Buona Giornata mondiale dei diritti umani a te, a me

Al gior­no d’oggi c’è un cer­to sno­bi­smo nel modo in cui si ten­de a sot­to­va­lu­ta­re l’importanza di cer­te ricor­ren­ze e una sot­ti­le ten­den­za a dare per scon­ta­te le ere­di­tà che, accom­pa­gnan­do­ci dal­la nasci­ta, ci fan­no dimen­ti­ca­re come sono sta­te conquistate.
“Dove comin­cia­no i dirit­ti uma­ni? In pic­co­li posti, vici­no casa […] se non han­no signi­fi­ca­to lì, non pos­so­no aver­lo in nes­sun altro posto”. Dice­va così Elea­nor Roo­se­velt, prin­ci­pa­le pro­mo­tri­ce del­la Dichia­ra­zio­ne Uni­ver­sa­le dei dirit­ti uma­ni. Per ricor­da­re il momen­to in cui ven­ne appro­va­ta dall’Assemblea Gene­ra­le del­le Nazio­ni Uni­te, il 10 dicem­bre 1948, nel 1950 è sta­ta isti­tui­ta la Gior­na­ta mon­dia­le dei dirit­ti uma­ni. Era un altro mon­do, quel­lo del secon­do dopo­guer­ra, quan­do il ricor­do del­le atro­ci­tà del con­flit­to era anco­ra vivo, insie­me alla scioc­can­te la con­sa­pe­vo­lez­za del­la bana­li­tà del male com­piu­to e all’idea che la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le si tro­vas­se ad un pun­to chiave.
For­se biso­gna esse­re cini­ci rea­li­sti per affer­ma­re l’inutilità di una Gior­na­ta mon­dia­le dei dirit­ti uma­ni ed esse­re degli inge­nui sogna­to­ri per soste­ne­re il con­tra­rio. Per­ché è vero, come dico­no i pri­mi, che le logi­che del­la poli­ti­ca di poten­za rara­men­te coin­ci­do­no con quel­le dei dirit­ti. La neces­si­tà di pro­teg­ge­re gli indi­vi­dui dal pote­re poli­ti­co, dal Levia­ta­no man­gia-dirit­ti di tur­no, ha accom­pa­gna­to la poli­ti­ca fin dal­le ori­gi­ni finen­do per costi­tui­re il fon­da­men­to del costituzionalismo.

Eppure, posti di fronte alle atrocità di cui si erano macchiati negli anni delle uccisioni di massa, delle deportazioni, delle pulizie etniche, degli orrori commessi in nome delle ideologie, delle venerazioni della personalità politiche, quegli stessi Leviatani hanno dovuto riconoscere che anche gli individui contano.

È vero, come dico­no sem­pre i pri­mi, che quel­la famo­sa Dichia­ra­zio­ne che si vor­reb­be festeg­gia­re non ha carat­te­re vin­co­lan­te e non può nem­me­no van­ta­re di esse­re il pri­mo cata­lo­go dei dirit­ti: ci ave­va­no pen­sa­to altri, all’interno dei con­te­sti nazio­na­li, a cata­lo­gar­li. I rivo­lu­zio­na­ri fran­ce­si, ad esem­pio, nel­la loro Dichia­ra­zio­ne dei dirit­ti dell’uomo e del cit­ta­di­no del 1789, già par­la­va­no di ugua­glian­za, liber­tà, pro­prie­tà, legalità.

Eppure la Dichiarazione del 1948 è il primo atto internazionale di carattere generale a specificare i diritti della persona, riproposti successivamente in atti vincolanti, primo fra tutti il Patto sui diritti civili e politici.

È altre­sì vero che i dirit­ti uma­ni sono anco­ra in peri­co­lo. Le cifre con­te­nu­te nel rap­por­to annua­le di Amne­sty Inter­na­tio­nal sono allar­man­ti: tra il 2015 e il 2016, alme­no 19 pae­si han­no com­mes­so cri­mi­ni di guer­ra e altre vio­la­zio­ni del dirit­to inter­na­zio­na­le uma­ni­ta­rio, oltre 122 pae­si han­no uti­liz­za­to tor­tu­re e mal­trat­ta­men­ti e più di 130 han­no chiu­so le fron­tie­re costrin­gen­do ille­gal­men­te i rifu­gia­ti a tor­na­re nei pae­si di pro­ve­nien­za, in cui la liber­tà, la vita e la sicu­rez­za sono in peri­co­lo. Alme­no 133 pae­si han­no limi­ta­to arbi­tra­ria­men­te la liber­tà di espres­sio­ne e di stam­pa, solo il 45% dei pae­si del mon­do con­du­co­no pro­ces­si equi.

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Pro­prio per tut­te que­ste ragio­ni una Gior­na­ta del gene­re, da riem­pi­re di signi­fi­ca­to, in modo che non resti più solo una “gior­na­ta mon­dia­le di”, ma fun­ga da sim­bo­lo ad una lot­ta atti­va, ci ser­ve. Per ricor­da­re, ad esem­pio, che in Rus­sia si ten­ta di met­te­re a tace­re la socie­tà civi­le e i mez­zi di infor­ma­zio­ne; che in Siria da anni ormai si con­su­ma un mas­sa­cro che ricor­da Sre­bre­ni­ca; che in Thai­lan­dia gen­te comu­ne vie­ne arre­sta­ta solo per aver pre­so par­te a mani­fe­sta­zio­ni paci­fi­che o sem­pli­ce­men­te per aver pub­bli­ca­to un post sui social media; che in Burun­di le ucci­sio­ni siste­ma­ti­che da par­te del­le for­ze arma­te sem­bra­no sen­za fine; che il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co esi­ste ed ha effet­ti anche sul­la pos­si­bi­li­tà del­le per­so­ne di gode­re dei pro­pri dirit­ti; che in Medio Orien­te la liber­tà di cul­to è minac­cia­ta; che la schia­vi­tù esi­ste anco­ra e nel­le pre­sun­te socie­tà più avan­za­te pren­de il nome di pre­ca­ria­to; che i popo­li indi­ge­ni di tut­to il mon­do lot­ta­no anco­ra con­tro la vio­len­za, la discri­mi­na­zio­ne, l’espropriazione for­za­ta del­la loro “madre terra”.

Sen­si­bi­liz­za­re su que­sti temi e con­vin­ce­re a schie­rar­si dal­la par­te dei dirit­ti uma­ni con azio­ni quo­ti­dia­ne è l’obiettivo del­la cam­pa­gna lan­cia­ta dal­le Nazio­ni Uni­te in occa­sio­ne di que­sta Giornata.
Ne abbia­mo biso­gno per­ché, dopo aver tra­gi­ca­men­te bana­liz­za­to il male, dob­bia­mo smet­ter­la di bana­liz­za­re anche i dirit­ti. Quan­do lo fare­mo capi­re­mo che qual­sia­si gior­no è il gior­no dei dirit­ti umani.

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Letizia Gianfranceschi
Stu­den­tes­sa di Rela­zio­ni Inter­na­zio­na­li. Il mon­do mi incu­rio­si­sce. Mi inte­res­so di dirit­ti. Amo la let­te­ra­tu­ra, le lin­gue stra­nie­re e il tè.

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