Bob Dylan non si merita il Nobel. O forse sì?

Il 10 dicem­bre pros­si­mo, a Oslo, si ter­rà la ceri­mo­nia di pre­mia­zio­ne del Nobel per la let­te­ra­tu­ra 2016, ma nes­su­no sa se Bob Dylan si pre­sen­te­rà o no.

Asse­gna­to­gli il 13 otto­bre, il can­tau­to­re ha rice­vu­to il pre­sti­gio­so pre­mio per aver “crea­to una nuo­va espres­sio­ne poe­ti­ca nel­l’am­bi­to del­la tra­di­zio­ne del­la gran­de can­zo­ne ame­ri­ca­na”. Pare che i pre­sen­ti l’abbiano sapu­to anco­ra pri­ma dell’artista stes­so, come ha comu­ni­ca­to la segre­ta­ria dell’accademia sve­de­se Sarah Danius, e che la rea­zio­ne sia sta­ta un for­te boato.

Sem­bra anche che il sen­to­re che Dylan potes­se vin­ce­re il pre­mio fos­se già in cir­co­lo da qual­che tem­po. Quel­lo che è cer­to, in ogni caso, è che la noti­zia non ha crea­to poco scal­po­re, ma ha infer­vo­ra­to il mon­do del­la cul­tu­ra internazionale.

Anche quest’anno, mol­ti era­no i can­di­da­ti sto­ri­ci che, anco­ra una vol­ta, non han­no vin­to, pro­traen­do l’agonia di cri­ti­ci e stu­dio­si ma anche di appas­sio­na­ti lettori.

Ancora una volta sono stati snobbati Haruki Murakami, Don DeLillo, Philip Roth e molti altri che, proprio come Leonardo Di Caprio con l’Oscar, sembrano non giungere mai alla meta. Ma Leo ce l’ha fatta, quindi le speranze non devono morire.

La comu­ni­tà let­te­ra­ria di tut­to il mon­do si è divi­sa su un giu­di­zio così ina­spet­ta­to: nel nostro pae­se, Ales­san­dro Baric­co ha espres­so il suo scet­ti­ci­smo, defi­nen­do Dylan cer­ta­men­te un gran­dis­si­mo arti­sta, ma non tro­van­do ragio­ni vali­de per asse­gnar­gli il pre­mio. È scop­pia­ta subi­to la pole­mi­ca con Gio­van­ni Riot­ta, gior­na­li­sta del­la Stam­pa, che si è sca­glia­to con­tro lo scrit­to­re di “Ocea­no mare” — e a favo­re di Dylan – chie­den­do­si quan­to poco potes­se cen­tra­re Baric­co con il pre­mio Nobel. “Nean­che di stri­scio” avreb­be sostenuto.

La moti­va­zio­ne del­la scel­ta di Bob Dylan è sta­to il gran­de con­tri­bu­to che il can­tau­to­re ha dato alla can­zo­ne ame­ri­ca­na. Qual­cu­no ha sen­ten­zia­to che sì, è vero, il con­tri­bu­to c’è sta­to ed è anche sta­to evi­den­te, ma che in que­sto modo il Nobel per la let­te­ra­tu­ra fini­sce per esse­re un pre­mio al cam­bia­men­to del­la socie­tà e non all’estetica vera e propria.

Spes­so, tut­ta­via, in un mon­do fat­to di cate­go­rie rigi­de come il nostro ci si dimen­ti­ca del­la poten­te inter­con­nes­sio­ne fra le arti.

Il medioe­vo, così lon­ta­no sto­ri­ca­men­te e ideo­lo­gi­ca­men­te da noi, con­ce­pi­va la real­tà in modo total­men­te diver­so da come fac­cia­mo noi, tro­van­do ovun­que con­nes­sio­ni e richia­mi fra le varie par­ti che la componevano.

E pro­prio nel medioe­vo nasce la bal­la­ta, il gene­re poe­ti­co alla base del­la can­zo­ne moder­na. De André, Gaber, Ten­co, Dylan sono tut­ti can­tau­to­ri che si rifan­no al gene­re. Inol­tre, Robert Allen Zim­mer­man (vero nome di Bob Dylan) è noto anche come poe­ta e scrit­to­re, oltre che come pit­to­re, scul­to­re e attore.

I suoi lavo­ri, soprat­tut­to agli esor­di negli anni ’50 e ‘60, si ispi­ra­no alla let­te­ra­tu­ra ame­ri­ca­na e alla Beat Gene­re­tion, con cui il pre­mio Nobel con­di­vi­de le pul­sio­ni – soprat­tut­to socia­li – anti­con­for­mi­ste, come la con­te­sta­zio­ne del mito del dena­ro, l’antimilitarismo e il rifiu­to del­la violenza.

Figlio di uno dei movimenti letterari più amati e discussi, Bob Dylan ha saputo coinvolgere milioni di giovani con i suoi ideali e le sue parole, che fossero poetiche o no, degne o non degne di un Nobel per la letteratura.

Mol­ti detrat­to­ri, oltre al fol­to grup­po di stu­dio­si e ricer­ca­to­ri, sono sem­pli­ci frui­to­ri, non sem­pre fini cono­sci­to­ri del­le ope­re let­te­ra­rie più raf­fi­na­te (anzi, spes­so let­to­ri di gene­ri trash e/o main­stream) e il più del­le vol­te igno­ran­ti dei per­cor­si let­te­ra­ri, lun­ghi mil­len­ni, che por­ta­no – anche – alle ope­re scel­te dall’accademia sve­de­se. Vie­ne quin­di da chie­der­si se i giu­di­zi nega­ti­vi mos­si con­tro il pove­ro Robert Allen nasca­no da una rifles­sio­ne pon­de­ra­ta o dall’eterna volon­tà di con­te­sta­re il sistema.

Biso­gne­reb­be allo­ra tor­na­re – anco­ra una vol­ta – al medioe­vo, e alla glo­rio­sa Lau­rea Poe­ti­ca – mas­si­ma ono­ri­fi­cen­za let­te­ra­ria dell’epoca – e abo­li­re il Nobel. Anche se, effet­ti­va­men­te, Petrar­ca, uno dei pochi ita­lia­ni ad esse­re inco­ro­na­to, di bal­la­te ne ha scrit­te parecchie.

Con­di­vi­di:
Elena Cirla
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne, clas­se 1994.
Aman­te del­l’au­tun­no, dei viag­gi e del vino rosso.

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