Murray sale sul trono: il tennis ha un nuovo re

Andy Murray (GBR)[3] won the 2012 US Open after he defeated Novak Djokovic (SRB)[2]in the finals.

“È sta­to un lun­go viag­gio”, come ha scrit­to mam­ma Judy, coach e pri­mis­si­ma soste­ni­tri­ce del ten­ni­sta bri­tan­ni­co. Tan­to lun­go e tor­tuo­so quan­to — pro­ba­bil­men­te — esa­spe­ran­te è sta­ta l’attesa, ma alla fine Andy Mur­ray è sul­la vet­ta, al ter­mi­ne di una sca­la­ta che mol­ti pen­sa­va­no non fos­se pos­si­bi­le per lui.

Duran­te un perio­do ten­ni­sti­co rela­ti­va­men­te cal­mo, la pri­ma posi­zio­ne del ran­king mon­dia­le è pas­sa­ta al ten­ni­sta bri­tan­ni­co che, dopo aver vin­to un match ieri a Pari­gi, ha final­men­te scal­za­to Novak Djo­ko­vic, lea­der indi­scus­so — se non con­si­de­ria­mo i due bre­vi “sci­vo­lo­ni” al secon­do posto del 2012 e del 2013 — del­la clas­si­fi­ca ATP dal 2011.

La fina­le di dome­ni­ca­na ha visto trion­fa­re Mur­ray su Isner in tre set (6–3, 6–7, 6–3) e così è sta­to pos­si­bi­le allun­ga­re il distac­co sul ten­ni­sta ser­bo di 408 pun­ti ATP che però potreb­be­ro esse­re recu­pe­ra­ti nell’ultimissimo tor­neo sta­gio­na­le: le ATP Word Finals di Lon­dra, acces­si­bi­li solo ai miglio­ri 8 ten­ni­sti sul­la piazza.

Ma adesso Murray può davvero festeggiare: dei “fab four”, i quattro atleti che si sono contesi il primato mondiale negli ultimi anni, (ossia Nadal, Federer, Djokovic e ovviamente Murray), era l’unico a non aver ancora raggiunto la prima posizione.

Per que­sto mol­ti lo con­si­de­ra­va­no il fana­li­no di coda del grup­po sep­pur abbia dimo­stra­to di saper tene­re il pas­so dei gigan­ti, met­ten­do spes­so loro i basto­ni fra le ruo­te, sof­fian­do loro qual­che fina­le di Slam o facen­do­gli qual­che sgam­bet­to, sen­za però mai a riu­sci­re a ruba­re quei pun­ti che sareb­be­ro sta­ti deci­si­vi per un sor­pas­so, fino a quest’anno.

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I “fab four”: da sini­stra Djo­ko­vic, Nadal, Mur­ray e Federer

Del resto, alla sua pro­ver­bia­le resi­sten­za in gio­co che fa di lui un difen­so­re da fon­do incre­di­bi­le, ha accom­pa­gna­to altret­tan­ta tena­cia nel non per­de­re la pazien­za dedi­can­do­si sem­pre al lavo­ro: Mur­ray è diven­ta­to nume­ro 4 del mon­do nel 2008 e ha rag­giun­to la secon­da posi­zio­ne nell’anno suc­ces­si­vo. Per set­te anni lo scoz­ze­se ha orbi­ta­to nel­le sfe­re dei cie­li alti ten­ni­sti­ci, sen­za mai ascen­de­re all’empireo.

Faci­le dire “Beh, se non quest’anno quan­do?”, anno in cui Fede­rer ha sal­ta­to tor­nei impor­tan­ti e lo stes­so ha fat­to Nadal, che a cau­sa di pesan­ti infor­tu­ni ha dovu­to ral­len­ta­re il rit­mo del­la rin­cor­sa alle pri­me posi­zio­ni. Nole ha accu­sa­to un calo fisi­co rispet­to agli anni scor­si e i recen­ti exploit di Wawrinka.

Le aspet­ta­ti­ve che Mur­ray ave­va sul­le spal­le non sono mai sta­te poche: sua madre, che oggi lo segue in tut­to il mon­do, gli mise la rac­chet­ta in mano già a tre anni, e chi segue la car­rie­ra di Andy ormai cono­sce­rà quan­to Judy Mur­ray pos­sa esse­re una per­so­na­li­tà inva­den­te e for­te. Tan­tis­si­me atte­se da sod­di­sfa­re era­no per lui quel­le di tut­to il pub­bli­co bri­tan­ni­co, che non ha mai avu­to un pro­prio rap­pre­sen­ta­te al ver­ti­ce del ten­nis mondiale.

Il pub­bli­co non è però cer­to sem­pre sta­to a suo favo­re: nes­sun buon ingle­se dimen­ti­ca le ori­gi­ni scoz­ze­si di Mur­ray — spes­so sot­to­li­nea­te quan­do per­de­va — anche se que­ste ven­ne­ro accan­to­na­te quando

nel 2013 sfatò un altro tabù per i britannici: vincere Wimbledon, che dal 1936 era sempre stato dominio di atleti stranieri.

Ser­vi­va uno scoz­ze­se per vin­ce­re il tro­feo più desi­de­ra­to dai ten­ni­sti in patria. Ci si era fat­ta l’idea che Mur­ray fos­se un magni­fi­co per­den­te, che si scio­glie­va sul più bel­lo quan­do si met­te­va­no in gio­co poste inte­res­san­ti, ma gra­zie al lavo­ro del­la mam­ma coach, la sta­gio­ne del pro­prio allie­vo ha comin­cia­to ad ave­re una svolta.

Pia­ni­fi­can­do con ordi­ne i pro­pri impe­gni sta­gio­na­li, Mur­ray ha miglio­ra­to note­vol­men­te il suo gio­co offen­si­vo gra­zie a un’altra don­na, Amé­lie Mau­re­smo, e gra­zie al nuo­vo coach-guru Ivan Lendl, uno dei cam­pio­ni di ten­nis più bur­be­ri che la sto­ria abbia mai visto — pro­ba­bil­men­te più tigno­so di mam­ma Mur­ray e figlio mes­si assie­me -, che dal 2012 a oggi è riu­sci­to a gui­dar­lo in tan­tis­si­me vit­to­rie (dal­le olim­pia­di vin­te sull’erba di Wim­ble­don, al tro­feo tan­to atte­so del 2013 e ovvia­men­te agli US open). God save the king.

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Francesco Porta
Amo il cine­ma, lo sport e rac­con­ta­re sto­rie: non si è mai trop­po vec­chi per ascol­tar­ne una.

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