Né con i vivi né con i morti: l’eterno dramma dei desaparecidos del Messico

Leti­zia Gianfranceschi

Quel­la a cui il Museo Casa de la Memo­ria Indo­mi­ta inten­de dare visi­bi­li­tà è la più dram­ma­ti­ca tra­ge­dia di lesa uma­ni­tà di tut­ti i tem­pi. Inau­gu­ra­to lo scor­so 30 mag­gio a Cit­tà del Mes­si­co, il museo è inte­ra­men­te dedi­ca­to a colo­ro che sono scom­par­si tra il 1969 e il 2016. Fino al 26 giu­gno è in pro­gram­ma la mostra Huel­las de Memo­ria: dal sof­fit­to pen­do­no scar­pe di ogni tipo, sim­bo­lo del­la ricer­ca este­nuan­te con­dot­ta dai fami­lia­ri dei desa­pa­re­ci­dos, che le han­no dona­te per­so­nal­men­te. Lo scul­to­re Alfre­do Lopez Casa­no­va, idea­to­re del pro­get­to, si è poi occu­pa­to di inci­de­re mes­sag­gi di spe­ran­za e malin­co­nia sul­le suole.

La desaparicion forzada è, forse, il crimine perfetto: nessuna vittima, nessun carnefice e, di conseguenza, nessun crimine.

Carat­te­ri­sti­che del delit­to sono la cat­tu­ra, la disu­ma­niz­za­zio­ne, la vio­la­zio­ne del­l’in­te­gri­tà per­so­na­le, tal­vol­ta la mor­te. Quan­do ti fan­no spa­ri­re ti rac­con­ta­no che non esi­sti. Se inve­ce ti con­ce­do­no il pri­vi­le­gio di esi­ste­re, allo­ra sei costan­te­men­te in un lim­bo. Né con i vivi, né con i mor­ti: que­sto è quel­lo che ti fan­no credere.

Tra  il 1966 e il 1986, novan­ta­mi­la desa­pa­re­ci­dos han­no reso ine­qui­vo­ca­bil­men­te le spa­ri­zio­ni for­za­te la malat­tia ende­mi­ca del Cen­tro e del Suda­me­ri­ca, a tal pun­to che l’As­sem­blea Gene­ra­le del­l’Or­ga­niz­za­zio­ne degli Sta­ti Ame­ri­ca­ni le ha più vol­te defi­ni­te «un affron­to alla coscien­za dell’emisfero».

bc5435516c73c28_059f75459bd60a46d952558d3d11ee68

Eppu­re sba­glia chi pen­sa che il feno­me­no sia sta­to sol­tan­to un meto­do di con­trol­lo poli­ti­co e socia­le uti­liz­za­to dal­le dit­ta­tu­re dei cau­dil­los negli anni Set­tan­ta e Ottanta.

Indub­bia­men­te in Mes­si­co tut­to è comin­cia­to con la guer­ra sucia, l’im­ple­men­ta­zio­ne siste­ma­ti­ca del­la repres­sio­ne mili­ta­re e poli­ti­ca con­tro i movi­men­ti di oppo­si­zio­ne, per­pe­tra­ta dal gover­no del pre­si­den­te Gusta­vo Diaz Orta­daz attra­ver­so la crea­zio­ne del­la Direc­cion Fede­ral de Segu­ri­dad nel 1975. Ma i mes­si­ca­ni san­no bene che il ter­ro­ri­smo di Sta­to sot­to for­ma di mani­po­la­zio­ni, tor­tu­re, spa­ri­zio­ni e assas­si­nî no es un asun­to pasa­do. Dal 2006, diver­se ONG del con­ti­nen­te han­no segna­la­to con pre­oc­cu­pa­zio­ne l’in­cre­men­to dei casi di spa­ri­zio­ni nel­la ter­ra anti­ca­men­te appar­te­nu­ta alle civil­tà pre-colom­bia­ne. Il caso più ecla­tan­te degli ulti­mi tem­pi è sta­to quel­lo dei 43 stu­den­ti scom­par­si ad Igua­la nel set­tem­bre del 2014, duran­te una pro­te­sta con­tro la cor­ru­zio­ne nel pae­se e i lega­mi tra poli­ti­ci loca­li e cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta. Lo scor­so 19 mag­gio la pro­cu­ra gene­ra­le ha annun­cia­to che avreb­be inda­ga­to sui resti rin­ve­nu­ti nei parag­gi di Iguala.

