Olimpiadi sí, olimpiadi no

Cla­ris­sa Massarelli

Il 21 set­tem­bre la giun­ta Rag­gi ha det­to NO alla can­di­da­tu­ra di Roma per ospi­ta­re i Gio­chi Olim­pi­ci del 2024. Dopo que­sta comu­ni­ca­zio­ne, in Ita­lia e all’estero si è ritor­na­ti a par­la­re dell’effettiva con­ve­nien­za eco­no­mi­ca, poli­ti­ca e socia­le ad ospi­ta­re un even­to di così gran­de por­ta­ta. Per quan­to riguar­da l’Italia, il Gover­no non ha accet­ta­to di buon gra­do la deci­sio­ne pre­sa dal­la Capi­ta­le, accu­san­do il sin­da­co di teme­re di non esse­re in gra­do di gesti­re e coor­di­na­re l’organizzazione del­le olimpiadi.

La Capi­ta­le, di con­tro, avan­za del­le ragio­ni pret­ta­men­te eco­no­mi­che, pre­ve­den­do del­le for­ti per­di­te ope­ra­ti­ve a dan­no dei cit­ta­di­ni e del­la cit­tà stes­sa, se si deci­des­se di accet­ta­re la candidatura.

Non sap­pia­mo anco­ra dire con cer­tez­za se la deci­sio­ne pre­sa sia sta­ta buo­na o meno per il futu­ro di Roma e dei suoi cit­ta­di­ni, ma quel­lo che sicu­ra­men­te si può fare è ana­liz­za­re l’andamento del­le olim­pia­di pas­sa­te cer­can­do di fare chia­rez­za sugli effet­ti­vi gua­da­gni che que­sti gran­di even­ti han­no gene­ra­to e soprat­tut­to sui costi che sono sta­ti affrontati.

Secondo lo studio di Gavin Poynter, docente di Scienze sociali alla East London University e direttore del Centro di ricerca universitario Leri, le Olimpiadi possono essere suddivise in quattro “fasi economiche”:

la pri­ma va dal­le Olim­pia­di di Ate­ne del 1896 a quel­le del Mes­si­co del 1968 in cui l’unico valo­re a muo­ve­re l’organizzazione di que­sti even­ti era lo sport; la secon­da fase ini­zia coi gio­chi di Mona­co di Bavie­ra nel 1972 e ter­mi­na con quel­li di Mosca del 1980, in cui si comin­cia a paven­ta­re l’idea di un pos­si­bi­le gua­da­gno cor­re­la­to all’evento spor­ti­vo gra­zie alla nasci­ta del­le pri­me spon­so­riz­za­zio­ni e dirit­ti tele­vi­si­vi; dai gio­chi di Los Ange­les del 1984 (che come vedre­mo più avan­ti ha por­ta­to un uti­le di 250 milio­ni) a quel­li di Seoul del 1988 si entra nel­la visio­ne pura­men­te com­mer­cia­le dell’evento per poi cul­mi­na­re nel­la quar­ta e ulti­ma fase che stia­mo viven­do anco­ra oggi e che ini­ziò con le olim­pia­di di Bar­cel­lo­na del 1992. Da quel­l’an­no l’evento diven­tò  una vera e pro­pria oppor­tu­ni­tà di busi­ness che coin­vol­ge fon­di pub­bli­ci e pri­va­ti, gene­ran­do anche corruzione.

Ma è dav­ve­ro con­ve­nien­te ospi­ta­re le olim­pia­di? Che van­tag­gi por­ta nel bre­ve e medio-lun­go perio­do alla cit­tà ospi­tan­te? E se li por­ta, a qua­le costo? Nel gra­fi­co sot­to­stan­te, (FIG.1) sono ripor­ta­ti i costi soste­nu­ti dal­le varie cit­tà per ospi­ta­re i gio­chi olim­pi­ci dal 2000 in poi:

imageI costi asso­cia­ti alle olim­pia­di si pos­so­no divi­de­re in tre cate­go­rie: infra­strut­tu­re gene­ri­che, come tra­spor­ti e hotel per ospi­ta­re atle­ti e turi­sti, infra­strut­tu­re spor­ti­ve spe­ci­fi­che per dispu­ta­re le varie disci­pli­ne e costi ope­ra­ti­vi che inclu­do­no ammi­ni­stra­zio­ne e ceri­mo­nia di aper­tu­ra e chiu­su­ra oltre che la sicu­rez­za. Le tre cate­go­rie di bene­fi­ci pro­ve­nien­ti dal­le olim­pia­di pos­so­no esse­re rias­sun­ti nel gua­da­gno di bre­ve ter­mi­ne por­ta­to dai turi­sti che sog­gior­na­no e spen­do­no duran­te il perio­do dei gio­chi; nel medio-lun­go ter­mi­ne gene­ral­men­te si pos­so­no osser­va­re dei miglio­ra­men­ti nel­le infra­strut­tu­re, l’incremento di com­mer­ci e inve­sti­men­ti este­ri e la con­stan­te affluen­za di turi­sti anche dopo la fine dell’evento.

