Burqa e niqab non piacciono agli Svizzeri

Gisele Marie, a Muslim woman and professional heavy metal musician, crosses a street after a rehearsal at a studio in Sao Paulo September 15, 2015. Based in Sao Paulo, Marie, 42, is the granddaughter of German Catholics, and converted to Islam several months after her father passed away in 2009. Marie, who wears the Burka, has been fronting her brothers' heavy metal band "Spectrus" since 2012. "People do not expect to see a Muslim woman who uses a Burqa, practices the religion properly and is a professional guitarist who plays in a Heavy Metal band, so many people are shocked by it. But other people are curious and find it interesting, and others think that it is cool, but definitely, many people are shocked," said Marie. Picture taken September 15, 2015. REUTERS/Nacho Doce - RTX1RYIA

Il 1 luglio 2016 in Tici­no era entra­to in vigo­re il divie­to del­la dis­si­mu­la­zio­ne del viso in luo­ghi pub­bli­ci, più cono­sciu­to come “leg­ge anti-burqa”.

A tre anni di distan­za dal voto che accet­tó que­sto divie­to, la Con­fe­de­ra­zio­ne potreb­be segui­re l’esempio ticinese.

Il 27 settembre infatti il Consiglio Nazionale ha approvato con un solo voto di scarto, 88 voti contro 87, un’iniziativa parlamentare che potrebbe estendere la legge che vieta il burqa a tutto il territorio svizzero.

La pro­po­sta è sta­ta pre­sen­ta­ta dal con­si­glie­re nazio­na­le Wal­ter Wob­mann, un espo­nen­te di UDC che oltre ad aver aper­ta­men­te dichia­ra­to di appog­gia­re l’associazione PEGIDA (il movi­men­to tede­sco xeno­fo­bo anti-immi­gra­zio­ne e anti-isla­mi­co), lo scor­so 15 mar­zo a Ber­na ave­va orga­niz­za­to una mani­fe­sta­zio­ne in com­pa­gnia di alcu­ne per­so­ne masche­ra­te da van­da­li o che indos­sa­va­no il velo inte­gra­le in occa­sio­ne del lan­cio del­la sud­det­ta iniziativa.

Le ragio­ni per intro­dur­re il divie­to del­la dis­si­mu­la­zio­ne del viso nel­la Costi­tu­zio­ne fede­ra­le sem­bra­no esse­re sostan­zial­men­te le stes­se soste­nu­te dai pro­mo­to­ri dell’iniziativa popo­la­re del 2013 che inneg­gia­va­no alla sicu­rez­za e al femminismo.

Anche in que­sto caso i soste­ni­to­ri del divie­to del bur­qa si pre­sen­ta­no come difen­so­ri del­la digni­tà del­la don­na che il bur­qa e il niqab non rispet­te­reb­be­ro e dell’ordine pub­bli­co, ma soprat­tut­to come oppo­si­to­ri di una pre­sun­ta isla­miz­za­zio­ne che sta aven­do luo­go in Sviz­ze­ra, nono­stan­te la per­cen­tua­le di appar­te­nen­ti a comu­ni­tà musul­ma­ne e isla­mi­che tra il 2012 e il 2014 in Sviz­ze­ra rag­giun­ga appe­na il 5%.

In un’intervista a Swis­sin­fo infat­ti Wob­mann soste­ne­va che il bur­qa “non fa par­te del­la nostra cul­tu­ra. Da noi si mostra il viso. Il velo è fuo­ri luo­go qui. Ma si trat­ta anche di garan­ti­re la sicu­rez­za. Una per­so­na si può nascon­de­re sen­za dif­fi­col­tà sot­to que­sto capo d’ab­bi­glia­men­to per per­pe­tra­re un attac­co terroristico.”
I con­tra­ri alla “leg­ge anti-bur­qa” inve­ce non solo rimar­ca­no che essa por­te­reb­be ad un ine­vi­ta­bi­le ina­spri­men­to del­le rela­zio­ni con la comu­ni­tà isla­mi­ca, ma anche che dan­neg­ge­reb­be il set­to­re del turi­smo, che vive in buo­na par­te gra­zie al flus­so arabo.

Nel­la stes­sa inter­vi­sta di Swis­sin­fo, Alec von Graf­fen­ried aggiun­ge anche che “il divie­to di por­ta­re il bur­qa è una rispo­sta sba­glia­ta a una que­stio­ne ine­si­sten­te. In que­sto momen­to non abbia­mo un pro­ble­ma con le don­ne che por­ta­no il burqa”.

L’iniziativa dovrà ora esse­re esa­mi­na­ta ed even­tual­men­te appro­va­ta dal Con­si­glio degli Sta­ti, dove si pen­sa che avrà vita bre­ve poi­ché la com­mis­sio­ne si è già dichia­ra­ta in mag­gio­ran­za contraria.

Ma non è solo la Sviz­ze­ra a nascon­der­si die­tro la pre­ven­zio­ne con­tro attac­chi ter­ro­ri­sti­ci per giu­sti­fi­ca­re leg­gi xenofobe.

Ieri, 30 set­tem­bre 2016, infat­ti il Par­la­men­to bul­ga­ro ha appro­va­to una leg­ge pro­po­sta da Fron­te Patriot­ti­co, un par­ti­to nazio­na­li­sta bul­ga­ro, che vie­ta di por­ta­re il bur­qa e qua­lun­que altro indu­men­to che nascon­da il viso in luo­ghi pub­bli­ci. La Bul­ga­ria si alli­nea quin­di a Bel­gio e Fran­cia che ave­va­no intro­dot­to il divie­to di bur­qa e niqab già nel 2010.

 

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Barbara Venneri
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