Gurgaon e Walt Disney World: due esempi di privatizzazione urbana

Ange­li­ca Mettifogo
@angi­met­ti­fo­go

Tra il 1950 e il 2000 la popo­la­zio­ne urba­na mon­dia­le si è qua­dru­pli­ca­ta. Stan­do alle sti­me, entro il 2050 rad­dop­pie­rà anco­ra. Nel 2030 l’In­dia vedrà i suoi abi­tan­ti aumen­ta­ti di 268 milio­ni, con un tas­so di urba­niz­za­zio­ne tal­men­te acce­le­ra­to da richie­de­re ogni anno l’in­ve­sti­men­to capi­ta­le di miliar­di di dol­la­ri per copri­re il costo di 700–900 milio­ni di metri qua­dra­ti di nuo­vo spa­zio com­mer­cia­le e resi­den­zia­le, 2,5 miliar­di di metri qua­dri di stra­de e 7400 km di reti fer­ro­via­rie e metro­po­li­ta­ne (McKin­sey Glo­bal Insti­tu­te, 2010).

Uno svi­lup­po demo­gra­fi­co di que­sta por­ta­ta inci­de­rà sicu­ra­men­te, soprat­tut­to, in ambi­to eco­no­mi­co, ma per­chè sia effi­ca­ce­men­te soste­nu­to non baste­rà un appog­gio finan­zia­rio: di impre­scin­di­bi­le impor­tan­za in que­sta tran­si­zio­ne sarà piut­to­sto il sup­por­to di poli­ti­che urba­ne soli­de e lungimiranti.

Nel 1979 Gur­gaon era poco più che un pae­se, un pic­co­lo distret­to del­lo sta­to di Harya­na, in India, a sud-ove­st di New Delhi. Nel­lo stes­so anno il pic­co­lo cen­tro fu ammi­ni­stra­ti­va­men­te sepa­ra­to dal­la ben più indu­stria­liz­za­ta e popo­lo­sa cit­tà di Fari­da­bad, del­la qua­le era una fra­zio­ne. Se Fari­da­bad, con la sua soli­da strut­tu­ra poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca, mostra­va un futu­ro pro­met­ten­te, i ser­vi­zi pub­bli­ci e i tra­spor­ti scar­si, il gover­no loca­le assen­te, l’e­co­no­mia pove­ra e len­ta di Gur­gaon sem­bra­va­no avviar­la al declino. 

Eppu­re dal 1979 le due cit­tà subi­ro­no uno svi­lup­po che andò con­tro ogni aspet­ta­ti­va: la cre­sci­ta di Fari­da­bad andò in stal­lo, Gur­gaon decollò.

Il cen­si­men­to del 1991 con­ta­va 121000 abi­tan­ti, quel­lo del 2011 un milio­ne e mez­zo. (Gur­gaon popu­la­tion in 1991. Offi­ce of the Regi­strar Gene­ral and Cen­sus Com­mis­sio­ner, Deli­mi­ta­tion Com­mis­sion of India, Popu­la­tion Cen­sus India, 2001. )

Dal 2013 la metà del­le For­tu­ne 500 com­pa­nies si tro­va nel lus­suo­so e scin­til­lan­te cen­tro di Gur­gaon, ormai dive­nu­to sede di immen­si cen­tri com­mer­cia­li, hotel stel­la­ti e grat­ta­cie­li, resi­den­za di ambi­zio­si stu­den­ti e di una cospi­cua e pro­dut­ti­va clas­se media lavoratrice.

Ma se si scen­de dal­l’e­li­cot­te­ro e si osser­va Gur­gaon un po’ più da vici­no, si potrà nota­re come la cit­tà rive­li non poche con­trad­di­zio­ni: non ci sono reti pub­bli­che di fogna­tu­ra, acqua, elet­tri­ci­tà, il siste­ma di sicu­rez­za è mal distri­bui­to, la pover­tà nei bas­si­fon­di dila­gan­te e il gover­no loca­le, pra­ti­ca­men­te, assente.

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Una tan­to improv­vi­sa quan­to inva­si­va meta­mor­fo­si risul­ta sen­z’al­tro più chia­ra, qua­si scon­ta­ta, se si ana­liz­za il decor­so di super­fi­cia­li poli­ti­che urba­ne, accol­te e por­ta­te avan­ti a par­ti­re dai pri­mi anni Novan­ta dal­lo Sta­to di Harya­na, che han­no coin­vol­to e stra­vol­to la cit­tà di Gurgaon.

Uno stu­dio di due ragaz­zi Shru­ti Raja­go­pa­lan  e Ale­xan­der T. Tabar­rok  del dipar­ti­men­to di Eco­no­mia del­la Geor­ge Mason Uni­ve­ri­sty (New York Uni­ver­si­ty) spie­ga che il cam­bia­men­to con­se­gue dal­la com­bi­na­zio­ne di due cru­cia­li fat­to­ri: revo­ca da par­te del­lo sta­to di Harya­na di pesan­ti restri­zio­ni riguar­do alle pos­si­bi­li­tà e moda­li­tà del­l’ac­qui­sto di ter­re e la sostan­zia­le inef­fi­cien­za e assen­za del gover­no loca­le di Gurgaon.

