La Partita della morte

Fran­ce­sco Porta

Fini­ti i prin­ci­pa­li cam­pio­na­ti cal­ci­sti­ci, ci si avvi­ci­na al perio­do cal­do degli Euro­pei — ma soprat­tut­to, a Mila­no, ci si pre­pa­ra a ospi­ta­re il der­by Madri­le­gno che decre­te­rà il vin­ci­to­re del­la UEFA Cham­pions Lea­gue, il tro­feo più ambi­to dai club europei.

Non si può cer­to dire che si trat­ti di una par­ti­ta come le altre: que­sta fina­le sarà per l’Atletico Madrid l’occasione di pren­der­si la rivin­ci­ta sul Real, che due anni fa sof­fiò il tro­feo ai ragaz­zi del “Cho­lo” Simeo­ne otte­nen­do così la “deci­ma”.

Nella Storia del calcio si sono visti match e squadre entrati nel mito della disciplina, e anche la finale a cui assisteremo sabato ricorrerà negli annali calcistici.

Tra le squa­dre entra­te nel­la leg­gen­da, si può cita­re il caso del­la F.C. Start.

La squa­dra nac­que a Kiev nel 1942, in pie­na occu­pa­zio­ne nazi­sta, dove Iosif Kor­dik si atti­rò le sim­pa­tie di tut­ti spor­ti­vi del­la zona gra­zie al suo cari­sma e alla sua pas­sio­ne per il cal­cio, diven­tan­do mol­to popolare.

Visto il gran­de inte­res­se degli Ucrai­ni per lo sport, i tede­schi pre­sto deci­se­ro di alle­sti­re un tor­neo che sareb­be par­ti­to il 7 giu­gno del ’42. Alla com­pe­ti­zio­ne pre­se par­te anche la F.C. Start, una squa­dra improv­vi­sa­ta com­po­sta da Niko­lai Tru­se­vich, cal­cia­to­re del­la Dina­mo Kiev e gran­de ami­co di Kor­dif, che ave­va fat­to pres­sio­ne al por­tie­re per riu­ni­re miglio­ri atle­ti del­la Dina­mo e Loko­mo­tiv Kiev, pro­met­ten­do un ingag­gio mise­ro, un posto dove dor­mi­re e dei pasti sicu­ri: Kor­dik infat­ti era il pro­prie­ta­rio di un noto pani­fi­cio di Kiev, nel qua­le furo­no assun­ti anche diver­si calciatori.

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Insie­me alla Start, al pic­co­lo cam­pio­na­to par­te­ci­pa­ro­no una squa­dra unghe­re­se, una rome­na, una sele­zio­ne com­po­sta da col­la­bo­ra­zio­ni­sti ucrai­ni e due squa­dre tede­sche: la pri­ma di sol­da­ti sem­pli­ci, la secon­da nomi­na­ta Fla­kelf, orgo­glio nazi­sta, com­po­sta dai miglio­ri atle­ti tede­schi, for­ma­ta per vin­ce­re e dimo­stra­re la supe­rio­ri­tà del­la raz­za ariana.

Da subi­to la Start dimo­strò di esse­re mol­to com­pe­ti­ti­va, bat­ten­do all’esordio i con­cit­ta­di­ni Ucrai­ni del­la Ruch set­te a due. Nel suc­ces­si­vo scon­tro con gli unghe­re­si inve­ce pre­val­se­ro con un net­to sei a due, atti­ran­do l’attenzione degli abi­tan­ti di Kiev, oppres­si dal regi­me ma entu­sia­sti del­la squa­dra mes­sa in pie­di da Kor­dik: la F.C. Start riem­pi­va gli sta­di, colo­ra­ti dai colo­ri del­le ban­die­re nazio­na­li e ci furo­no anche spa­zi per i festeg­gia­men­ti in occa­sio­ne del undi­ci a zero rifi­la­to ai romeni.

Tru­se­vich e com­pa­gni scon­fis­se­ro anche la PGS, la secon­da squa­dra tede­sca, per sei a zero, nono­stan­te nume­ro­se deci­sio­ni arbi­tra­li sfa­vo­re­vo­li, e poi vin­se­ro anche le altre par­ti­te rima­nen­do imbat­tu­ti. Per sal­va­re la fac­cia allo­ra i tede­schi deci­se­ro che per decre­ta­re il vin­ci­to­re del tor­neo le due miglio­ri squa­dre si sareb­be­ro dovu­te scon­tra­re in una fina­le, fis­sa­ta il 6 Ago­sto 1942, un gio­ve­dì, così da limi­ta­re l’affluenza di tifo­si allo sta­dio: nono­stan­te i gio­ca­to­ri ucrai­ni non aves­se­ro vere divi­se e scar­pi­ni, e non fos­se­ro atle­ti­ca­men­te pre­pa­ra­ti come i tede­schi, riu­sci­ro­no a vin­ce­re anche quel­la par­ti­ta per cin­que a uno.

