Il cielo sopra Berlino

Schwer bewaffnete Polizisten gehen am 20.12.2016 über den Weihnachtsmarkt in Hildesheim (Niedersachsen). Nach dem Anschlag in Berlin wurden Sicherheitsvorkehrungen auf Weihnachtsmärkten in Niedersachsen erhöht. Foto: Julian Stratenschulte/dpa +++(c) dpa - Bildfunk+++

I fatti

Il 19 dicem­bre 2016, poco dopo le otto di sera, un tir è usci­to dal­la sua car­reg­gia­ta e ha tra­vol­to il mer­ca­ti­no nata­li­zio di Brei­tscheid­pla­tz, una piaz­za del quar­tie­re ber­li­ne­se Char­lot­ten­burg, cau­san­do 12 morti .

Secon­do le rico­stru­zio­ni, il con­du­cen­te ha tra­vol­to i pas­san­ti inten­zio­nal­men­te. Gli indi­zi che por­ta­no a quest’ipotesi sono mol­to concreti.

Il pri­mo è la moda­li­tà con cui si è svol­to l’at­tac­co. Non è la pri­ma vol­ta che atten­ta­ti di matri­ce isla­mi­ca ven­go­no com­piu­ti con l’uso di un sem­pli­ce tir. In Euro­pa l’episodio più simi­le è quel­lo del 14 luglio 2016 quan­do Moha­med Lahoua­iej-Bou­hlel ave­va ucci­so 84 per­so­ne inve­sten­do­le lun­go la pro­me­na­de des Anglais a Nizza.

L’attentato, poi, è sta­to riven­di­ca­to da Amaq News - la sedi­cen­te agen­zia di stam­pa dell’ISIS — e que­sto sem­bre­reb­be indi­ca­re che que­sto sia sta­to il pri­mo atten­ta­to accu­ra­ta­men­te pia­ni­fi­ca­to sul suo­lo tede­sco.

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La riven­di­ca­zio­ne su Amaq News

L’attentato a Mona­co di Bavie­ra del 22 luglio, infat­ti, era sta­to com­piu­to da Ali Son­bo­ly, un diciot­ten­ne dal dop­pio pas­sa­por­to che non pra­ti­ca­va alcu­na reli­gio­ne e non era in alcun modo lega­to a grup­pi di fon­da­men­ta­li­sti. L’altro atto di ter­ro­ri­smo di rilie­vo in Ger­ma­nia, poi, quel­lo del 18 luglio 2016, com­piu­to dall’afghano Muham­mad Riad — che nei pres­si di Hei­ding­sfeld ave­va feri­to cin­que per­so­ne arma­to di ascia e col­tel­lo — si era con­cre­tiz­za­to attra­ver­so dina­mi­che da ‘lupo soli­ta­rio’ nono­stan­te la riven­di­ca­zio­ne dell’Isis.

Infine Anis Amri - questo è il nome dell’attentatore del 19 dicembre — ha firmato il suo gesto abbandonando la carta d’identità sotto al sedile del camion con cui ha compiuto l’attentato.

Amri era già noto alle auto­ri­tà anti­ter­ro­ri­smo, alme­no stan­do alle fon­ti di uno dei prin­ci­pa­li quo­ti­dia­ni tede­schi, la Süd­deu­tsche Zei­tung, che il 21 dicem­bre ha scrit­to: “Seit Lan­gem gab es Infor­ma­tio­nen, dass er in radi­ka­len Krei­sen ver­kehr­te”, era noto da tem­po che [Amri] fre­quen­ta­va cir­co­li radicali.

Amri era addi­rit­tu­ra  iscrit­to in una lista di 550 sog­get­ti peri­co­lo­si con­trol­la­ti dal­le auto­ri­tà tede­sche e dal 2011 al 2015 era sta­to dete­nu­to in diver­se car­ce­ri sici­lia­ne, secon­do fon­ti inve­sti­ga­ti­ve ita­lia­ne, ripor­ta­te da Inter­na­zio­na­le, per aver appic­ca­to un incen­dio in una scuo­la”.

Dopo esse­re sta­to in fuga tre gior­ni Amri è dece­du­to la not­te tra il 22 ed il 23 gen­na­io a Sesto San Gio­van­ni, in segui­to ad uno scon­tro a fuo­co con la poli­zia. Duran­te un nor­ma­le con­trol­lo, alla richie­sta di mostra­re i docu­men­ti, avreb­be estrat­to una pisto­la e spa­ra­to con­tro gli agen­ti, feren­do­ne uno alla spal­la.  A quel pun­to gli agen­ti avreb­be­ro rispo­sto al fuo­co uccidendolo.

In ogni caso il ministro dell’Interno Marco Minniti ha confermato che non vi sono dubbi sul fatto che l’uomo ucciso dalla polizia sia Amri.

La reazione dei berlinesi

Mar­te­dì 20 dicem­bre sono sta­te con­vo­ca­te due distin­te mani­fe­sta­zio­ni, entram­be col dop­pio inten­to di com­me­mo­ra­re le vit­ti­me e di con­no­ta­re poli­ti­ca­men­te gli avve­ni­men­ti. Il par­ti­to di estre­ma destra Alter­na­ti­ve für Deu­tschland ha con­vo­ca­to i suoi soste­ni­to­ri all’ex-zoo di Ber­li­no per reci­ta­re i suoi slo­gan xeno­fo­bi — se non aper­ta­men­te raz­zi­sti — men­tre a pochi metri di distan­za ave­va luo­go una con­tro-mani­fe­sta­zio­ne che com­pren­de­va mili­tan­ti di sini­stra, volon­ta­ri nel cam­po del­l’ac­co­glien­za e rifu­gia­ti che si sono tro­va­ti per pla­ca­re l’on­da­ta d’o­dio che even­ti come l’at­tac­co di lune­dì pos­so­no ren­de­re tracimante.

 

-Ber­li­no. Le due mani­fe­sta­zio­ni si fron­teg­gia­no. Sul­lo sfon­do un atti­vi­sta di AfD urla fra­si pro­pa­gan­di­sti­che, men­tre in pri­mo pia­no si can­ta “Over the Rain­bow” di Israel Kamakawiwo’ole

Il rischio, infat­ti, è pro­prio quel­lo di fare il gio­co dei master­minds del­l’I­sis, ovve­ro far cede­re gli euro­pei alla rab­bia e all’i­ra con­tro la popo­la­zio­ne musul­ma­na in modo che fini­sca­no per iso­lar­la. Lo dimo­stra­no anche le nume­ro­se pole­mi­che sul­le poli­ti­che di acco­glien­za di Ange­la Mer­kel, che in que­ste ore si sono ulte­rior­men­te mon­ta­te. Ed è pro­prio quan­do si veri­fi­ca l’e­mar­gi­na­zio­ne di musul­ma­ni nati in Euro­pa che l’I­sis tro­va ter­re­no fer­ti­le per la sua pro­pa­gan­da anti-occi­den­ta­le e quin­di la for­za di orga­niz­za­re nuo­vi attentati.

Per que­sto moti­vo la rea­zio­ne di mol­ti ber­li­ne­si è sta­ta ammi­re­vo­le, come ha rico­no­sciu­to anche Ange­la Merkel:“Sono mol­to orgo­glio­sa di quan­to misu­ra­ta sia sta­ta la rea­zio­ne del­la gran par­te del­le per­so­ne. […]Sia­mo mes­si sot­to pro­va. E sono fidu­cio­sa che la supereremo”.

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Nicolò Tabarelli
Zelan­te buro­cra­te zari­sta, più per dispet­to che per convinzione.

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