Orientarsi nel pensiero: un rimedio per la crisi del pensiero critico

In una pic­co­la sala del Cen­tro Filo­lo­gi­co di via Cle­ri­ci, al tavo­lo con Elio Fran­zi­ni, Pier­lui­gi Pan­za, e Alfon­so Mau­ri­zio Iaco­no, Lau­ra Boel­la, pro­fes­so­res­sa di Filo­so­fia mora­le alla Sta­ta­le, è la pri­ma a par­la­re e ad intro­dur­re con pre­ci­sio­ne il tema dell’evento: la pre­sen­ta­zio­ne del­la nuo­va col­la­na Orien­tar­si nel pen­sie­ro , diret­ta da Alfre­do Civi­ta, Miche­le Di Fran­ce­sco, Elio Fran­zi­ni e edi­ta da Gue­ri­ni e Associati.
Pro­get­to ambi­zio­so e raf­fi­na­to, la col­la­na mira a for­ni­re stru­men­ti cri­ti­ci uti­li a un eser­ci­zio del pen­sie­ro come ten­ta­ti­vo di rea­zio­ne al rischio di ade­guar­si ad un ‘pen­sie­ro uni­co’, ormai sim­bo­lo del­la socie­tà con­tem­po­ra­nea non­ché respon­sa­bi­le del­la sua crisi.

Due in particolare, dice Boella, sono i nemici contemporanei del pensiero critico, cioè della filosofia: la fama e la moda.

 

Sono nemi­che per­ché entram­be, natu­ral­men­te, dan­no sicu­rez­za. E ciò che da’ sicu­rez­za, sem­pre per natu­ra, gene­ra passività.
Un pen­sie­ro cir­con­da­to da ammi­ra­zio­ne, appa­ga­men­to e lode, una men­te ete­ro­no­ma, che tro­va fuo­ri da sé le rispo­ste che cer­ca e sod­di­sfa­zio­ne ai suoi biso­gni, che det­ta leg­ge e ottie­ne con­sen­so e sti­ma è una men­te poco alle­na­ta e poco con­sa­pe­vo­le di sé. Ina­bi­le alla cri­ti­ca per­ché non ne ha biso­gno, ma che ha biso­gno, anzi, vive, solo del­la pre­sen­za degli altri.
Alla radi­ce del­la cri­si cul­tu­ra­le e socia­le con­tem­po­ra­nea, c’è, dun­que, la diret­ta con­se­guen­za di que­sta pro­gres­si­va ten­den­za alla pas­si­vi­tà del pen­sie­ro: l’oblio del suo eser­ci­zio, l’oblio del­la filosofia.

La solu­zio­ne, da tem­po sug­ge­ri­ta da Ador­no, è por­re la filo­so­fia con­tro se stes­sa, alle­nan­do­la adun con­flit­to inter­no, dialettico.

 

E’ così che Franzini spiega il senso del titolo della collana: Orientarsi nel pensiero significa costringere il pensiero a pensare sé stesso, facendogli ritrovare la sua complessità, la molteplicità di strade che può prendere e poi, una volta analizzato l’intreccio, che contempla anche il suo opposto, fargli scegliere che strada seguire.

Che cosa signi­fi­chi “orien­tar­si nel pen­sie­ro”, è una doman­da che anche Kant si pone e alla qua­le rispon­de soste­nen­do che signi­fi­ca lascia­re la ragio­ne libe­ra di vaga­re entro e oltre sé stes­sa e solo per sé stes­sa, defi­nen­do libe­ra­men­te e, quin­di, cono­scen­do, i suoi limiti.

“Per orien­tar­si nel pen­sie­ro”, dice Kant — e così Fran­zi­ni coglie l’occasione per pre­sen­ta­re il libro di Iaco­no che apre la col­la­na, ‘Sogno di una copia’—  “biso­gna esse­re in gra­do di rap­pre­sen­ta­re il mon­do”, biso­gna, cioè, cono­sce­re e saper rap­pre­sen­ta­re il mon­do pen­san­do il vero­si­mi­le, che non è sino­ni­mo di fal­so, ben­sì di qual­co­sa di non vero, ma che potreb­be benis­si­mo esser­lo, qual­co­sa che sostan­zial­men­te non esi­ste ma che for­mal­men­te ha tut­te le carat­te­ri­sti­che per esi­ste­re. Il valo­re del­la copia, del vero­si­mi­le, si deve in quan­to deri­va dal­la cono­scen­za del vero e dal­la sua capa­ci­tà di non esau­rir­si in sé stes­sa: la copia allu­de a quel­lo che è e a quel­lo che non è: essen­do sim­bo­li­ca, sti­mo­la il pen­sie­ro e aiu­ta l’orientamento.
Il valo­re del­la copia è il valo­re del tea­tro gre­co, del­la pit­tu­ra, dei roman­zi, del cinema.

L’uomo con­tem­po­ra­neo è in cri­si per­ché ha rinun­cia­to ad affi­dar­si al vero­si­mi­le per affi­dar­si al vir­tua­le, vici­no alla fama e alla moda.
Rinun­cian­do all’esercizio del con­fron­to e alla ricer­ca del dia­lo­go, l’uomo per­de due cose: l’attenzione e la medi­ta­zio­ne. Il sag­gio di Elio Fran­zi­ni che Iaco­no pre­sen­ta par­la pro­prio di que­sto, del­la “Filo­so­fia del­la crisi”.

Dal momento che la virtualità delle forme di comunicazione e di socialità di oggi è totalizzante ed eversiva, è difficile, se non impossibile, ritrovare spazi intermedi — spazi di pensiero — che facciano da filtro alla ricezione e alla risposta all’input ricevuto. 

Di con­se­guen­za il con­fron­to e il dub­bio che alle­na­no il pen­sie­ro spa­ri­sco­no, e que­sto si fa piat­to e uni­vo­co, accet­tan­do tut­to quel­lo che gli si offre. Nel­la vir­tua­li­tà cao­ti­ca tut­to è pos­si­bi­le, tut­to è pub­bli­co, nien­te è fil­tra­to e non c’è nien­te che non si pos­sa accettare.
Domi­na­to dal­la plu­ra­li­tà dell’opinione estra­nea e inca­pa­ce di una cri­ti­ca, cioè di un giu­di­zio, che vie­ne dall’interno, l’uomo con­tem­po­ra­neo si perde.



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Angelica Mettifogo
In bili­co tra tut­to quel­lo che voglio fare e il tem­po che ho per far­lo. Intan­to stu­dio filosofia.

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