Battiato: una carriera musicale costruita sul tradimento di sé

Il tour “Bat­tia­to e Ali­ce”, che si sareb­be dovu­to chiu­de­re l’otto apri­le a Paler­mo, è sta­to pro­ro­ga­to e arric­chi­to di nuo­ve date. La sto­ri­ca cop­pia che ave­va sca­la­to le clas­si­fi­che nei pri­mi anni ottan­ta si è ricom­po­sta per un tour cele­bra­ti­vo in occa­sio­ne del­la pub­bli­ca­zio­ne del­la retro­spet­ti­va Antho­lo­gy — Le Nostre Ani­me, che, stan­do alle nuo­ve infor­ma­zio­ni, si chiu­de­rà il 31 luglio a Taor­mi­na e pre­ve­de una data a Mila­no il 15 luglio.ù

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Usci­ta nel novem­bre 2015 Antho­lo­gy — Le nostre ani­me è una vera e pro­pria sum­ma del lavo­ro musi­ca­le di Bat­tia­to: con­tie­ne una sele­zio­ne di bra­ni che spa­zia­no da gran­di suc­ces­si, nuo­va­men­te regi­stra­ti, come “Ban­die­ra Bian­ca” e “Voglio Veder­ti Dan­za­re”, alle cover del­la serie Fleurs, fino a ine­di­ti come “Le nostre ani­me” e “Lo spi­ri­to degli abissi”.

Tra le novi­tà che quest’antologia pro­po­ne ce n’è una, in par­ti­co­la­re, che sfi­gu­ra for­te­men­te rispet­to ai fasti del passato.

Si tratta di “Center of Gravity”, una riscrittura della celeberrima “Centro di gravità permanente”, cantata in duetto con Mika.

Que­sta sola can­zo­ne è suf­fi­cien­te a gua­sta­re l’ascolto dell’album e stri­de visto­sa­men­te con il tito­lo del­la rac­col­ta “Antho­lo­gy”, che pre­ve­dreb­be una sele­zio­ne dei miglio­ri bra­ni del­la pro­du­zio­ne del can­tau­to­re sici­lia­no. (Ma nel disco è con­te­nu­ta anche la ver­sio­ne ori­gi­na­le, per for­tu­na.) La nuo­va ver­sio­ne stra­vol­ge il testo ori­gi­na­le sosti­tuen­do l’ermetismo appa­ren­te­men­te non­sen­se di Bat­tia­to con chiac­chie­re vane, can­ta­te nel fal­set­to sto­na­to e iste­ri­co di Mika.

Per ren­de­re l’idea qui di segui­to la pri­ma stro­fa del­le due versioni.

Una vec­chia bretone
con un cap­pel­lo e un ombrel­lo di car­ta di riso e can­na di bambù.
Capi­ta­ni coraggiosi
fur­bi con­trab­ban­die­ri macedoni.
Gesui­ti euclidei
vesti­ti come dei bon­zi per entra­re a cor­te degli imperatori
del­la dina­stia dei Ming

Nar­cis­si­stic chan­son­niers fighting delu­sio­nal poe­try with the elec­tric demons and spi­ri­tual fugues
Smi­ling girls gives a start bowing to the pow­de­red queen and her cle­ver dandy.
Stars are lighting, renais­san­ce, eve­ry­thing is making sen­se always fin­ding enlighte­ned impec­ca­ble data
And now I’m losing control

Men­tre nel testo ori­gi­na­le c’è un con­ti­nuo gio­co di riman­di e di cita­zio­ni, al roman­zo Capi­ta­ni corag­gio­si di Kipling, ai viag­gi in Cina dei padri gesui­ti Mat­teo Ric­ci e Miche­le Rug­gie­ri, la nuo­va ver­sio­ne appa­re come una mise­ra accoz­za­glia di espres­sio­ni pseu­do-intel­let­tua­li, pri­ve di un qual­sia­si col­le­ga­men­to o signi­fi­ca­to. Si sal­va­no la secon­da stro­fa, che è una tra­du­zio­ne fede­le dal testo ita­lia­no e, for­se, il pri­mo ver­so, in cui, con buo­na dispo­si­zio­ne d’animo, si potreb­be intra­ve­de­re un inten­to autoi­ro­ni­co di Bat­tia­to, che si rico­no­sce come can­tau­to­re nar­ci­si­sta e sor­ri­de con ama­rez­za del­le pas­sa­te ten­sio­ni crea­ti­ve tra­scor­se tra l’elettronica e le “fughe spi­ri­tua­li” degli anni dedi­ca­ti agli inse­gna­men­ti di Geor­ges Gurdjieff.

