Sala e Parisi, trova le differenze (ce ne sono tante)

Si dice che Sala e Pari­si sia­no ugua­li. Non è vero: uno è cat­ti­vo, l’altro è pessimo.

Tut­ti e due non piac­cio­no alla sini­stra, tut­ti e due non sono poli­ti­ci — o meglio, sosten­go­no di non esser­lo. Tut­ti e due sono sta­ti scel­ti dai rispet­ti­vi schie­ra­men­ti a den­ti stret­ti. Poi, se uno sta da una par­te e uno dall’altra, è frut­to del caso: tra di loro non ci sono vere dif­fe­ren­ze ideo­lo­gi­che e pra­ti­che, potreb­be­ro tran­quil­la­men­te scam­biar­si le cra­vat­te e non cam­bie­reb­be nien­te. La pen­sa­no così in tan­ti. E que­sto è gra­ve, per­ché se in un siste­ma elet­to­ra­le a dop­pio tur­no i due can­di­da­ti dan­no l’impressione di esse­re iden­ti­ci signi­fi­ca che il siste­ma elet­to­ra­le stes­so è ina­de­gua­to o mar­ci­to. Que­sto però non impli­ca che un’opinione — per quan­to dif­fu­sa — sia vera. 

A ben guar­da­re, infat­ti, Pari­si e Sala sareb­be­ro due sin­da­ci piut­to­sto diver­si. Fac­cia­mo qual­che con­fron­to par­ten­do dall’edilizia popo­la­re e non, un argo­men­to cen­tra­le nel dibat­ti­to poli­ti­co mila­ne­se. Chi abi­ta le case popo­la­ri dif­fi­cil­men­te ame­rà uno dei due can­di­da­ti. Entram­bi ven­go­no da con­di­zio­ni socia­li, poli­ti­che e — vie­ne da dire — di vita così diver­se che il mas­si­mo da aspet­tar­si è una distac­ca­ta empa­tia. Sala ha inse­ri­to la riqua­li­fi­ca­zio­ne del­le case popo­la­ri tra i pri­mi pun­ti del suo pro­gram­ma, pren­den­do­si l’impegno di ren­de­re agi­bi­li e abi­ta­te entro due anni i 3300 allog­gi sfit­ti di pro­prie­tà del comu­ne. In più occa­sio­ni, inol­tre, ha dichia­ra­to di voler ven­de­re una par­te di azien­de come SEA, di pro­prie­tà del Comu­ne, per rica­va­re le cifre neces­sa­rie alla ristrut­tu­ra­zio­ne del­le case stesse. 

Ecco inve­ce un post di Pari­si sull’argomento.

Sala sugli sgom­be­ri ha mani­fe­sta­to opi­nio­ni ambi­gue: duran­te la scor­sa pun­ta­ta di Matrix, ha dichia­ra­to che “van­no fat­ti sgom­be­ri selet­ti­vi, sareb­be un bluff dire che si può fare doma­ni mat­ti­na”. Ma nel­la stes­sa pun­ta­ta del­la stes­sa tra­smis­sio­ne, Pari­si ha soste­nu­to che “biso­gna ripor­ta­re la lega­li­tà, sgom­be­ra­re, la sini­stra in que­sti anni ha coper­to poli­ti­ca­men­te i cen­tri socia­li che impe­di­va­no alla poli­zia di intervenire”.

In sostan­za: la poli­ti­ca di Sala sul­le case popo­la­ri è lon­ta­na dall’essere otti­ma­le, ma per lui la pri­ma cosa da fare non è sgom­be­ra­re. Per Pari­si sì. Chis­sà, maga­ri anche Sala rila­sce­reb­be dichia­ra­zio­ni simi­li se la gio­stra poli­ti­ca l’avesse por­ta­to a can­di­dar­si col cen­tro­de­stra anzi­ché col cen­tro­si­ni­stra. Però oggi non lo fa, e que­sto è un dato di fatto. 

