Intervista a Rachel Lang

Rachel Lang è una regi­sta di Stra­sbur­go. Dopo gli stu­di di filo­so­fia all’università Marc Bloch nel­la sua cit­tà nata­le, si è iscrit­ta all’“Institut des arts de dif­fu­sion” a Lova­nio. Il suo pri­mo cor­to “Por toi je ferai batail­le” ha vin­to il leo­par­do d’argento all’edizione del 2010 del festi­val di Locar­no. “Baden Baden”, del 2016, è il suo pri­mo lungometraggio

“Baden Baden” è il tuo pri­mo lun­go­me­trag­gio. Rispet­to a gira­re un cor­to qua­li sono le dif­fe­ren­ze? E più difficile?

Non pen­so che sia più dif­fi­ci­le, c’è solo più pres­sio­ne, per­ché i costi sono mol­to diver­si e il pro­dut­to­re deve rac­co­glie­re mol­ti più fon­di. Io, però, ho lavo­ra­to qua­si con la stes­sa squa­dra di atto­ri e tec­ni­ci con cui ho lavo­ra­to nei due cor­ti quin­di l’atmosfera era mol­to fami­glia­re. L’unico aspet­to per cui gira­re un lun­go­me­trag­gio è vera­men­te più gra­ti­fi­can­te rispet­to ai cor­ti è che quan­do giri per sei o set­te set­ti­ma­ne non suc­ce­de che le ripre­se ter­mi­ni­no pro­prio quan­do hai final­men­te pre­so il rit­mo. Coi cor­ti suc­ce­de sem­pre ed è frustrante.

Il per­so­nag­gio di Ana è mol­to pro­fon­do, ma anche gli altri per­so­nag­gi, pen­so a Boris e alla non­na, sono straor­di­na­ria­men­te “veri”. Sono per­so­nag­gi attin­ti dal­la tua biografia?

Sì ho costrui­to la pro­ta­go­ni­sta sen­za inven­tar­la da zero, basan­do­mi su per­so­ne che cono­sco. Ognu­no dei per­so­nag­gi del film è una fusio­ne di aspet­ti del carat­te­re di diver­se per­so­ne che ho incon­tra­to. Il carat­te­re del­la pro­ta­go­ni­sta poi, è sta­to costrui­to, fin dal pri­mo film “Pour toi je ferai batail­le”, sul carat­te­re dell’attrice pro­ta­go­ni­sta di tut­ti i miei film, Salo­mè Richard. Sape­vo che avrei scrit­to la par­te di Ana per lei e quin­di il carat­te­re di Ana rispec­chia anche il suo.

In sala hai rac­con­ta­to che sia la pro­ta­go­ni­sta sia Boris e la non­na appa­io­no nel cor­so dei tre film. Per­ché ci sono dei per­so­nag­gi che ritornano?

Per­ché c’è una con­ti­nui­tà. La pro­ta­go­ni­sta è sem­pre la stes­sa. Sta cre­scen­do (nel pri­mo film il per­so­nag­gio Anna Och ha 19 anni, in “Baden Baden” ven­ti­sei N.d.R.) e sta cer­can­do di diven­ta­re adul­ta, quin­di ci sono alcu­ne figu­re impor­tan­ti per lei che ritor­na­no. La non­na non appa­re nei cor­ti pre­ce­den­ti, vie­ne sem­pli­ce­men­te cita­ta, men­tre Boris, che è la sua sto­ria d’amore più impor­tan­te, più lun­ga, ma nan­che più dele­te­ria, non può che appa­ri­re in tut­ti i film.

Alla fine “Baden Baden” rap­pre­sen­ta una pro­mes­sa non man­te­nu­ta, per­ché Ana pro­met­te alla non­na di por­tar­la alle ter­me di Baden Baden, ma la non­na pur­trop­po muo­re pri­ma che lei rie­sca a por­ta­la alle ter­me. Per­ché hai scel­to “Baden Baden” come tito­lo del film?

