‘La nave di Teseo’ compie un anno. Intervista a Elisabetta Sgarbi

La nave di Teseo è una casa edi­tri­ce di nar­ra­ti­va, sag­gi­sti­ca e poe­sia, ita­lia­ne e stra­nie­re, atten­ta alla valo­riz­za­zio­ne dei clas­si­ci” ci rac­con­ta Eli­sa­bet­ta Sgar­bi, fon­da­tri­ce e diret­tri­ce edi­to­ria­le del­la casa edi­tri­ce, atti­va dal 2015. In occa­sio­ne del pri­mo anni­ver­sa­rio abbia­mo deci­so di intervistarla.
A spin­ger­la a con­se­gna­re la let­te­ra di “auto­li­cen­zia­men­to” il 28 novem­bre 2014 è sta­ta la ces­sio­ne di Rcs Media­group di Bom­pia­niRiz­zo­li libriMon­da­do­ri.
Si è trat­ta­to solo di un moto di pro­te­sta con­tro il qua­si-mono­po­lio del mer­ca­to libra­rio che si sareb­be venu­to a crea­re o alla scel­ta ha con­tri­bui­to anche un’in­con­ci­lia­bi­li­tà di visio­ni col grup­po Mon­da­do­ri?
Non ave­vo e non ho nul­la con­tro Mon­da­do­ri in se’, non so se, a que­sto pun­to, val­ga la reciproca.

 La concentrazione che si è creata farà male al mondo dei libri.

Que­sta era e resta la nostra opinione.

 Com’è anda­to il pri­mo anno de La Nave di Teseo? Sono sta­te più le sod­di­sfa­zio­ni o le difficoltà?
Abbia­mo crea­to una casa edi­tri­ce con una quo­ta di mer­ca­to di oltre l’1%, in meno di un anno di atti­vi­tà. Non ricor­do casi ana­lo­ghi nel­l’e­di­to­ria. Abbia­mo costrui­to un catalogo.
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Il nome del­la casa edi­tri­ce si rife­ri­sce al para­dos­so del­la nave di Teseo? Se que­sto è il caso, i fram­men­ti che cam­bia­no sono gli auto­ri men­tre l’in­sie­me immu­ta­bi­le, la nave, è la casa editrice?
Lo spi­ri­to, la pas­sio­ne, l’e­ner­gia sono la ‘for­ma’ del­la Nave per­ché sono le per­so­ne che la com­pon­go­no che fan­no una casa edi­tri­ce. “Per­so­ne”, paro­la in disu­so nel con­te­sto editoriale.
“Esa­mi­na­re un cata­lo­go di un edi­to­re è l’u­ni­co modo per giu­di­ca­re un buon edi­to­re: la scel­ta dei tito­li, ma anche la sequen­za con cui ven­go­no pro­po­sti e la tenu­ta nel tem­po di que­ste scel­te, sono gli uni­ci cri­te­ri pos­si­bi­li per valu­ta­re il suo ope­ra­to.” Stan­do agli attri­bu­ti del­la buo­na casa edi­tri­ce, elen­ca­ti in que­sta cita­zio­ne di Rober­to Calas­so (diret­to­re edi­to­ria­le del­la casa edi­tri­ce Adel­phi NdR), la sua è una buo­na casa editrice?
Ho sem­pre pen­sa­to che la casa edi­tri­ce è una casa edi­tri­ce degli auto­ri. Gli auto­ri, nel­la loro con­ti­nui­tà, nel­la loro diver­si­tà, costrui­sco­no una sto­ria. Le tan­te sto­rie fan­no una casa editrice.
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Lei è edi­tri­ce di suo fra­tel­lo ed è la per­so­na che ha fat­to sco­pri­re a suo padre la sua vena di scrit­to­re. Quan­do si trat­ta del­le loro ope­re, con padre e fra­tel­lo intrat­tie­ne un rap­por­to stret­ta­men­te pro­fes­sio­na­le o l’ap­proc­cio cambia?
Non esi­ste un approc­cio stret­ta­men­te pro­fes­sio­na­le nel­l’e­di­to­ria. Non sia­mo dei pas­sa­car­te. In ogni libro entra in gio­co la per­so­na dell’editore.
 Lo scor­so anno è venu­ta a man­ca­re Sua madre, Rina Caval­li­ni. Di lei sono sta­te det­te paro­le com­mos­se sia da suo fra­tel­lo e suo padre, sia da lei. Era Sua madre a tene­re insie­me le per­so­na­li­tà for­ti del­la Sua famiglia?
Mia madre era una per­so­na straor­di­na­ria e straor­di­na­ria­men­te vita­le. Lascia un vuo­to incol­ma­bi­le, intor­no a que­sto vuo­to, anche, ruo­ta la mia fami­glia. Quin­di anco­ra vive, obbli­gan­do­ci a inter­pre­ta­re anche la sua parte.
 I libri de La nave di Teseo sono di otti­ma qua­li­tà, tut­ta­via in cata­lo­go è dif­fi­ci­le tro­va­re tito­li che costi­no meno di die­ci euro.
In Ita­lia, per quan­to riguar­da i libri, sem­bra che la qua­li­tà e il prez­zo non pos­sa­no esse­re in  buon rap­por­to, men­tre all’e­ste­ro-pen­so soprat­tut­to alla tede­sca Reclam- i clas­si­ci ven­go­no ven­du­ti con prez­zi che van­no dai tre ai cin­que euro.
Come si può com­bat­te­re il ‘caro libri’ sen­za infi­cia­re trop­po la qua­li­tà del prodotto?
Ite­ra­ting gra­ce costa meno di 10 euro. Il prez­zo è la risul­tan­te di com­po­nen­ti diverse.
 Il libro non è un pro­dot­to che va oltre le stret­te le logi­che com­mer­cia­li e pre­sup­por­reb­be una sor­ta di obbli­go mora­le ad ave­re riguar­do dei clien­ti con mino­re dispo­ni­bi­li­tà economica?
Il libro è un ogget­to più pre­zio­so di un gio­iel­lo. E come tale va valutato.
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Qual è sta­to il Suo pen­sie­ro quan­do, in segui­to ad una pro­ce­du­ra di Anti­tru­st, Bom­pia­ni è pas­sa­ta a Mar­si­lio ed è sta­ta in segui­to, nel set­tem­bre 2016, acqui­si­ta da Giun­ti?
Smac­co per un posto che è sta­to lascia­to, for­se pre­ma­tu­ra­men­te o gra­ti­tu­di­ne per le vicis­si­tu­di­ni che L’han­no por­ta­ta a fon­da­re La nave di Teseo?
Alla Bom­pia­ni ero un dipen­den­te, uscen­do ho fon­da­to insie­me a nomi straor­di­na­ri una casa edi­tri­ce. Ho scel­to l’in­di­pen­den­za e ho scel­to di non esse­re ven­du­ta. E se La nave di Teseo non fos­se nata, dubi­to che ci sareb­be sta­ta una deci­sio­ne in que­sto sen­so dell’Antitrust.

 

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Nicolò Tabarelli
Zelan­te buro­cra­te zari­sta, più per dispet­to che per convinzione.

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