Da uno stu­dio con­dot­to da R.A. Baa­de and V.A. Mathe­son – pub­bli­ca­to sul Jour­nal of eco­no­mic pro­spec­ti­ve – si evin­ce che le olim­pia­di sono un inve­sti­men­to a per­de­re per le cit­tà. I con­ti in bilan­cio risul­ta­no posi­ti­vi solo in pre­sen­za di alcu­ne deter­mi­na­te con­di­zio­ni e cir­co­stan­ze. Inol­tre la pro­por­zio­ne costi-pro­fit­ti è meno soste­ni­bi­le per i pae­si in via di svi­lup­po che per i pae­si indu­stria­liz­za­ti. Per Rio de Janei­ro, che è già una del­le cit­tà più cono­sciu­te e turi­sti­che del sud Ame­ri­ca, è ser­vi­to costrui­re oltre 15000 stan­ze di hotel aggiun­ti­ve per i gio­chi olim­pi­ci esti­vi. Gene­ral­men­te gli inve­sti­men­ti nel set­to­re alber­ghie­ro ripa­ga­no anche nel lun­go perio­do, soprat­tut­to per una cit­tà già di per se turi­sti­ca come Rio; discor­so diver­so se si trat­ta di un inve­sti­men­to pesan­te per accon­ten­ta­re un pic­co di doman­da che dure­rà solo un paio di settimane.

Ad esem­pio, il 40% del­le strut­tu­re alber­ghie­re nate per i gio­chi di Lil­le­ham­mer in Nor­ve­gia, non sono riu­sci­te a soprav­vi­ve­re nel lun­go perio­do, dichia­ran­do ban­ca­rot­ta. Per quan­to riguar­da le infra­strut­tu­re spor­ti­ve spe­cia­liz­za­te di cui le cit­tà devo­no for­nir­si, c’è poco da dire: il costo è spro­por­zio­na­to e non ammor­tiz­za­bi­le in futu­ro, dato che sono strut­tu­re dif­fi­cil­men­te riu­ti­liz­za­bi­li e che richie­do­no un costo di manu­ten­zio­ne mol­to alto ( i cosid­det­ti ele­fan­ti bianchi).

Mol­te cit­tà, come ad esem­pio Bei­jing, han­no cer­ta­men­te vara­to dei pia­ni per la riqua­li­fi­ca­zio­ne e la diver­si­fi­ca­zio­ne d’uso del­le strut­tu­re crea­te, ma il pro­fit­to deri­van­te dall’operazione è sta­to sem­pre infe­rio­re al costo di realizzazione.

 

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Come si vede chia­ra­men­te dai dati finan­zia­ri rela­ti­vi ai gio­chi olim­pi­ci di Van­cou­ver del 2010 e di Lon­dra del 2012, i pro­fit­ti gene­ra­ti da dirit­ti tele­vi­si­vi, spon­so­riz­za­zio­ni, bigliet­ti e altro sono solo una par­te dei soli costi rela­ti­vi al set­to­re alber­ghie­ro. Que­sto signi­fi­ca che i gover­ni devo­no fare affi­da­men­to su altre fon­ti di pro­fit­to per poter giu­sti­fi­ca­re eco­no­mi­ca­men­te l’evento.

Un altro slo­gan lar­ga­men­te usa­to da colo­ro che desi­de­ra­no ospi­ta­re le olim­pia­di è la clas­si­ca pro­mes­sa dell’aumento dei posti di lavo­ro. Si trat­ta di una mano­vra di mar­ke­ting anche que­sta? Pro­ba­bil­men­te si. Un recen­te stu­dio con­dot­to da Bau­mann, Enge­lhardt e Mathe­son (2012) ha pre­so in con­si­de­ra­zio­ne il tas­so di occu­pa­zio­ne men­si­le in diver­si set­to­ri come il retail, e il com­mer­cio tra il 1990 e il 2009 in Utah, con­trol­lan­do in manie­ra spe­ci­fi­ca i tas­si di occu­pa­zio­ne duran­te il perio­do del­le olimpiadi.

Gli studiosi non hanno trovato un identificabile incremento dell’occupazione né prima né dopo le olimpiadi e, nonostante abbiano trovato un incremento di impiego durante i giochi, si tratta comunque di un incremento che va dai 4000 ai 7000 posti di lavoro, che è circa ¼ dell’aumento promesso dagli organizzatori.