Pen­si che andrai a Baden Baden nel cor­so del film e lasci il film pen­san­do che andrai ad Auba­gne con l’ultimo per­so­nag­gio Amar ma nes­su­no dei due posti sarà rag­giun­to. Si trat­ta di un ragio­na­men­to sul posto in cui deci­di di anda­re quan­do cre­sci e deci­di di segui­re la tua stra­da. Così Baden Baden sareb­be potu­ta esse­re una pos­si­bi­li­tà, ma non è una pro­mes­sa non man­te­nu­ta, è sem­pli­ce­men­te una bat­tu­ta tra non­na e nipo­te, per­ché la non­na pre­fe­ri­sce rima­ne­re intrap­po­la­ta tut­ta la not­te nel­la vasca piut­to­sto che por­tar­si die­tro il cer­ca­per­so­ne per dare l’allarme. Allo­ra Ana le dice “non esse­re stu­pi­da, se vuoi rima­ne­re tut­to il gior­no nel­la vasca ti por­te­rò alle ter­me di Baden Baden”.

Con la non­na sareb­be dovu­ta anda­re a Baden Baden e con Amar ad Auba­gne, quin­di i cam­bi di per­cor­so e la for­ma­zio­ne di Ana avven­go­no attra­ver­so le per­so­ne che incontra?

Vole­vo costrui­re Ana con gli altri pro­ta­go­ni­sti e lei è la som­ma di que­sti incon­tri, e ogni nuo­vo incon­tro la influen­ze­rà in qual­che modo. Vole­vo che i co-pro­ta­go­ni­sti appa­ris­se­ro impor­tan­ti quan­to Ana per­ché sono loro a for­ma­re quel­lo che lei diven­te­rà. Il valo­re dei co-pro­ta­go­ni­sti mes­si insie­me è ugua­le a quel­lo del­la protagonista.

Un aspet­to mol­to inte­res­san­te di que­sto film è che pur rac­con­tan­do un fram­men­to di vita dolo­ro­so rie­sce a rima­ne­re leg­ge­ro e al con­tem­po pro­fon­do. Come si rie­sce ad otte­ne­re un tale equi­li­brio in un film?

Vole­vo che le per­so­ne uscis­se­ro dal­la sala pie­ne d’energia e con gio­ia. Il rife­ri­men­to che ho è Spi­no­za. Spi­no­za scri­ve che per otte­ne­re la feli­ci­tà e la liber­tà biso­gna esse­re atti­vi e non pas­si­vi. Biso­gna cer­ca­re di com­pren­de­re le pro­prie rela­zio­ni con le altre per­so­ne ed uscir­ne raf­for­za­ti. Ogni vol­ta che rie­sci a non esse­re pas­si­vo agli even­ti este­rio­ri, ma li affron­ti, in qual­che modo sta­bi­li­sci un domi­nio su di loro e que­sto accre­sce la tua gio­ia, la tua for­za vita­le. Si trat­ta di riu­sci­re a stac­car­si da un posto e sco­prir­ne un altro, di riu­sci­re a cam­bia­re pro­spet­ti­va e di ana­liz­za­re cosa ti feri­sce e per­ché ti feri­sce e ave­re un atteg­gia­men­to posi­ti­vo riguar­do al dolore.

Quin­di hai un’attitudine posi­ti­va ver­so la vita?

Sì! Però biso­gna lavo­rar­ci. Biso­gna lavo­rar­ci tut­ta la vita.

Il fat­to che la non­na muo­ia poco dopo che è sta­to ulti­ma­to il bagno rap­pre­sen­ta quel­la sot­ti­le cru­del­tà del­la vita per cui si pro­fon­de impe­gno per uno sco­po, che quan­do vie­ne final­men­te rag­giun­to per­de il suo significato?

No. Oltre al suc­ces­so mate­ria­le di aver costrui­to un bagno, per lei si è trat­ta­to di un gran­de per­cor­so per­so­na­le, anche se la non­na non potrà mai usa­re il bagno. Lei rie­sce a costrui­re un bagno è già que­sto è mera­vi­glio­so. Ma la cosa impor­tan­te non è lo sco­po, la cosa impor­tan­te è sem­pli­ce­men­te esse­re atti­vi, aumen­ta­re la pro­pria gio­ia, fare nuo­vi incon­tri. La que­stio­ne non sta nel­lo sco­po per cui costrui­sce il bagno,

Il fra­tel­lo sem­bra meno sen­si­bi­le di Ana, è per que­sto che ha un lavo­ro più sta­bi­le e nel­la vita rie­sce meglio?

