Poesia urbana alla ‘Statale’

unnamed In foto il ‘Gran­de Atto’

Chi vive a Mila­no, pri­ma o poi, si è sicu­ra­men­te imbat­tu­to in uno dei mani­fe­sti del MEP, il Movi­men­to per l’Emancipazione del­la Poe­sia.

Non a tut­ti il nome richia­me­rà imme­dia­ta­men­te alle poe­sie che que­sto col­let­ti­vo affig­ge per tut­ta la cit­tà, ma l’aspetto dei loro volan­ti­ni, dal­la fir­ma con il nome in codi­ce al tim­bro ros­so del grup­po è sicu­ra­men­te noto alla mag­gior par­te dei milanesi.

Sul loro sito si defi­ni­sco­no così: “Il Movi­men­to per l’Emancipazione del­la Poe­sia, fon­da­to a Firen­ze nel mar­zo 2010, è un movi­men­to arti­sti­co che per­se­gue lo sco­po di infon­de­re nuo­va­men­te nel­le per­so­ne inte­res­se e rispet­to per la poe­sia nel­le sue dif­fe­ren­ti forme.”.

Nel cor­so del­le not­ti di saba­to 24 e dome­ni­ca 25 set­tem­bre il MEP ha com­piu­to un’azione affig­gen­do nume­ro­si muri nei din­tor­ni del­la Sta­ta­le. Note­vo­le soprat­tut­to, l’opera che loro chia­ma­no Gran­de Atto che con­si­ste nell’ uti­liz­za­re un foglio A4 per ogni let­te­ra per com­por­re una poe­sia a carat­te­ri cubitali

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Uno degli espo­nen­ti del MEP, B.03, ha accet­ta­to di far­si inter­vi­sta­re da Vul­ca­no Sta­ta­le per spie­gar­ci l’intento del­le loro azio­ni, a pat­to che man­te­nes­si­mo il suo anonimato.

Come e quan­do nasce MEP?

Il MEP è nato a Firen­ze nel mar­zo del 2010 dal desi­de­rio di por­ta­re la poe­sia con­tem­po­ra­nea in stra­da, sen­za inter­me­dia­ri, smar­can­do­la dal­le libre­rie, dai salot­ti e dan­do spa­zio a tut­te quel­le voci che si tro­va­no nel­la for­bi­ce tra l’autore affer­ma­to e il dilet­tan­te. Sia­mo par­ti­ti con un sito, un mani­fe­sto e una casel­la mail. Dal 2010 ad oggi, sono nati una qua­ran­ti­na di nuclei in tut­ta Ita­lia e tre all’estero (Ber­li­no, Pari­gi, Sivi­glia). Quel­lo mila­ne­se è sta­to il secon­do dopo Firenze. 

A cosa si deve la scel­ta di non usa­re cana­li isti­tu­zio­na­li per far cono­sce­re le vostre poesie?

Il MEP nasce in net­ta con­trap­po­si­zio­ne al mer­ca­to edi­to­ria­le. Un edi­to­re ha for­se più mez­zi di un Movi­men­to come il nostro ma è anche inne­ga­bil­men­te limi­ta­to dal­la logi­ca del­la ven­di­ta e del gua­da­gno. Con il risul­ta­to, spes­so, di rele­ga­re la poe­sia a ruo­li mar­gi­na­li. Negli anni abbia­mo rice­vu­to diver­se pro­po­ste di pub­bli­ca­zio­ne, ma abbia­mo sem­pre rifiu­ta­to di vede­re asso­cia­te a un prez­zo le poe­sie dei nostri autori.

Ci sono, poi, auto­ri del Movi­men­to che han­no pub­bli­ca­to libri pro­pri, o in anto­lo­gie. In quei casi vie­ne chie­sto loro di non dif­fon­de­re con il MEP quel­le stes­se poe­sie che sono pub­bli­ca­te altro­ve (per varie ragio­ni: espo­si­zio­ne del MEP a rischi lega­li per vio­la­zio­ne del copy­right, impos­si­bi­li­tà di far sal­vo l’anonimato e dun­que imme­dia­ta rico­no­sci­bi­li­tà dell’autore, incoe­ren­za teo­ri­ca per il Movi­men­to anche cir­ca la gra­tui­tà di fruizione).

Qua­le signi­fi­ca­to ha l’anonimato dei vostri fram­men­ti? Rifiu­ta­te la pater­ni­tà del­le vostre poe­sie? O addi­rit­tu­ra quel­la del­la poe­sia in generale?

Il MEP non rin­ne­ga la pater­ni­tà del­le pro­prie poe­sie: ogni auto­re man­tie­ne la pro­prie­tà di quel­lo che “pre­sta” al Movi­men­to. Ogni poe­sia è fir­ma­ta da una sigla che inden­ti­fi­ca in modo uni­vo­co l’autore del testo, sen­za però per­met­te­re che alla sigla si asso­ci il nome del poe­ta. Ogni poe­sia è pro­tet­ta dal copy­left, che per­met­te a chiun­que di usa­re le poe­sie del MEP a pat­to di non modi­fi­car­le, di cita­re la fon­te e di non usar­le a sco­po di lucro.

Con qua­le cri­te­rio deci­de­te dove affig­ge­re le vostre poesie?

L’affissione del­le poe­sie è la nostra atti­vi­tà prin­ci­pa­le ed è per­tan­to ben disci­pli­na­ta da nor­me che rispet­tia­mo rigo­ro­sa­men­te: non attac­chia­mo mai poe­sie su monu­men­ti e ope­re di street art, dal momen­to che nutria­mo pro­fon­do rispet­to nei con­fron­ti di tut­to ciò che ha un valo­re cul­tu­ra­le o arti­sti­co. Cer­chia­mo di attac­ca­re il meno pos­si­bi­le anche su muri puli­ti per­ché non voglia­mo che le nostre poe­sie sia­no un rega­lo, non un ulte­rio­re ele­men­to di degrado.

Le vostre ope­re sono pura poe­sia o voglio­no esse­re un ibri­do con la street art?

Più che “poesia di strada”, la nostra è poesia in strada.

Le nostre atti­vi­tà non si limi­ta­no all’attacchinaggio, ma com­pren­do­no anche l’inserimento di poe­sie in libri espo­sti in biblio­te­che, libre­rie e alle­sti­men­ti di vario gene­re (a Mila­no, tra gli altri, abbia­mo col­la­bo­ra­to con la Fab­bri­ca del Vapo­re, Lume, Mudec).

Dal­le moda­li­tà con cui pro­po­ne­te le vostre ope­re al pub­bli­co ci si aspet­te­reb­be che fos­se­ro sem­pli­ci stru­men­ti di denun­cia socia­le, inve­ce, spes­so, le vostre poe­sie han­no toni inti­mi­sti­ci. Per­ché affig­ge­re una poe­sia inti­mi­sti­ca ad un muro?

Dicia­mo che la denun­cia socia­le, più che nei con­te­nu­ti del­le poe­sie, è tut­ta nell’atto di attac­ca­re il foglio al muro. Pre­fe­ria­mo lascia­re agli auto­ri la pos­si­bi­li­tà di espri­mer­si libe­ra­men­te, sen­za indi­ca­zio­ni di for­ma o di contenuto.

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Nicolò Tabarelli
Zelan­te buro­cra­te zari­sta, più per dispet­to che per convinzione.

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