In un rap­por­to del­lo scor­so gen­na­io, Trea­ted with indo­len­ce: the Sta­te’s respon­se to disap­pea­ren­ces in Mexi­co, Amne­sty Inter­na­tio­nal ha denun­cia­to che ven­ti­set­te­mi­la per­so­ne sareb­be­ro ad oggi «non loca­liz­za­te». Addi­rit­tu­ra due­cen­to­mi­la, secon­do le cifras negras.

Sba­glia anche chi pen­sa che far spa­ri­re le per­so­ne sia una carat­te­ri­sti­ca esclu­si­va del­le dit­ta­tu­re mili­ta­ri: oggi, ben­ché le auto­ri­tà lo neghi­no, le spa­ri­zio­ni for­za­te sono una vera e pro­pria emer­gen­za nazio­na­le per la demo­cra­zia messicana.

Yolan­da è la madre di José, un ragaz­zo impie­ga­to pres­so un’as­si­cu­ra­zio­ne e pri­vo di qual­sia­si lega­me con la mili­tan­za poli­ti­ca: è uno dei ven­ti­set­te­mi­la. Anche in que­sto il Mes­si­co sem­bra un mon­do a par­te: qui le scom­par­se di mas­sa non sem­bra­no pri­ma facie asso­cia­te alla dis­si­den­za politica.

Familiares-Dignidad-Nacional-Ciudad-Mexico_6446318

Rosa­rio è la madre di Oscar, spa­ri­to con i col­le­ghi men­tre il 15 giu­gno del 2009 si sta­va recan­do a lavo­ro alle cin­que del mat­ti­no. «Li ha inghiot­ti­ti la ter­ra», con­ti­nua a ripe­te­re men­tre rac­con­ta del dram­ma dei fami­lia­ri, dop­pia­men­te vit­ti­miz­za­ti dal­lo Sta­to e dal­la socie­tà, che li iso­la. La ter­ra però c’en­tra poco con le spa­ri­zio­ni for­za­te, che avven­go­no piut­to­sto con la par­te­ci­pa­zio­ne diret­ta o indi­ret­ta del­lo Sta­to, il suo sup­por­to o la sua acquiescenza.

Come denun­cia­to da Human Rights Watch in un rap­por­to del 2013, spes­so que­ste spa­ri­zio­ni sono com­mes­se da agen­ti del­le for­ze del­l’or­di­ne mes­si­ca­ne, tal­vol­ta in col­la­bo­ra­zio­ne con la cri­mi­na­li­tà organizzata.

La cri­si si è acui­ta duran­te il gover­no del­l’ex pre­si­den­te Feli­pe Cal­de­rón, la cui guer­ra con­tro le vio­len­ze per­pe­tra­te dai car­tel­li del­la dro­ga ave­va pro­vo­ca­to un incre­men­to del­le vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni com­mes­se dagli agen­ti di poli­zia. Vio­len­ze che appa­ren­te­men­te non si sono inter­rot­te con l’ar­ri­vo al pote­re di Enri­que Peña Nie­to, nel 2012.

Secon­do i dati di Alto al Secue­stro, un’as­so­cia­zio­ne mes­si­ca­na  che ela­bo­ra men­sil­men­te sta­ti­sti­che e rap­por­ti per sol­le­va­re l’at­ten­zio­ne dei media sul­la situa­zio­ne dei seque­stri e del­le spa­ri­zio­ni for­za­te, tra dicem­bre del 2012 e luglio del 2015 in Mes­si­co ci sono sta­ti 194 seque­stri al mese, 48 alla set­ti­ma­na, 7 al gior­no. I sog­get­ti più vul­ne­ra­bi­li sem­bra­no esse­re gli uomi­ni di età com­pre­sa tra i 21 e i 30 anni. Ma non sono gli unici.

