia è la ter­ra cal­da di un scon­tro che si con­su­ma con­tem­po­ra­nea­men­te su pia­ni dra­sti­ca­men­te diversi.

2013. In segui­to alla deci­sio­ne del­l’al­lo­ra pre­si­den­te ucrai­no, Janu­ko­vyc, di rin­via­re l’ac­cor­do asso­cia­ti­vo tra Ue ed Ucrai­na, sce­se­ro in piaz­za nuo­vi movi­men­ti euro­pei­sti che di fat­to riu­ni­va­no tut­te le oppo­si­zio­ni al gover­no di Janu­ko­vyc e le col­le­ga­va­no alle aree dell’estrema destra. Le mani­fe­sta­zio­ni a loro vol­ta cau­sa­ro­no la rispo­sta da movi­men­ti oppo­sti, in quel­la che diven­ne ben pre­sto guer­ri­glia civi­le, e che, mai con­clu­sa, por­tò comun­que alla mai rico­no­sciu­ta annes­sio­ne del­la Cri­mea alla Fede­ra­zio­ne Russa.

La spin­ta sepa­ra­ti­sta, che da mol­to tem­po era sul pun­to di mani­fe­star­si, si pro­pa­gò in un’al­tra regio­ne orien­ta­le del­l’u­crai­na: il Don­bass. Per 5 mesi, il ter­ri­to­rio orien­ta­le di que­sta nazio­ne, fu tea­tro di una vera e pro­pria guer­ra che vide oppor­si l’e­ser­ci­to rego­la­re ucrai­no, ora sot­to il coman­do del vol­to puli­to del movi­men­to euro­mai­dan, Poro­shen­ko, con­tro le for­ze sepa­ra­ti­ste soste­nu­te dal gover­no russo.

La sta­bi­liz­za­zio­ne di que­sto con­flit­to è sta­ta san­ci­ta dagli accor­di di Min­sk, che impo­se­ro il ces­sa­te il fuo­co, e anco­ra oggi sono il trat­ta­to che garan­ti­sce la pace.

Più che un rea­le accor­do di pace però, visto il nume­ro di vol­te ad oggi in cui il ces­sa­te il fuo­co è sta­to vio­la­to, Min­sk II sem­bra aver por­ta­to una pau­sa pro­lun­ga­ta che ren­de la situa­zio­ne impre­ve­di­bi­le e pri­va di una pro­spet­ti­va certa.

Il popo­lo ucrai­no vive così costan­te­men­te in uno sta­to di sospe­sa incer­tez­za che oscil­la tra cal­ma e ten­sio­ne, guer­ra e pace , insi­cu­rez­za e sta­bi­li­tà. Che sono quin­di in real­tà sem­pre, ten­sio­ne, guer­ra, insicurezza.
Tut­ta­via, nes­su­na del­le par­ti in cau­sa sem­bra inten­zio­na­ta a rac­co­glie­re un com­pro­mes­so che pos­sa risol­ve­re la situa­zio­ne, che oltre a por­ta­re atro­ci­tà e vio­len­za nel­le zone di com­bat­ti­men­to, sta com­pro­met­ten­do le eco­no­mie di diver­si Pae­si che han­no impo­sto san­zio­ni alla Rus­sia per la vio­la­zio­ne del dirit­to inter­na­zio­na­le nel­l’in­va­sio­ne mili­ta­re di uno sta­to sovra­no come l’Ucraina.

Ponia­mo il caso di dover assi­ste­re a una pie­na ripre­sa del conflitto.
La Rus­sia è for­ni­to­re del 62% di gas natu­ra­le con­su­ma­to nell’eurozona, sen­za le qua­li que­sti Pae­si non potreb­be­ro sen­za alcun dub­bio garan­tir­si una sus­si­sten­za. Ovvia­men­te però, non dovreb­be esse­re negli inte­res­si di nes­su­na del­le due par­ti (Rus­sia ed Euro­pa) quel­lo di bloc­ca­re que­ste esportazioni.

Sul­l’al­tra spon­da dell’Oceano, recen­ti dichia­ra­zio­ni del Segre­ta­rio del­l’E­ner­gia sta­tu­ni­ten­se, Erne­st Moniz, descri­vo­no l’an­no 2016 come quel­lo in cui le espor­ta­zio­ni di gas natu­ra­le (Gnl) del frac­king ame­ri­ca­no, inon­de­ran­no il mon­do fino ad esse­re para­go­na­te a quel­le del Qatar, il più gran­de espor­ta­to­re mon­dia­le. Sen­za dub­bio è un obbiet­ti­vo degli Sta­ti Uni­ti, quel­lo di influen­za­re il mer­ca­to glo­ba­le nel set­to­re del­l’e­ner­gia e ren­der­si asso­lu­ti pro­ta­go­ni­sti con le espor­ta­zio­ni nava­li di risor­se ver­so l’Eu­ro­pa. Fon­da­men­ta­le per rea­liz­za­re que­sto sce­na­rio è il part­ne­ra­ria­to super segre­to e ampia­men­te con­te­sta­to TTIP.

È ine­vi­ta­bi­le pen­sa­re che se le san­zio­ni doves­se­ro ulte­rior­men­te ina­sprir­si fino a diven­ta­re una vera e pro­pria guer­ra eco­no­mi­ca, o, in caso ancor peg­gio­re, Min­sk II doves­se cede­re, alcu­ni sta­ti si tro­ve­reb­be­ro costret­ti a gesti­re i pro­pri traf­fi­ci com­mer­cia­li con deter­mi­na­ti Pae­si rispet­to che altri, diven­tan­do così pro­ta­go­ni­sti di una bat­ta­glia mon­dia­le per le espor­ta­zio­ni energetiche.

Così in Ucrai­na si spa­ra per pochi metri di ter­re­no alla vol­ta, ma si com­bat­te per la ride­fi­ni­zio­ne del­le aree di influen­za sta­tu­ni­ten­se e rus­sa per il pros­si­mo decennio.

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Thomas Brambilla
Sono stu­den­te in scien­ze poli­ti­che e filo­so­fi­che alla Sta­ta­le di Mila­no. Mi pia­ce riflet­te­re e poi scri­ve­re, e for­tu­na­ta­men­te anche riflet­te­re dopo aver scrit­to. Di poli­ti­ca prin­ci­pal­men­te, ma sen­za por­si nes­sun limite.

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