#AirbnbWhileBlack: quanto è bianca AirBnb

Susan­na Causarano

Che il raz­zi­smo non sia scon­fit­to, ne abbia­mo pro­va ogni gior­no. Sta­vol­ta ad esse­re nel miri­no è il por­ta­le che con­sen­te di met­te­re a dispo­si­zio­ne la pro­pria casa a chi chie­de ospi­ta­li­tà duran­te un viag­gio, l’utilizzatissimo Airbnb. La noti­zia è che mol­ti afroa­me­ri­ca­ni si sono visti annul­la­re la pre­no­ta­zio­ne da un gior­no all’al­tro, oppu­re si sono ritro­va­ti sen­za siste­ma­zio­ne, nono­stan­te la dispo­ni­bi­li­tà del­le came­re. Il moti­vo, uffi­cio­so ma nem­me­no trop­po, pare esse­re la can­cel­la­zio­ne del­la siste­ma­zio­ne da par­te dei pro­prie­ta­ri una vol­ta sco­per­ta l’etnia del futu­ro ospite. 

A maggio di quest’anno ha iniziato a girare l’hashtag #AirbnbWhileBlack, utilizzato da chiunque voglia denunciare discriminazioni razziali messe in pratica dal portale e diventato in breve tempo virale. 

Tra i vari casi, è diven­ta­to subi­to cele­bre quel­lo di Gre­go­ry Sel­den, 25enne afroa­me­ri­ca­no, che nel 2015 si è visto nega­re un allog­gio a Phi­la­del­phia a cau­sa del colo­re del­la pel­le. Il ragaz­zo ha por­ta­to in tri­bu­na­le  i refe­ren­ti di AirBnb, accu­san­do­li di vio­la­zio­ne del Fair Hou­sing Act, oltre che del Civil Rights Act del 1964.

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Sel­den, che all’epoca ave­va il suo pro­fi­lo Airbnb lega­to a quel­lo Face­book, ha nota­to che mol­ti uten­ti rifiu­ta­va­no o can­cel­la­va­no la pre­no­ta­zio­ne, al con­tra­rio di quan­to acca­de­va se deci­de­va di entra­re con un pro­fi­lo fake di un gue­st bian­co. In quel caso la pre­no­ta­zio­ne veni­va accet­ta­ta immediatamente.

Uno stu­dio con­dot­to dal­la Har­vard Uni­ver­si­ty ha dimo­stra­to (nel caso ce ne fos­se biso­gno) che que­ste non sono manie di per­se­cu­zio­ne dei neri, ma dati sta­ti­sti­ci. Pare infat­ti che le richie­ste pro­ve­nien­ti da clien­ti con nomi di chia­ra matri­ce afroa­me­ri­ca­na abbia­no cir­ca il 16% in meno di pro­ba­bi­li­tà di esse­re accet­ta­te. Lo stu­dio ci dice inol­tre che un host bian­co ha il 12% in  più di pos­si­bi­li­tà di piaz­za­re il pro­prio appartamento. 

In tri­bu­na­le ovvia­men­te, Airbnb nega di esse­re raz­zi­sta, rite­nen­do inac­cet­ta­bi­le un tale com­por­ta­men­to e si dichia­ra pron­ta ad inter­ve­ni­re in tal sen­so, ma si trat­ta di mol­te paro­le e pochi fat­ti. Intan­to che si discu­te, qual­cu­no, col­pi­to dal­la por­ta­ta media­ti­ca degli epi­so­di di raz­zi­smo e annes­so hash­tag, ha pen­sa­to di inse­rir­si nel busi­ness milio­na­rio degli affit­ti aiu­tan­do i sog­get­ti discri­mi­na­ti. Si trat­ta dell’imprenditore afroa­me­ri­ca­no Rohan Gil­kes, anche lui vit­ti­ma di discri­mi­na­zio­ne in tal sen­so, che insie­me al col­le­ga Zakiyyah Myers, ha fon­da­to la socie­tà Noirbnb, pra­ti­ca­men­te la ver­sio­ne per neri di Airbnb, lan­cia­ta uffi­cial­men­te pro­prio pochi gior­ni fa.