Con­ti­nuia­mo con il con­fron­to. Riguar­do alle case popo­la­ri più fati­scen­ti, Bep­pe Sala ha dichia­ra­to che azze­re­rà gli one­ri di urba­niz­za­zio­ne per le impre­se edi­li­zie che sono dispo­ste a demo­li­re e rico­strui­re la stes­sa cuba­tu­ra. Pari­si, inter­ro­ga­to non sul­le case popo­la­ri ma sui prez­zi degli affit­ti trop­po cari per le tasche degli stu­den­ti, ha dichia­ra­to che offri­rà un con­sor­zio a chi può esse­re defi­ni­to un gran­de affit­tua­rio — pro­prie­ta­rio maga­ri di inte­re palaz­zi­ne sfit­te: affit­ta­re i loca­li vuo­ti a prez­zi cal­mie­ra­ti e con­ce­der­gli age­vo­la­zio­ni per costrui­re altrove.

Sia Sala che Pari­si pro­pon­go­no una con­ven­zio­ne con i costrut­to­ri: que­sta scel­ta la dice lun­ga sul­la loro estra­zio­ne e sul­le loro idee: inten­do­no la poli­ti­ca soprat­tut­to come un rego­la­to­re e inca­na­la­to­re di ini­zia­ti­ve pri­va­te, un dise­gno men­ta­le spic­ca­ta­men­te libe­ri­sta. Sala spe­ra di eli­mi­na­re il pro­ble­ma degli allog­gi più degra­da­ti striz­zan­do l’occhio a quel­la par­te di bor­ghe­sia impren­di­to­ria­le che neces­si­ta di esse­re ras­si­cu­ra­ta: sì, ho comin­cia­to a baz­zi­ca­re i cir­co­li ARCI per raci­mo­la­re voti, ma non mi sono dimen­ti­ca­to di voi — pote­te anco­ra affi­dar­mi il vostro. Pari­si inve­ce fa un pas­so oltre: non si limi­ta a pro­por­re van­tag­gi per costrui­re là dove si deve demo­li­re, lascian­do dun­que inva­ria­to il tota­le di cemen­to, ma pro­po­ne di aumen­ta­re il con­su­mo di suo­lo. A Mila­no, la secon­da gran­de cit­tà ita­lia­na per suo­lo con­su­ma­to dopo Napo­li. Se gli si chie­do­no chia­ri­men­ti, come noi abbia­mo fat­to in occa­sio­ne di un incon­tro alla Facol­tà di Scien­ze Poli­ti­che, Pari­si sostie­ne che nei pros­si­mi anni l’economia cre­sce­rà e dun­que ser­vi­ran­no case. Non è il tri­ste e cano­ni­co libe­ri­smo brian­zo­lo di Sala, è una visio­ne del mon­do, ma soprat­tut­to del­la cit­tà, arbi­tra­ria, mer­can­ti­li­sta e distor­ta. La pro­po­sta di Sala di ven­de­re un pez­zo di aereo­por­to per restau­ra­re le case popo­la­ri al con­fron­to sem­bra qua­si innocua.

https://www.youtube.com/watch?v=RjCo5Mk2yzc

Pari­si inter­pre­ta i pro­ble­mi di Mila­no con sche­mi men­ta­li mol­to simi­li a quel­li di un cer­to cen­tro-destra pre-Mon­ti di die­ci anni fa, che ave­va appe­na sco­per­to inter­net e sti­ma­va Ber­lu­sco­ni come eroe del­la sedi­cen­te rivo­lu­zio­ne libe­ra­le: fidu­cia nel mat­to­ne e un’enfasi esa­spe­ra­ta sull’“interconnettività”, sull’attrarre “i gio­va­ni”, con­di­te da un uso imba­raz­zan­te di angli­ci­smi. Se qual­cu­no gli doman­das­se se vuo­le “una Mila­no velo­ce”, qual­sia­si cosa voglia dire, rispon­de­reb­be con gli occhi luc­ci­can­ti di sì, sen­za pen­sar­ci nem­me­no. Pari­si è l’ultimo uomo che anco­ra oggi, a mag­gio 2016, pro­nun­cia anco­ra Expò con l’accento sul­la O.

