Doping, hacker e vodka

Fran­ce­sco Porta 

Non si sono fer­ma­ti gli hac­ker che qual­che gior­no fa sono entra­ti nei data­ba­se del­la Wada, l’agenzia mon­dia­le dell’anti doping, e di ren­de­re noti alcu­ni docu­men­ti sen­si­bi­li riguar­dan­ti alcu­ni atle­ti ame­ri­ca­ni tra cui Simo­ne Biles — la gio­va­ne gin­na­sta ame­ri­ca­na che già van­ta un pal­ma­res leg­gen­da­rio — e Venus e Sere­na Wil­liams, due del­le più impor­tan­ti atle­ti del cir­cui­to fem­mi­ni­le ten­ni­sti­co professionista.

Il col­let­ti­vo di Hac­ker rus­si, cono­sciu­ti come “Fan­cy Bear” o “Tsar team”, a segui­to di una det­ta­glia­ta ana­li­si dei dati otte­nu­ti con l’accesso al data­ba­se, ave­va riscon­tra­to la posi­ti­vi­tà del­le atle­te sta­tu­ni­ten­si spin­gen­do­si a par­la­re di “licen­za per il doping” rife­ren­do­si all’uso tera­peu­ti­co di sostan­ze che altri­men­ti sareb­be­ro ille­ci­te, accu­san­do il siste­ma di esse­re poco lim­pi­do e one­sto. Tut­ta­via è sta­to dimo­stra­to che tali sostan­ze sono sta­te som­mi­ni­stra­te sot­to pre­scri­zio­ne medi­ca, per­ciò l’unico vero smac­co che han­no rice­vu­to que­ste atle­te è sta­ta la vio­la­zio­ne del­la pro­pria privacy.

I russi però non si sono fermati e qualche giorno dopo il primo attacco hanno reso pubblico il nome di altri venticinque atleti appartenenti a sei diversi paesi: Gran Bretagna, Danimarca, Germania,  Romania, Repubblica Ceca e Polonia.

Tra gli atle­ti più di spic­co ecco i cicli­sti Brad­ley Hig­gins — meda­glia d’o­ro quat­tro anni fa a Lon­dra nel­la pro­va a cro­no­me­tro e vin­ci­to­re del Tour de Fran­ce nel 2012 — e Chris Froo­me, bron­zo nel­la pro­va a cro­no­me­tro in que­ste olim­pia­di e tre vol­te cam­pio­ne del tour de Fran­ce. Nell’occhio del ciclo­ne anche Michel­le Car­ter, oro nel get­to del peso a Rio, e la nuo­ta­tri­ce dane­se Per­nil­le Blu­me, oro nei 50 sti­le libe­ro fem­mi­ni­li in que­sta edi­zio­ne dei Giochi.

Oltre alle Wil­liams, anche altre ten­ni­ste sareb­be­ro risul­ta­te posi­ti­ve a sostan­ze dopan­ti: Betha­nie Mat­tek-Sands, oro nel dop­pio misto nell’ultima Olim­pia­de e Petra Kvi­to­va, che attual­men­te occu­pa la posi­zio­ne nume­ro sedi­ci nel ran­king mon­dia­le. Anche in que­sto caso le som­mi­ni­stra­zio­ni dei medi­ci­na­li dopan­ti sareb­be­ro sta­te legit­ti­me e il risul­ta­to di que­sto nuo­vo bli­tz dei rus­si pro­ba­bil­men­te non ser­vi­rà ad altro che alza­re un gros­so pol­ve­ro­ne di polemiche.

Pole­mi­che che non sono man­ca­te né duran­te né pri­ma del­l’i­ni­zio dei gio­chi: quel­la che ha visto più da vici­no l’I­ta­lia è la discus­sis­si­ma “tele­no­ve­la” su Sch­wa­zer, che ha dovu­to abban­do­na­re il vil­lag­gio olim­pi­co duran­te lo svol­gi­men­to dei gio­chi chiu­den­do di fat­to così la sua car­rie­ra dopo aver scon­ta­to una pesan­te squa­li­fi­ca. Ma il mar­cia­to­re altoa­te­si­no non è sta­to l’unico a dover rinun­cia­re alla com­pe­ti­zio­ne: ben ven­ti­sei atle­ti azzur­ri dell’atletica (mol­ti dei qua­li ambi­va­no al podio del­le rispet­ti­ve disci­pli­ne) sono sta­ti fer­ma­ti per man­ca­ti con­trol­li antidoping.

Significativo che gli hacker siano russi: molti degli atleti che avrebbero giocato a Rio sotto la loro bandiera sono stati esclusi dalla competizione sempre a causa del doping.

Alme­no novan­ta spor­ti­vi — di cui ses­san­ta­set­te del­l’a­tle­ti­ca leg­ge­ra — inda­ga­ti che avreb­be­ro assun­to medi­ci­na­li dopan­ti ridu­cen­do sen­si­bil­men­te la spe­di­zio­ne rus­sa in Bra­si­le che altri­men­ti avreb­be com­pre­so oltre tre­cen­to atle­ti.  Ne sono par­ti­ti una qua­ran­ti­na. Lo scan­da­lo però in que­sto caso è nato pro­prio dal fat­to che i man­ca­ti con­trol­li sareb­be­ro sta­ti coper­ti (o addi­rit­tu­ra com­pro­mes­si) da nien­te poco di meno che il gover­no sovie­ti­co: il ric­chis­si­mo ed esau­sti­vo rap­por­to del­l’a­gen­zia Mon­dia­le anti­do­ping ha sti­la­to un rap­por­to di tre­cen­to­ven­ti­tré pagi­ne in cui si par­la del ser­vi­zio segre­to rus­so (FSB) e accu­sa il mini­stro del­lo sport di Mosca Vita­ly Mutc­ko di aver dato ordi­ni diret­ti di mani­po­la­re alcu­ne spe­ci­fi­che pro­vet­te pri­ma del­le Olim­pia­di: sareb­be­ro sta­ti distrut­ti 1417 test. Che il grup­po di Hac­ker abbia attac­ca­to i dati sen­si­bi­li per ripicca?

 

 

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