Moscow Beauty 1988: il primo concorso di bellezza dell’URSS

Susan­na Causarano

Nel 1988 si tie­ne a Mosca la pri­ma edi­zio­ne di quel­lo che diven­ne poi il moder­no Miss Rus­sia, il ”Moscow Beau­ty 1988”. Si trat­tò del pri­mo con­cor­so di bel­lez­za svol­to­si in un pae­se dell’Unione Sovie­ti­ca. L’URSS rite­ne­va que­sto tipo di mani­fe­sta­zio­ne, il vestir­si in manie­ra appa­ri­scen­te e la dimo­stra­zio­ne del­la pro­pria avve­nen­za, come qua­li­tà dele­te­rie per una vera “com­pa­gna” e da con­dan­na­re come tut­to quel­lo che veni­va dall’occidente capi­ta­li­sta e con­su­mi­sta. Nel 1985, l’elezione di Mikhail Gor­ba­chev, che coi suoi 54 anni diven­ne il più gio­va­ne Segre­ta­rio Gene­ra­le del Par­ti­to Comu­ni­sta, por­tò una ven­ta­ta di liber­tà per i cit­ta­di­ni rus­si e, nono­stan­te lo stu­po­re del resto del mon­do, la gara di bel­lez­za si fece come se nul­la fos­se. A vin­cer­la fu la stu­den­tes­sa dicias­set­ten­ne Maria Kali­ni­na di cui non si sa mol­to, se non che nel 2006 ha avu­to una pic­co­la par­te nell’horror Stay Ali­ve e che ora lavo­ra come inse­gnan­te di Kun­da­li­ni Yoga a Los Angeles.

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Dopo il suo esor­dio, il con­cor­so non ha mai sal­ta­to un’edizione e nel 1992 è entra­to a pie­no tito­lo nel cir­cui­to inter­na­zio­na­le e mon­dia­le, por­tan­do la rap­pre­sen­tan­za rus­sa a Miss Mon­do e Miss Uni­ver­so. La pecu­lia­ri­tà del­la pri­ma edi­zio­ne di Miss Rus­sia, o per meglio dire di Miss URSS, è che si ten­ne quan­do anco­ra l’Unione Sovie­ti­ca, che crol­lò nel 1991, era in pie­di. La don­na comu­ni­sta, alme­no sul­la car­ta, dove­va esse­re ugua­le in tut­to e per tut­to all’uomo, non dove­va ave­re lo spe­ci­fi­co com­pi­to di sta­re a casa ad accu­di­re i bam­bi­ni, ma esse­re indi­pen­den­te e con­tri­bui­re con il lavo­ro allo svi­lup­po e alla buo­na salu­te del­lo sta­to comu­ni­sta. Non le veni­va incul­ca­ta alcu­na cul­tu­ra dell’apparire: un aspet­to sobrio che riman­da­va a un’idea di auste­ri­tà e pra­ti­ci­tà era di gran lun­ga pre­fe­ri­bi­le. Se si leg­ge una qual­sia­si inter­vi­sta ad una model­la rus­sa o dell’Est Euro­pa, gio­va­ne duran­te il regi­me, per esem­pio alla model­la ceca Eva Her­zi­go­va, si capi­sce che nes­su­na di loro ha mai vis­su­to sen­ten­do­si più bel­la o appa­ri­scen­te del­le altre, ma solo con la costan­te moti­va­zio­ne a fare di meglio, ad esse­re for­te atle­ti­ca­men­te e gran lavo­ra­tri­ce. Il con­cor­so del 1988 potreb­be sem­bra­re qua­si un avvi­ci­na­men­to alla cul­tu­ra occi­den­ta­le, un segna­le che l’austerità e la cre­di­bi­li­tà del regi­me sovie­ti­co come lo ave­va­mo cono­sciu­to fino­ra sta­va vacillando. 

L’aspetto più inte­res­san­te del­la vicen­da però è il con­fron­to fra il model­lo di don­na pro­po­sto dal regi­me e quel­lo impe­ran­te nel­la Rus­sia post-comu­ni­sta, vali­do anco­ra e soprat­tut­to oggi. Mol­to auste­ro e poco tol­le­ran­te, il regi­me comu­ni­sta non vede­va la don­na come ogget­to, alme­no in teo­ria. La don­na ave­va sem­pli­ce­men­te del­le inne­ga­bi­li dif­fe­ren­ze fisi­che rispet­to a quel­le dell’uomo, ma nes­su­na dif­fe­ren­za sostan­zia­le. Resta dif­fi­ci­le cre­de­re che il maschi­li­smo e il pre­giu­di­zio che anco­ra oggi riscon­tria­mo in pae­si con­si­de­ra­ti svi­lup­pa­ti non fos­se­ro pre­sen­ti e tan­gi­bi­li, ma pos­sia­mo dire che l’idea di don­na nel­la Rus­sia comu­ni­sta fos­se quan­to­me­no digni­to­sa rispet­to a quel­la attuale.

La don­na rus­sa oggi infat­ti può stu­dia­re e lavo­ra­re, nul­la gli è impo­sto o vie­ta­to, ma pre­va­le una nar­ra­zio­ne che la vuo­le sostan­zial­men­te moglie e madre. In Rus­sia sono pre­sen­ti vere e pro­prie “scuo­le di fem­mi­ni­li­tà” a cui le ragaz­ze che sono in età da mari­to — ma non solo — pos­so­no iscri­ver­si. Occor­re pre­ci­sa­re che il limi­te supe­ra­to il qua­le si è con­si­de­ra­te zitel­le è 25 anni e i requi­si­ti che le don­ne devo­no ave­re sem­bra­no usci­ti da un manua­le del­la moglie per­fet­ta dell’America anni Cin­quan­ta. Cose come “sor­ri­di”, “non dire la tua, a meno che non sia pro­prio neces­sa­rio” e “non dire no” sono inse­gna­men­ti con­si­de­ra­ti pre­zio­si e pre­si come con­si­gli di vita dal­le ragaz­ze che deci­do­no di iscri­ver­si a que­sti cor­si. Ango­scia­te dal dover tro­va­re un mari­to pra­ti­ca­men­te dopo la lau­rea, che pure in tan­te con­se­guo­no, non sapen­do come sce­glie­re e tener­si un uomo, le ragaz­ze si rivol­go­no alle “scuo­le di fem­mi­ni­li­tà”. Que­sto tipo di real­tà è aper­ta anche a tut­te le don­ne spo­sa­te che voglio­no impa­ra­re a tener­si stret­to il pro­prio mari­to. Una sor­ta di posta del cuo­re a pagamento. 

Dopo la cadu­ta del muro quin­di la situa­zio­ne del­le don­ne non sem­bra esse­re miglio­ra­ta di molto. 

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