Chi è Christian Kern, il potenziale neocancelliere austriaco.

Cin­quan­t’an­ni, la pel­le del viso tira­ta, fisi­co asciut­to e sor­ri­so lar­go. Chri­stian Kern non è un poli­ti­co di pro­fes­sio­ne, ha i modi e l’a­spet­to del mana­ger in car­rie­ra. Di fat­to, lo è. Ma è anche gior­na­li­sta, uomo di par­ti­to e ora, for­se, neo­can­cel­lie­re. E’ il clas­si­co per­so­nag­gio polie­dri­co, capa­ce nel­l’ar­co di una sola vita di sal­ta­re da una pro­fes­sio­ne all’al­tra, sen­za che gli si spet­ti­ni mai il ciuffo.

Nato a Vien­na nel 1966, dopo una lau­rea in Scien­ze del­la Comu­ni­ca­zio­ne Kern intra­pren­de la car­rie­ra gior­na­li­sti­ca, dedi­can­do­si per­lo­più al set­to­re eco­no­mi­co. Per qual­che anno, dal 1989, scri­ve per varie rivi­ste, tra cui il Wir­ts­chaft­pres­se­dien­st e l’Option, fin­ché nel 1991 non vie­ne chia­ma­to al fian­co di Peter Kostel­ka, allo­ra Segre­ta­rio di Sta­to del gover­no Vra­ni­tsky III, come suo assistente.

E’ gio­va­nis­si­mo, ha appe­na ven­ti­cin­que anni, ed è a det­ta di tut­ti un “ram­pan­te”.

E’ in quel perio­do che Kern ini­zia a far­si un nome all’in­ter­no del Par­ti­to Socia­li­sta Austria­co (SPÖ), tan­to che già nel 1994 lo tro­via­mo alla gui­da del­la fra­zio­ne par­la­men­ta­re del par­ti­to, ne coor­di­na le atti­vi­tà e ne divie­ne addet­to stampa.

Ma dopo solo tre anni, nel 1997, lascia la poli­ti­ca — “non si può rima­ne­re in que­sto cam­po per sem­pre”, rac­con­ta – ed entra nel­la Ver­bund AG, il più gran­de for­ni­to­re d’e­ner­gia elet­tri­ca d’Au­stria. Da lì ini­zia la sua car­rie­ra da mana­ger, pri­ma come sem­pli­ce col­la­bo­ra­to­re, poi come assi­sten­te ese­cu­ti­vo e infi­ne come mem­bro del con­si­glio d’am­mi­ni­stra­zio­ne. Il tut­to nel giro di un decennio.

Dal 2010 rico­pre bril­lan­te­men­te la cari­ca di ammi­ni­stra­to­re dele­ga­to del­la ÖBB, le fer­ro­vie del­lo Sta­to austria­che, che in quel momen­to ver­sa in con­di­zio­ni cata­stro­fi­che. Nel giro di pochi anni, Kern rie­sce magi­ca­men­te a recu­pe­ra­re le per­di­te e a ripor­ta­re l’a­zien­da in attivo.

kernn

 

Come CEO di ÖBB, inol­tre, non esi­ta a entra­re a gam­ba tesa nel­le vicen­de poli­ti­che nazio­na­li, spe­cial­men­te nel­la que­stio­ne migra­to­ria, tan­to da esse­re accu­sa­to di favo­ri­re l’ac­ces­so ille­ga­le di richie­den­ti asi­lo entro i con­fi­ni austria­ci. Kern infat­ti met­te in atto nel cor­so del 2014 una serie di prov­ve­di­men­ti per il soste­gno dei migran­ti, che spes­so rag­giun­go­no il Pae­se in tre­no e si ammas­sa­no nei pres­si del­le fer­ro­vie. Misu­re che, se da una par­te sol­le­va­no aspre cri­ti­che, dal­l’al­tra susci­ta­no l’am­mi­ra­zio­ne e l’ap­prez­za­men­to del­l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca, spe­cial­men­te del­l’e­let­to­ra­to socia­li­sta, delu­so ed esa­spe­ra­to dal­la vira­ta a destra del can­cel­lie­re e segre­ta­rio Faymann.

Un uomo che si è fat­to da solo, un mana­ger di suc­ces­so, ma appa­ren­te­men­te illu­mi­na­to, dal vol­to uma­no, non cor­rot­to dal capi­ta­le: for­se la per­so­na giu­sta al momen­to giu­sto per l’SPÖ, che, dopo il crol­lo del tut­to inat­te­so alle ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del­lo scor­so apri­le, è in balia del caos, orfa­no di una gui­da for­te, tra­sci­na­to da una diri­gen­za che ha dimo­stra­to di non esse­re all’al­tez­za e che per que­sto sem­bra esse­re riso­lu­ta nel cer­ca­re “homi­ni novi” che ne risol­le­vi­no le sorti.

Il ten­ta­ti­vo di ingra­ziar­si la cit­ta­di­nan­za asse­con­da le spin­te popu­li­ste del par­ti­to di estre­ma destra, l’FPÖ di Nor­bert Hofer, che è mise­ra­men­te fal­li­to e che ha lascia­to die­tro di sé una base con­fu­sa e disgu­sta­ta. Mai come oggi la social­de­mo­cra­zia austria­ca è sta­ta così debo­le: alle scor­se ele­zio­ni, Rudolf Hund­stor­fer non è riu­sci­to a rac­co­glie­re più di un mise­ro 11%. Un dato com­pren­si­bil­men­te scioc­can­te per la pri­ma for­za di gover­no del Pae­se, a mag­gior ragio­ne se para­go­na­to al sor­pren­den­te 35% con­qui­sta­to dai nazio­na­li­sti, che andran­no a bal­lot­tag­gio il 22 mag­gio con­tro il can­di­da­to dei Ver­di Ale­xan­der van den Bellen.

Per ora i ver­ti­ci del­l’­SPÖ non han­no con­fer­ma­to uffi­cial­men­te il nome di Kern, ma c’è già chi si lascia anda­re a com­men­ti sfer­zan­ti. Rei­n­hold Lopa­t­ka, capo­grup­po del­l’al­lea­to di gover­no ÖVP, defi­ni­sce Kern “un mana­ger mol­to costo­so”. Se nel 2010, infat­ti, la ÖBB rice­ve­va 3,7 miliar­di annui di sov­ven­zio­ni, attual­men­te ne rice­ve più di 5. Inol­tre, a fron­te di un taglio dei tem­pi di lavo­ro si è regi­stra­to un net­to aumen­to degli sti­pen­di. Accu­se che il par­ti­to socia­li­sta rispe­di­sce al mit­ten­te, tra­den­do così, mal­gra­do il silen­zio, un con­cre­to inte­res­se per Kern e il suo buon nome.

Tut­to sem­bra dun­que pre­sup­por­re che a bre­ve sarà pro­prio Kern a sosti­tui­re Herr Faymann,nella spe­ran­za che dopo i tre­ni del­le Öster­rei­chi­sche Bun­de­sbah­nen rie­sca a sal­va­re anche quel poco che resta del­la social­de­mo­cra­zia austriaca.

Con­di­vi­di:
Arianna Bettin
Irre­quie­ta stu­den­tes­sa di filo­so­fia, cer­co di fare del pun­to inter­ro­ga­ti­vo la mia ragion d’es­se­re e la chia­ve di let­tu­ra del­la realtà. 
Nel dub­bio, ci scri­vo, ci cor­ro e ci rido su.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.