La dif­fe­ren­za tra Ana e il fra­tel­lo è che lei ha il corag­gio di spe­ri­men­ta­re, ma sono sem­pli­ce­men­te due sti­li di vita diver­si, non c’è un giu­di­zio sul valo­re dell’uno o dell’altra. Ana si pren­de cura del­la non­na per­ché è in cri­si, non sa cosa fare, non ha un posto dove anda­re, ha per­so il lavo­ro. Lo fa solo per­ché deve tener­si occu­pa­ta, non ha una sta­tu­ra mora­le supe­rio­re a quel­la del fratello.

Nell’ultima sce­na, Ana ed Amar sono sedu­ti davan­ti alla cap­pel­la di Notre Dame du Haut. Ana spie­ga ad Amar che sia lui sia la cap­pel­la le dan­no for­za. In cosa si asso­mi­glia­no e in cosa dif­fe­ri­sco­no la for­za che le dona Amar e quel­la che trae dal­la cappella?

La cap­pel­la è un’opera che è sta­ta pen­sa­ta in una sin­go­la men­te (quel­la di Le Cor­bu­sier N.d.R.), ma ha richie­sto l’accordo e la col­la­bo­ra­zio­ne di mol­te per­so­ne affin­ché venis­se costrui­ta. Ana per­ce­pi­sce un signi­fi­ca­to in que­sta col­la­bo­ra­zio­ne che ha reso pos­si­bi­le la rea­liz­za­zio­ne di una gran­de ope­ra architettonica.

Amar, inve­ce, sta lascian­do la sua vita per arruo­lar­si nel­la Legio­ne Stra­nie­ra. Si trat­ta di una scel­ta radi­ca­le, per­ché quan­do ti arruo­li in quel cor­po per­di per cin­que anni qual­sia­si dirit­to civi­le. Non puoi spo­sar­ti, né ave­re figli, né acqui­sta­re case e l’esercito fran­ce­se eser­ci­ta qual­sia­si dirit­to sul­la tua vita. L’incontro con Amar le dà for­za per­ché lui è sta­to capa­ce di pren­de­re una deci­sio­ne dif­fi­ci­le sen­za esi­ta­zio­ne, men­tre Ana non è capa­ce di fare scel­te in que­sto momen­to. Inol­tre Amar è l’unico uomo del film con cui Ana non abbia avu­to una ten­sio­ne ses­sua­le e lui è mol­to riser­va­to e que­ste carat­te­ri­sti­che affa­sci­na­no mol­to Ana. Per tut­ta la dura­ta del film, se esclu­dia­mo quan­do deci­de di costrui­re il bagno, Ana è sbal­lot­ta­ta a destra e a man­ca dagli altri per­so­nag­gi. Amar dà la for­za ad Ana di pren­de­re l’iniziativa e por­tar­lo alla Cap­pel­la di Notre Dame du Haut.

Qua­li sono i tuoi pro­get­ti futu­ri? Incon­tre­re­mo anco­ra i per­so­nag­gi di que­sto film?

No, la tri­lo­gia è fini­ta. Il pros­si­mo film sarà sul­la Legio­ne Stra­nie­ra, un cor­po d’elitè dell’esercito fran­ce­se. Amar sarà il col­le­ga­men­to tra que­sto film e il pros­si­mo. Ci saran­no un grup­po di don­ne che si reca­no in Cor­si­ca per pia­ce­re e gli uomi­ni che han­no rag­giun­to la Cor­si­ca, dove ha sede la base del­la Legio­ne Stra­nie­ra, per arruo­lar­si ed anda­re in guer­ra. Sarà un film dal­la dop­pia prospettiva.

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Nicolò Tabarelli
Zelan­te buro­cra­te zari­sta, più per dispet­to che per convinzione.

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