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Meglio quin­di che un afroa­me­ri­ca­no rinun­ci in par­ten­za ad uti­liz­za­re il “bianco”Airbnb se lo desi­de­ra? Ogni host può sce­glie­re di rifiu­ta­re un gue­st di diver­sa etnia e ogni gue­st ha il dirit­to di scar­ta­re offer­te di ospi­ta­li­tà da par­te di host di colo­re, visto che sia­mo in un pae­se libe­ro? La piat­ta­for­ma non può pre­ve­ni­re ed evi­ta­re che si veri­fi­chi­no que­sti episodi?

Potreb­be, stan­do a quan­to affer­ma­no Ben­ja­min Edel­man, Michael Luca e Dan Svir­sky, gli auto­ri del suc­ci­ta­to stu­dio, visto che le piat­ta­for­me onli­ne scel­go­no qua­li infor­ma­zio­ni ren­de­re visi­bi­li ai sog­get­ti duran­te le tran­sa­zio­ni, evi­tan­do di dif­fon­de­re infor­ma­zio­ni irri­le­van­ti e che potreb­be­ro risul­ta­re perniciose.

Insom­ma la piat­ta­for­ma ha un ruo­lo nem­me­no trop­po secon­da­rio nel pre­ve­ni­re o faci­li­ta­re le discri­mi­na­zio­ni, ma pre­fe­ri­sce tam­po­na­re le fal­le offren­do tre sog­gior­ni gra­tis a una vit­ti­ma di discri­mi­na­zio­ne piut­to­sto che met­ter­lo al ripa­ro da futu­re repli­che. È il caso di Ste­fan Grant e del sel­fie che lo scor­so otto­bre ha pub­bli­ca­to su Twitter. 

Sia­mo ad Atlan­ta e la foto ritrae lui, un ami­co, anch’esso nero, due poli­ziot­ti e sul­lo sfon­do degli albe­ri e il can­cel­lo di una casa. La foto arre­ca una pun­gen­te dida­sca­lia: “The Air B&B we’re stay­ing at is so nice, the nei­gh­bors thought we were rob­bing the pla­ce & cal­led the cops!”. In pra­ti­ca se due per­so­ne tro­va­no per puro caso un allog­gio con AirBnb devo­no fare atten­zio­ne a non esse­re visti dal vici­na­to in giar­di­no, per­ché la rea­zio­ne sarà sospet­tar­li di fur­to e chia­ma­re la polizia.

Stefan Grant

Esat­ta­men­te un mese dopo l’accaduto, per nul­la sod­di­sfat­to dall’offerta rice­vu­ta dal­la socie­tà, Grant si è reca­to a San Fran­ci­sco al quar­tier gene­ra­le di Airbnb insie­me all’amica Ron­nia Cher­ry, per discu­te­re l’accaduto e far pre­sen­te che non si trat­ta­va di un caso iso­la­to. Grant rac­con­ta che la con­ver­sa­zio­ne è ruo­ta­ta attor­no al con­cet­to di far sen­ti­re le per­so­ne di colo­re ben­ve­nu­te tan­to quan­to le altre su Airbnb, ma che non si è appro­da­ti da nes­su­na par­te. Poco dopo Airbnb è sta­ta cita­ta in giu­di­zio da Sel­den e ora l’ hash­tag #Airbn­b­Whi­le­Black è attivissimo. 

Che gli USA non sia­no un pae­se par­ti­co­lar­men­te black-friend­ly è cosa nota. Ci si augu­ra che mes­si davan­ti, per l’ennesima vol­ta, alla loro stes­sa ipo­cri­sia, i capoc­cia di AirBnb, esem­pio con­cre­to di una sha­ring eco­no­my che sem­bra non voler con­di­vi­de­re pro­prio sem­pre e con tut­ti, si deci­da­no a dare un segna­le forte.

 

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