Allo­ra gli orga­niz­za­to­ri del tor­neo deci­se­ro di orga­niz­za­re per la dome­ni­ca, 9 Ago­sto, una par­ti­ta di ritor­no: Tru­se­vich in qua­li­tà di capi­ta­no ten­tò di far posti­ci­pa­re il match così da poter rifo­cil­la­re la squa­dra, stan­ca anche per via dei duri tur­ni di lavo­ro, ma non ci fu nul­la da fare. Intan­to la Fla­kelf richia­ma­va i miglio­ri cal­cia­to­ri dall’intero fron­te orien­ta­le che rapi­da­men­te par­ti­ro­no alla vol­ta di Kiev. La par­ti­ta è entra­ta nel mito ed è tut­to­ra nota come “la par­ti­ta del­la morte”.

Quel­la dome­ni­ca dove­va esse­re il gior­no in cui i nazi­sti avreb­be­ro dimo­stra­to la pro­pria tota­le supe­rio­ri­tà: ad arbi­tra­re fu un tenen­te nazi­sta, che ovvia­men­te con­ces­se mol­ti favo­ri ai sol­da­ti tede­schi che non rispar­mia­ro­no con­tra­sti duri e slea­li. Anche il por­tie­re e ido­lo di casa Tru­sie­vich ven­ne dura­men­te col­pi­to al vol­to ma non poté esse­re sosti­tui­to, dato che nel­la Start non c’era un secon­do portiere.

Nono­stan­te tut­to, all’intervallo i padro­ni di casa era­no avan­ti tre a uno: poco dopo l’avvio però la Fla­kelf riu­scì a ripor­tar­si in pari­tà e gli ucrai­ni chia­ma­ti alla rimon­ta ritro­va­ro­no le ener­gie per pareg­gia­re e por­tar­si in van­tag­gio segnan­do due reti: cin­que a tre. Data la furia ago­ni­sti­ca dei padro­ni di casa, l’arbitro pose ter­mi­ne alla par­ti­ta con visto­so anti­ci­po, per evi­ta­re un risul­ta­to anco­ra più roton­do. I gio­ca­to­ri del­la Start furo­no por­ta­ti in trion­fo. Del­la par­ti­ta si rac­con­ta­no anche epi­so­di con­tro­ver­si, come il sesto gol mai segna­to dal­la Start, che por­ta­ta­si tut­ta in attac­co anzi­ché segna­re spaz­zò la pal­la fuo­ri dal­lo sta­dio. Si dice anche che un uffi­cia­le nazi­sta fos­se entra­to nel­lo spo­glia­to­io degli ucrai­ni per inti­mo­rir­li. Altre fon­ti atte­sta­no inve­ce una con­clu­sio­ne ami­che­vo­le tra le due com­pa­gi­ni. Comun­que sia anda­ta a fini­re la par­ti­ta pro­ba­bil­men­te non è sta­to un caso che nes­sun gio­ca­to­re del­la Start si sal­vò dal­le per­se­cu­zio­ni tede­sche: alcu­ni furo­no accu­sa­ti di crea­re tumul­to nel­la popo­la­zio­ne, altri ucci­si dopo un pre­sun­to attac­co a dei sol­da­ti nazi­sti; altri furo­no accu­sa­ti di esse­re del­le spie, altri man­da­ti in cam­pi di con­cen­tra­men­to, e quel­li che rima­se­ro nel pani­fi­cio furo­no accu­sa­ti di aver atten­ta­to alla vita ad alcu­ni uffi­cia­li inse­ren­do del vetro nell’impasto del pane.

Nel 1981, lo sta­dio Zenit di Kiev, tea­tro di quel­la ter­ri­bi­le fina­le, è sta­to ribat­tez­za­to sta­dio Start. Di fron­te si tro­va una scul­tu­ra in memo­ria di quei eroi­ci gio­ca­to­ri, che anzi­ché inchi­nar­si al regi­me deci­se­ro, ben con­sci del peri­co­lo, di oppor­re resi­sten­za, bat­ten­do quel­la che era, di fat­to, la più for­te for­ma­zio­ne cal­ci­sti­ca di que­gli anni.

 

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