I draghi stanno arrivando

Car­lot­ta Fantuzzi

Sì è con­clu­sa ieri, 27 giu­gno la sesta sta­gio­ne del­la serie tele­vi­si­va di cul­to Game of Thro­nes. Seb­be­ne già la quin­ta sta­gio­ne si disco­stas­se dal­la tra­ma dei roman­zi per via di alcu­ni tagli neces­sa­ri alla scor­re­vo­lez­za del­la sce­neg­gia­tu­ra, que­sta sesta sta­gio­ne è la pri­ma inte­ra­men­te basa­ta su vicen­de che non ven­go­no rac­con­ta­te nei roman­zi edi­ti. Con tut­ta pro­ba­bi­li­tà ver­ran­no inclu­se nel roman­zo di Geor­ge R. R. Mar­tin A Wind of Win­ter, che per ora non ha anco­ra una data di pub­bli­ca­zio­ne nota.

Una sta­gio­ne mol­to atte­sa, che ha sciol­to mol­ti dei nodi cru­cia­li del­la tra­ma e rimes­so in moto il gio­co del tro­no che sta­gna in quan­to a vita­li­tà da alme­no un paio di sta­gio­ni. Ma non inse­ri­sce gros­si col­pi di tea­tro, o quan­to­me­no, rial­li­nea l’in­te­ra serie con le fan­theo­ries più accre­di­ta­te nel mon­do del web. In que­sta nuo­va sta­gio­ne insom­ma acca­de poco che si rive­li un vero e pro­prio col­po di sce­na per i fan.

La sesta serie, che da ini­zia­le pro­gram­ma dovreb­be esse­re la penul­ti­ma, com­pren­de tut­ti i per­so­nag­gi anco­ra in vita del­la serie, ridu­ce i pun­ti di vista, fa con­ver­ge­re le sto­ry­li­ne mino­ri su quel­le dei per­so­nag­gi prin­ci­pa­li: una pre­pa­ra­zio­ne indi­spen­sa­bi­le alla con­clu­sio­ne dell’intera serie che nel­le ulti­me due sta­gio­ni ave­va tan­to fram­men­ta­to il suo sce­na­rio da esse­re qua­si inge­sti­bi­le ai fini di una con­clu­sio­ne soddisfacente.

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Le sto­ry­li­ne domi­nan­ti — quel­le di Arya, Jon e San­sa, Bran, Dae­ne­rys e Tyrion e quel­la di Appro­do del Re — ven­go­no tut­te qua­si com­piu­ta­men­te svi­lup­pa­te e tro­va­no un rial­li­nea­men­to nel fina­le. Jon e San­sa a Gran­de Inver­no, Dani e Tyrion a Essos e Cer­sei e Jamie nel­la capi­ta­le sono le tre cop­pie che nel fina­le si pre­sen­ta­no come i tre schie­ra­men­ti che si con­ten­de­ran­no il Tro­no di Spa­de. La pri­ma cop­pia, i due fra­tel­li Stark, sono anda­ti oltre la mor­te, let­te­ral­men­te, e sono cre­sciu­ti, diven­tan­do i legit­ti­mi ere­di del­la loro casa­ta e non solo. Lui, bastar­do di Ned Stark, poi Lord Coman­dan­te dei Guar­dia­ni del­la Not­te, resu­sci­ta­to dai mor­ti, ricon­qui­sta­to­re di Gran­de Inver­no, accla­ma­to come Re del Nord e, ormai lo sap­pia­mo per cer­to, non è più solo una fan­theo­ries, ere­de dei Tar­ga­ryen, anche se lui anco­ra non lo sa. Lei, San­sa, da ragaz­zi­na spa­ven­ta­ta a spie­ta­ta stra­te­ga poli­ti­ca e mili­ta­re. Saran­no loro a frap­por­si, scon­fit­ti i Bol­ton, tra la minac­cia al Nord e il resto del con­ti­nen­te. La secon­da cop­pia, Dani e Tyrion, tro­va sostan­zial­men­te la sua sta­bi­li­tà, il san­gue del dra­go del­la Regi­na di Mee­reen vie­ne miti­ga­to dai prag­ma­ti­ci con­si­gli del Fol­let­to e Dani non solo ritro­ve­rà i suoi dra­ghi e il suo eser­ci­to ma anche la for­za di com­pie­re quel pas­so che tan­to a lun­go ave­va progettato.

La ter­za cop­pia, Cer­sei e Jamie, affron­ta anco­ra una vol­ta la mor­te di un figlio. Cer­sei com­pie la sua defi­ni­ti­va evo­lu­zio­ne: si tra­mu­ta in quel Re Fol­le ucci­den­do il qua­le il fra­tel­lo si è gua­da­gna­to il tito­lo di Ster­mi­na­to­re di Re. All’au­men­ta­re del­la spie­ta­tez­za e sete di pote­re di lei si assi­ste alla cre­sci­ta del­lo spes­so­re mora­le di Jamie, vera e pro­pria mina vagan­te nel gio­co di potere.

Ma la vera evo­lu­zio­ne in que­sta sta­gio­ne si assi­ste nei due figli mino­ri degli Stark, che, dopo aver com­piu­to il loro per­cor­so indi­vi­dua­le, risco­pro­no il loro ruo­lo e si con­fi­gu­ra­no come colo­ro che potreb­be­ro fare la dif­fe­ren­za: Bran, nel­la lot­ta con­tro gli Estra­nei e Arya per la con­qui­sta del Sud.

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Dei die­ci epi­so­di che com­pon­go­no que­sto nuo­vo capi­to­lo del­la serie, ini­zia­ta col bot­to e con­ti­nua­ta poi con dina­mi­che mol­to più nar­ra­ti­ve sicu­ra­men­te l’e­pi­so­dio fina­le, è il fuo­co di arti­fi­cio che tut­ti sta­va­no aspet­tan­do — non a caso tut­ti i filo­ni nar­ra­ti­vi si con­clu­do­no nel fina­le, cosa che non avve­ni­va nel­le pre­ce­den­ti sta­gio­ni. Il ruo­lo di Bran diven­ta quin­di fon­da­men­ta­le per­ché rior­di­na i pez­zi del puzz­le e ren­de chia­ri i col­le­ga­men­ti fra le varie vicende.

La capa­ci­tà dimo­stra­ta dagli auto­ri nel com­pi­to non faci­le di far soprav­vi­ve­re la serie sen­za la base let­te­ra­ria a soste­ner­la appa­re riu­sci­ta anche se il rit­mo di que­sta sta­gio­ne, come già lo era sta­to in par­te quel­lo del­la pre­ce­den­te, è mol­to più ser­ra­to e tele­vi­si­vo, rispet­to alle pri­me quat­tro sta­gio­ni. I col­pi di tea­tro seb­be­ne pre­ve­di­bi­li sono con­dot­ti magi­stral­men­te e aiu­ta­ti da un appa­ra­to nar­ra­ti­vo crea­to in gran par­te dai per­so­nag­gi minori.

Se la quin­ta sta­gio­ne si era con­clu­sa nel caos più tota­le, la sesta si con­clu­de in una sta­bi­li­tà feb­bri­le e cari­ca di aspet­ta­ti­ve: ogni pez­zo è al suo posto, ogni pedi­na schie­ra­ta, rima­ne solo da sco­pri­re chi vin­ce­rà al gio­co del trono.

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