Quan­do non ci sono in bal­lo sol­di, non a caso, la divi­sio­ne tra i due si fa più net­ta. Sul­la que­stio­ne unio­ni civi­li Sala si mostra addi­rit­tu­ra calo­ro­so: quan­do il Cor­rie­re qual­che gior­no fa gli ha chie­sto se sarà dispo­sto a cele­brar­le come pre­vi­sto dal­la nuo­va leg­ge, ha rispo­sto “Cer­ta­men­te sì. Anzi: se ver­rò elet­to, ci sono già alcu­ne cop­pie che si sono pre­no­ta­te con me”. Una rispo­sta un po’ scon­ta­ta ma, alme­no, net­ta. Pari­si, inve­ce, sull’argomento è sem­pre sta­to in dif­fi­col­tà. Appe­na can­di­da­to­si, a gen­na­io, ave­va dichia­ra­to che avreb­be can­cel­la­to il regi­stro del­le unio­ni civi­li inau­gu­ra­to dal­la Giun­ta Pisa­pia: “Pen­so che l’am­mi­ni­stra­zio­ne non deb­ba fare azio­ni dimo­stra­ti­ve: il regi­stro del­le cop­pie di fat­to non ha nes­sun valo­re lega­le. Il Comu­ne deve appli­ca­re le nor­me. Quan­do ci saran­no quel­le sul­le cop­pie di fat­to saran­no appli­ca­te”. E infat­ti, a onor del vero, si è poi det­to dispo­sto a com­por­tar­si come richie­sto dal­la nuo­va nor­ma­ti­va, dichia­ran­do che cele­bre­rà le unio­ni civi­li secon­do la leg­ge. La dispo­ni­bi­li­tà di Pari­si a pie­gar­si alla leg­ge ha irri­ta­to il suo patro­no Mat­teo Sal­vi­ni, che sta gui­dan­do una cro­cia­ta con­tro l’atto legi­sla­ti­vo inci­tan­do i sin­da­ci leghi­sti a boicottarlo. 
E que­sto ci por­ta a uno dei pun­ti foca­li del­la que­stio­ne, for­se quel­lo prin­ci­pa­le: alle spal­le dei due can­di­da­ti ci sono le rispet­ti­ve for­ze poli­ti­che; è bene non dimen­ti­car­lo. Se die­tro Bep­pe Sala c’è il PD, un par­ti­to ormai non spic­ca­ta­men­te di sini­stra ma comun­que un po’ più atten­to alle richie­ste di quell’area poli­ti­ca, die­tro Pari­si ci sono Sal­vi­ni, Ber­lu­sco­ni, Lupi. Ovve­ro: la Lega, Ber­lu­sco­ni, Comu­nio­ne e Libe­ra­zio­ne. Pari­si, che ha un’estrazione poli­ti­ca lai­ca, può anche esse­re per­so­nal­men­te favo­re­vo­le alle unio­ni civi­li e difen­de­re la sacra­li­tà del­la leg­ge scrit­ta ma, come ha osser­va­to giu­sta­men­te Sal­vi­ni, “se Pari­si sarà sin­da­co farà le sue scel­te, ma se mol­ti mila­ne­si vote­ran­no la Lega, Pari­si dovrà tener con­to dei sug­ge­ri­men­ti leghi­sti”. Ad esem­pio sul­la que­stio­ne sgom­be­ri: la tesi di Pari­si sul­la sini­stra-che-copre-i-cen­tri-socia­li è tri­ta e pre­te­stuo­sa. Chis­sà, for­se l’ha caval­ca­ta per smar­car­si da chi lo defi­ni­va la copia di Sala. Chis­sà, for­se la tro­va ecces­si­va e stuc­che­vo­le anche lui. Ma in que­sto caso non c’è nes­su­na leg­ge da rispet­ta­re, e se anche Pari­si non fos­se un rea­zio­na­rio sal­vi­nia­no, è dispo­sto ad accon­ten­ta­re quel­la par­te di destra che vor­reb­be si com­por­tas­se come tale. E pro­ba­bil­men­te lo farà in mol­ti altri cam­pi, se non altro per accon­ten­ta­re il pro­prio elet­to­ra­to e scen­de­re a com­pro­mes­si con chi lo sostie­ne. Un gio­co obbli­ga­to per lui, ma mol­to peri­co­lo­so per la città.

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Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

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