Que­sto signi­fi­ca che se il gover­no ha spe­so 342 milio­ni di dol­la­ri per la pre­pa­ra­zio­ne alle olim­pia­di e cir­ca 1.1 miliar­di in strut­tu­re alber­ghie­re, il costo per sin­go­lo posto di lavo­ro crea­to ammon­ta a cir­ca 300.000 dol­la­ri. Per altri esem­pi che seguo­no que­sto trend, ci si può rifa­re alla tabel­la sottostante:

imagePer spo­sta­re la pole­mi­ca dai fat­ti mera­men­te eco­no­mi­ci, si può anche sot­to­li­nea­re la qua­li­tà del lavo­ro che arri­va duran­te il perio­do del­le olim­pia­di: per rien­tra­re nel­le sca­den­ze e arri­va­re in tem­po per l’inizio dei gio­chi ci sono del­le tem­pi­sti­che mol­to ser­ra­te e, di con­se­guen­za, la qua­li­tà del lavo­ro di qual­sia­si set­to­re, dall’amministrativo al mani­fat­tu­rie­ro peg­gio­ra con­si­de­re­vol­men­te, soprat­tut­to per­ché la for­za lavo­ro impie­ga­ta è sem­pre infe­rio­re a quel­la necessaria.

Tor­nan­do a quel­li che potreb­be­ro esse­re i bene­fi­ci di medio-lun­go perio­do, ricor­dia­mo sicu­ra­men­te che la costru­zio­ne o il miglio­ra­men­to di infra­strut­tu­re esi­sten­ti e la rea­liz­za­zio­ne di impian­ti spe­ci­fi­ci aumen­ta­no la vivi­bi­li­tà del­la cit­tà, ren­den­do più feli­ci i resi­den­ti. Inol­tre, l’attenzione dei media con­cen­tra­ta nel­le tre set­ti­ma­ne di svol­gi­men­to dei gio­chi, por­ta un incre­men­to del­la pub­bli­ci­tà e del­la valo­riz­za­zio­ne di luo­ghi e bel­lez­ze maga­ri non da tut­ti cono­sciu­te, ispi­ran­do così futu­re onda­te di turi­smo. Per que­sto ulti­mo pun­to ci sono dei pare­ri con­tra­stan­ti: pro­ba­bil­men­te Rio, che già di per sé si carat­te­riz­za come meta turi­sti­ca, non trar­rà un sostan­zia­le aumen­to sul fron­te turi­smo nei pros­si­mi anni. Diver­sa­men­te fu per i gio­chi di Bar­cel­lo­na, che, essen­do sem­pre sta­ta oscu­ra­ta da Madrid, non riu­sci­va a impor­si come desti­na­zio­ne turi­sti­ca inter­na­zio­na­le. Gra­zie alle olim­pia­di, Bar­cel­lo­na è sta­ta per diver­si anni la pri­ma meta turi­sti­ca in Europa.

In generale possiamo dire che la leva del turismo portata dalle olimpiadi funziona nel caso in cui le città host siano messe in ombra dalla fama di altre città limitrofe più grandi e più conosciute, come il caso di Barcellona e Madrid.

Ma allo­ra per­ché le cit­tà con­ti­nua­no a con­cor­re­re per ospi­ta­re le olim­pia­di? Nono­stan­te il risul­ta­to tota­le del­le olim­pia­di sia ten­den­zial­men­te nega­ti­vo, ci sono dei set­to­ri eco­no­mi­ci come l’industria edi­li­zia e alber­ghie­ra che han­no un gran­de ritor­no eco­no­mi­co e inte­res­se nell’ospitare i gio­chi olim­pi­ci rispet­to a tut­ti gli altri atto­ri eco­no­mi­ci e socia­li. La secon­da ragio­ne è che fon­da­men­tal­men­te le que­stio­ni eco­no­mi­che non c’en­tra­no, ma esse­re la cit­tà vin­ci­tri­ce che ospi­te­rà le olim­pia­di è moti­vo di van­to isti­tu­zio­na­le e dimo­stra­zio­ne del­la for­za poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca del­la Nazione.

In con­clu­sio­ne si potreb­be dire che Roma ha fat­to la scel­ta giu­sta: è una cit­tà che ha biso­gno di esse­re risol­le­va­ta e tut­ti gli sfor­zi finan­zia­ri e socia­li devo­no esse­re indi­riz­za­ti alla crea­zio­ne di wel­fa­re, al miglio­ra­men­to del­le infra­strut­tu­re e dei tra­spor­ti e, soprat­tut­to, all’attuazione di un pia­no serio che impon­ga tra­spa­ren­za nel­le isti­tu­zio­ni e limi­ti gli atti di cor­ru­zio­ne, che nel nostro pae­se è anco­ra dif­fi­ci­le da combattere.

Un cam­bio di stra­te­gia andreb­be fat­to anche nell’organizzazione del­le olim­pia­di, cer­can­do di valu­ta­re ade­gua­ta­men­te le cit­tà par­ten­do dal­le risor­se che han­no, impo­nen­do un miglio­ra­men­to dell’esistente sco­rag­gian­do la costru­zo­ne di nuo­ve infra­strut­tu­re, cer­can­do di pun­ta­re su poli­ti­che di tra­spa­ren­za e soste­ni­bi­li­tà che, una vol­ta entra­ti nel vor­ti­ce del busi­ness, sono sta­te accan­to­na­te insie­me al valo­re del­lo sport.

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