Nono­stan­te esi­sta­no leg­gi mol­to restrit­ti­ve che rego­la­no e limi­ta­no l’ac­qui­sto di ter­re­ni per uso pri­va­to e non agri­co­lo (come la  NAC, Non-Agri­cul­tu­ral Use Clea­ren­ce), c’è una scap­pa­to­ia: il Land Acqui­si­tion Act del 1894 in effet­ti con­sen­te allo Sta­to di acqui­sta­re ter­ri­to­ri su doman­da di “any public pur­po­se or for a company”. 

Inol­tre, man­can­do Gur­gaon di orga­ni urba­ni loca­li ed essen­do sta­ta rico­no­sciu­ta come auto­no­ma area urba­na solo nel 2008, è diret­ta­men­te ammi­ni­stra­ta dai ver­ti­ci di Harya­na. (In 2008, the Muni­ci­pal Cor­po­ra­tion of Gur­gaon, MCG).

Una tale ela­sti­ci­tà nei per­cor­si d’ac­qui­sto sicu­ra­men­te invi­ta gli impren­di­to­ri pri­va­ti a inve­sti­re in quel­lo che sta diven­tan­do uno dei pae­si più popo­lo­si del mon­do, ma sol­le­va anche non pochi pro­ble­mi che lo ren­do­no, in effet­ti, ino­spi­ta­le: con­cor­ren­za slea­le, cor­ru­zio­ne e imba­raz­zan­te inef­fi­cien­za dei servizi.

Data l’as­sen­za tota­le di un set­to­re pub­bli­co, quel­lo pri­va­to lo ha sosti­tui­to prov­ve­den­do a sana­re man­can­ze che non pote­va­no non esse­re col­ma­te, crean­do reti pri­va­te di fogna­tu­ra, distri­bu­zio­ne pri­va­ta di acqua ed elet­tri­ci­tà. Ma tut­to que­sto di fat­to non è effi­ca­ce: al di là dei costi esor­bi­tan­ti, il siste­ma fogna­rio, per esem­pio, non è omo­ge­neo e non è garan­ti­to a tut­ti, le linee sono postic­ce e il siste­ma di sca­ri­co ille­ga­le flui­sce in tani­che non suf­fi­cien­te­men­te con­trol­la­te o diret­ta­men­te nel ter­re­no. La salu­te e la pro­te­zio­ne degli stra­ti più pove­ri del­la popo­la­zio­ne, che non si tro­va nel­la lus­suo­sa new city, ma nel­la  old-city area (muni­ci­pal limi­ts)  è così mes­sa a rischio.

Dal­lo stu­dio si leg­ge: L’il­le­ga­le sca­ri­co di rifiu­ti nel­le aree comu­ni e nei baci­ni idri­ci ha anche ini­zia­to a con­ta­mi­na­re le fal­de acqui­fe­re. Il Cen­tre for Scien­ce and Envi­ron­ment (CSE) ha sti­ma­to che nel 2021 Gur­gaon gene­re­rà 533 milio­ni di litri di acque di sca­ri­co al gior­no, ma sarà in gra­do di smal­tir­ne solo 255 milio­ni di litri al gior­no (CSE 2012, pp. 117– 25). Suni­ta Narain del CSE ha pre­vi­sto che Gur­gaon diven­te­rà una cit­tà “che affo­ga nei suoi escrementi”.

La distri­bu­zio­ne del­l’ac­qua avvie­ne in modo ancor più sur­rea­le. Ogni abi­ta­zio­ne pos­sie­de una cister­na e i for­ni­to­ri di acqua pas­sa­no let­te­ral­men­te di casa in casa e riem­pio­no la tani­ca a paga­men­to. Negli appar­ta­men­ti e nei con­do­mi­ni spes­so si pos­so­no tro­va­re tubi che pre­le­va­no legal­men­te o ille­gal­men­te acqua dal­le fal­de acquifere.

Un pro­ce­di­men­to simi­le avvie­ne per la distri­bu­zio­ne del­l’e­let­tri­ci­tà: gene­ra­to­ri inqui­nan­ti e costo­si sono in ven­di­ta agli abi­tan­ti che se lo pos­so­no permettere.

Nel­la pri­va­tiz­za­ta Gur­gaon c’è poca coe­sio­ne. Non essen­do­ci un gover­no loca­le come orga­no di con­trol­lo, il cri­mi­ne è dif­fu­so e non esi­ste un pub­bli­co appa­ra­to di sicu­rez­za. In assen­za di siste­mi di vigi­lan­za pub­bli­ca, per­cor­re­re le stra­de del­la cit­tà è scon­si­glia­bi­le e poco sicu­ro se non si è accom­pa­gna­ti. Non a caso la mag­gio­ran­za degli abi­tan­ti di Gur­gaon è dota­ta pri­va­ti ser­vi­zi di pro­te­zio­ne e sicu­rez­za, un appa­ra­to mol­to effi­cien­te di “poli­zia dome­sti­ca” che sor­ve­glia i sin­go­li appar­ta­men­ti, super­mer­ca­ti ecen­tri com­mer­cia­li e che sep­pur fun­zio­ni in modo impec­ca­bi­le e ben orga­niz­za­to, a det­ta degli abi­tan­ti ren­de la vita sof­fo­can­te e chiu­sa in “sicu­re iso­le pri­va­te in un mare di criminalità”.