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Per il resto, si è per­sa com­ple­ta­men­te la licei­tà lucre­zia­na che ha con­trad­di­stin­to vasta  par­te del­le can­zo­ni di Bat­tia­to, que­sto per­ché, in que­sto caso, la liber­tà nell’espressione non vei­co­la nes­sun con­cet­to, se non anche per l’infelicità espres­si­va, sicu­ra­men­te per la caren­za di signi­fi­ca­to di que­sto pezzo.

L’aspetto che più delu­de, però, non è nem­me­no quel­lo del Bat­tia­to can­tan­te e auto­re, ma quel­lo del Bat­tia­to pro­dut­to­re. Inve­ce del Bat­tia­to corag­gio­so che lan­cia­va Ali­ce, Giu­ni Rus­so, Sibil­la, che dava nuo­vo lustro alla poten­te voce di Mil­va, vedia­mo ora un can­tau­to­re stan­co, pau­ro­so, che duet­ta con un arti­sta, Mika, che ha avu­to una bre­ve car­rie­ra inter­na­zio­na­le e ora si è rifu­gia­to in Ita­lia come pode­stà stra­nie­ro, solo per otte­ne­re qual­che mi pia­ce in più su Face­book o una doz­zi­na di nuo­vi ascol­ta­to­ri men­si­li su Spotify.

Insomma, un duetto dall’esito infelice: Battiato ha tradito se stesso.

Cosa che, però, ha sem­pre fat­to, dal­la spe­ri­men­ta­zio­ne elet­tro­ni­ca dell’album di debut­to Fetus del 1971 all’era del­le con­ta­mi­na­zio­ni musi­ca­li con Pol­lu­tion, per poi tor­na­re allo spe­ri­men­ta­li­smo e allo stu­dio dell’opera di Stoc­khau­sen nel 1974 con Clic. Negli anni ottan­ta il debut­to pop —  non fu for­se un tra­di­men­to anche quel­lo? —  e il gran­de suc­ces­so, caval­ca­to per qual­che anno, per poi con­cen­trar­si su can­zo­ni più rifles­si­ve, cul­mi­na­te con la plu­rien­na­le col­la­bo­ra­zio­ne con il filo­so­fo Man­lio Sgalambro.

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Insom­ma, Bat­tia­to è se stes­so anche quan­do tra­di­sce se stes­so. Bat­tia­to è se stes­so pro­prio per­ché tra­di­sce se stes­so. Sono que­sti con­ti­nui cam­bia­men­ti di posi­zio­ne e di gene­re che gli han­no per­mes­so, con alter­ni esi­ti qua­li­ta­ti­vi, una costan­te evo­lu­zio­ne nel­la sua pro­du­zio­ne musi­ca­le, evi­tan­do­gli la fos­si­liz­za­zio­ne nel momen­to del suc­ces­so come è acca­du­to per trop­pi altri can­tau­to­ri italiani.

La colo­niz­za­zio­ne del cat­ti­vo gusto, però, va argi­na­ta: non si deve lasciar cor­re­re l’impressione che tut­to ciò che arri­va dal­la sce­na inter­na­zio­na­le, tut­to ciò che è can­ta­to in ingle­se sia miglio­re di ciò che vie­ne com­po­sto in Ita­lia. In fon­do, se Bat­tia­to ha cedu­to ad una tro­va­ta com­mer­cia­le dif­fi­cil­men­te dige­ri­bi­le per i suoi appas­sio­na­ti, è anche col­pa dell’ignoranza dif­fu­sa tra noi ascoltatori.

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Nicolò Tabarelli
Zelan­te buro­cra­te zari­sta, più per dispet­to che per convinzione.

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