Enrique_Peña_Nieto_-_World_Economic_Forum_on_Latin_America_2010
Il Pre­si­den­te Nieto

Yun­nel­le è una stu­den­tes­sa uni­ver­si­ta­ria dician­no­ven­ne, scom­par­sa da Cit­tà del Mes­si­co in un gior­no di giu­gno del 2015. Fer­nan­do rac­con­ta la sua sto­ria di sua figlia a Red Alas — Alter­na­ti­va Social Amé­ri­ca Lati­na, un pro­get­to pro­mos­so da Libe­ra Inter­na­tio­nal che mira alla crea­zio­ne di una rete di orga­niz­za­zio­ni e asso­cia­zio­ni che si occu­pa­no di inda­gi­ni, assi­sten­za alle vit­ti­me, dife­sa e pro­mo­zio­ne dei dirit­ti uma­ni, dif­fu­so­ne del­la lega­li­tà e del­la giu­sti­zia socia­le in Sudamerica.

Se è ancora viva che fine le hanno fatto fare? — si chiede. Traffico di organi? Prostituzione? Droga?

Spes­so i fami­lia­ri aspet­ta­no per anni, pri­ma di rice­ve­re noti­zie.  L’at­te­sa è sfian­can­te, a tal pun­to che mol­ti, ras­se­gna­ti, rinun­cia­no ad otte­ne­re giustizia.

Di fron­te al silen­zio del­le auto­ri­tà fini­sco­no per occu­par­si diret­ta­men­te del­le inda­gi­ni, al posto del­lo Sta­to: diven­ta­no avvo­ca­ti, ispet­to­ri; orga­niz­za­no mani­fe­sta­zio­ni. Sono sem­pre in cam­mi­no: ogni anno il 10 mag­gio, gior­no del­la festa del­la mam­ma, una marea di madri par­te­ci­pa alla mar­cha de la digni­dad. Pre­si­dia­no il Mini­ste­ro del­la Giu­sti­zia, atten­do­no per ore fin­ché non gli dico­no che pur­trop­po dovran­no tor­na­re la set­ti­ma­na suc­ces­si­va per­ché «man­ca­no i dati per le inda­gi­ni». Pochi sem­bra­no ricor­da­re che il Mes­si­co ha rati­fi­ca­to la Con­ven­zio­ne inte­ra­me­ri­ca­na sul­la spa­ri­zio­ne for­za­ta di per­so­ne e la Con­ven­zio­ne inter­na­zio­na­le per la pro­te­zio­ne di tut­te le per­so­ne dal­le spa­ri­zio­ni forzate.

L’ impu­ni­tà dei desa­pa­re­ce­do­res sem­bra esse­re garan­ti­ta dal­l’as­sen­za di inda­gi­ni, dal­la siste­ma­ti­ca nega­zio­ne dei fat­ti, spes­so spu­do­ra­ta­men­te occul­ta­ti, non­ché dal­la pro­mul­ga­zio­ne di leg­gi di ami­ni­stia. Così lo Sta­to diven­ta delinquente.

In Mes­si­co la com­me­mo­ra­zio­ne dei defun­ti è una festa vario­pin­ta: ogni anno il 1 e il 2 novem­bre fuo­chi d’ar­ti­fi­cio, pupaz­zi di car­ta­pe­sta, musi­ca e colo­ri inva­do­no le piaz­ze e i cimi­te­ri. C’è da festeg­gia­re che i defun­ti tor­ni­no a salu­ta­re i pro­pri cari. Anche i fami­lia­ri dei desa­pa­re­ci­dos vor­reb­be­ro spar­ge­re i cem­pa­su­chil, i fio­ri tra­di­zio­na­li, por­ta­re offer­te di cibo e bevan­de davan­ti alle loro tom­be, ma non pos­so­no: i desa­pa­re­ci­dos non sono né tra i vivi né tra i morti.

 

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.