Insom­ma, gli squi­li­bri da eli­mi­na­re non sono pochi.

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Ma il caso biz­zar­ro ‑e poco riu­sci­to- di Gur­gaon, per quan­to appa­ren­te­men­te sur­rea­le, costi­tui­sce l’e­sem­pio di un siste­ma urba­no che, con i suoi pro e con­tro, non è esclu­so pos­sa ave­re un futuro.

Se osser­van­do la metro­po­li india­na gli effet­ti del­la pri­va­tiz­za­zio­ne cit­ta­di­na paio­no deva­stan­ti, non si pen­sa altret­tan­to ana­liz­zan­do un caso che sem­bra incon­gruen­te, ma che in real­tà le è mol­to vici­no: quel­lo di Walt Disney World a Orlando.

L’im­pe­ro fon­da­to da Walt Disney, quan­do negli anni Ses­san­ta com­prò 25.000 acri di ter­re­no incol­to e disa­bi­ta­to in Flo­ri­da, è una vera e pro­pria cit­tà gover­na­ta da pri­va­ti. Nel 1967 una legi­sla­tu­ra del­lo sta­to del­la Flo­ri­da creò un distret­to spe­cia­le, il Ree­dy Creek Impro­ve­ment District (RCID), ceden­do in sostan­za il gover­no alla Walt Disney World Com­pa­ny (WDWC), che da allo­ra si occu­pò di pro­get­ti, costru­zio­ni, stra­de, sicu­rez­za, vigi­lan­za, ser­vi­zi e cor­ren­te elet­tri­ca, siste­ma idri­co e spaz­za­tu­ra. Gli hotel, i tra­spor­ti, il per­so­na­le sono tut­ti for­ni­ti dal­la com­pa­gnia privata. 

Il visi­ta­to­re, ogni vol­ta che ne usu­frui­sce, paga il ser­vi­zio alla Walt Disney World Com­pa­ny e que­sta a sua vol­ta deve sod­di­sfar­lo e fare di tut­to per invi­tar­lo a tor­na­re di nuo­vo. L’or­ga­niz­za­zio­ne pro­ce­de in modo sor­pren­den­te­men­te inno­va­ti­vo e fun­zio­na­le e in que­sto sen­so fa di Disney World un den­so cen­tro abi­ta­to sen­za alcu­na dif­fe­ren­za rispet­to a qual­sia­si altra cit­tà, se non per il fat­to che le visi­te sono sem­pre e solo temporanee.

Lo stu­dio di Shru­ti Raja­go­pa­lan e Ale­xan­der T. Tabar­rok  rive­la come Gur­gaon e Walt Disney World incar­ni­no la pri­va­tiz­za­zio­ne come alter­na­ti­va solu­zio­ne urba­ni­sti­ca, ma ne mostra limi­ti e con­trad­di­zio­ni.

Ine­qui­vo­ca­bil­men­te, un siste­ma pri­va­to simi­le può emer­ge­re come ine­vi­ta­bi­le con­se­guen­za di gra­vi inef­fi­cien­ze poli­ti­che e, in quan­to uni­ca alter­na­ti­va, con­so­li­dar­si. Ma dal­la pre­sa di coscien­za del caso iso­la­to alla pro­po­sta di fare del suo esem­pio un pos­si­bi­le model­lo per il futu­ro, il pas­so è lun­go e rischio­so: la cit­tà in mano a impren­di­to­ri pri­va­ti e l’assenza di orga­ni poli­ti­ci di rap­pre­sen­tan­za pub­bli­ca, ren­do­no un cen­tro di 2 milio­ni di abi­tan­ti (come Gur­gaon o come la mag­gior par­te del­le cit­tà fra qual­che decen­nio) mol­to fra­gi­le e pri­vo di pun­ti di rife­ri­men­to fon­da­men­ta­li; ma soprat­tut­to: quel­lo dei pri­va­ti non è un gover­no, e gli impren­di­to­ri, non poli­ti­ci, non fan­no — legit­ti­ma­men­te — l’interesse dei cit­ta­di­ni. Il rischio è che la cit­tà si fran­tu­mi in “pro­prie­tà pri­va­te” per­den­do così la sua natu­ra di comu­ni­tà che, diver­sa­men­te da Disney World, ha il dove­re di acco­glie­re e iden­ti­fi­ca­re chi ne è par­te, per tut­ta la vita.

Se in metro­po­li sem­pre espo­nen­zial­men­te più este­se una scel­ta rischio­sa e deli­ca­ta come la pri­va­tiz­za­zio­ne sarà la solu­zio­ne, sicu­ra­men­te non sarà mai un suc­ces­so se non accom­pa­gna­ta da poli­ti­che socia­li, eco­no­mi­che e urba­ne avve­du­te e prudenti.

 

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