IO NON ESISTE: la nuova mostra fotografica di Settimio Benedusi

Mila­no. Dal 14 al 18 dicem­bre 2016 (non) avrà luo­go allo Sca­lo Mila­no, nel­l’u­ni­tà 115 dedi­ca­ta all’ar­te, la nuo­va per­so­na­le del foto­gra­fo Set­ti­mio Benedusi.

Set­ti­mio Bene­du­si nasce ad Impe­ria nel 1962 e si tra­sfe­ri­sce nel capo­luo­go lom­bar­do non anco­ra ven­ten­ne. Foto­gra­fo, gior­na­li­sta e docen­te uni­ver­si­ta­rio, con­ce­pi­sce l’ar­te del foto­gra­fa­re in manie­ra del tut­to inno­va­ti­va, scar­di­nan­do la cano­ni­ca con­ce­zio­ne del­la foto come diret­to risul­ta­to del click del fotografo.

La per­for­man­ce arti­sti­ca col­pi­sce per un “sem­pli­ce” det­ta­glio: non esi­ste. O meglio, esi­ste il signi­fi­ca­to ma non il signi­fi­can­te. Le pare­ti del­lo Sca­lo acco­glie­ran­no i visi­ta­to­ri spo­glie, bian­che, pron­te ad esse­re riem­pi­te con i vol­ti degli astan­ti che rico­pro­no il ruo­lo di uni­ci ed auten­ti­ci protagonisti.

Sarà dun­que il pub­bli­co a crea­re la mostra, nien­te­me­no che con le sue espres­sio­ni e i suoi sor­ri­si. Una vol­ta entra­ti, gli ospi­ti saran­no foto­gra­fa­ti e il loro ritrat­to, stam­pa­to sul momen­to, sarà appe­so al muro a costi­tui­re l’es­sen­za fon­da­men­ta­le dell’esposizione.

Die­tro a tut­to que­sto il pen­sie­ro del foto­gra­fo. “[…] noi come per­so­ne, ma soprat­tut­to noi come foto­gra­fi, non sia­mo nul­la se non in rap­por­to con gli Altri. Gli Altri sia­mo Noi” spie­ga Bene­du­si, com­pien­do un impor­tan­te pas­so indie­tro nei con­fron­ti dell’altro.

L’i­dea di fon­do è quel­la di foca­liz­za­re l’at­ten­zio­ne su chi è estra­neo a noi, ma che con noi inte­ra­gi­sce, annien­tan­do la men­ta­li­tà ego­cen­tri­ca di colo­ro i qua­li vol­go­no lo sguar­do sem­pre e solo ver­so se stes­si. Il mon­do è un siste­ma bidi­re­zio­na­le, di reci­pro­ca par­te­ci­pa­zio­ne ed adesione.

 

Se nessuno si recasse a visitare la mostra, è ovvio, essa non avrebbe ragion d’essere. Siamo noi, tutti noi visitatori attenti e appassionati, condizione necessaria alla sua fondatezza e diffusione.


Si potreb­be pen­sa­re che que­sta for­ma men­tis, for­se sin trop­po prag­ma­ti­ca, tra­di­sca quel­l’au­ra intan­gi­bi­le che cir­con­da l’Ar­te in quan­to tale e cioé che le ope­re d’ar­te non deb­ba­no esi­ste­re per esse­re ammi­ra­te dal pub­bli­co, né tan­to meno per moti­vi anco­ra più pra­ti­ci ma solo in quan­to con­cre­ta espres­sio­ne del genio arti­sti­co, è al di fuo­ri di ogni dubbio.

È altre­sì vero che le mostre, i con­cer­ti, il cine­ma per­de­reb­be­ro il loro valo­re: appas­sio­na­re il pros­si­mo, spa­ven­tar­lo, coin­vol­ger­lo in un mon­do che fino­ra gli era del tut­to alie­no è inne­ga­bil­men­te un tra­guar­do appagante.


L’i­dea di vive­re un’e­si­sten­za basa­ta su noi stes­si, ego­cen­tri­ca e pre­sun­tuo­sa, è oltre­tut­to sur­rea­le: l’Io tan­to stu­dia­to e inter­pel­la­to per natu­ra ten­de a legar­si, a dipen­de­re da un “altro-da-sè”, ad esse­re influen­za­to e ad influen­za­re a sua volta.

“Per pas­sa­re per mae­stro del­la foto­gra­fia”, sostie­ne il padre del­la mostra, “basta esse­re dei per­so­nag­gi”: nien­t’al­tro se non il carat­te­re e la deter­mi­na­zio­ne, nes­su­na par­ti­co­la­re abi­li­tà in merito.

Con que­ste paro­le, col­me di inten­to pro­vo­ca­to­rio, Bene­du­si anni­chi­li­sce l’ar­ro­gan­za di chi con­cen­tra l’ar­te (e in gene­ra­le la vita) sul­la pro­pria per­so­na, svi­len­do­ne il “super-Ego” e dan­do adi­to a un lega­me infran­gi­bi­le tra l’ar­ti­sta e lo spet­ta­to­re, tra l’Io e il Tu. 

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Carlotta Ruocco
Sono nata a Lec­co nel 1995 e — cir­ca da quan­do ne ho facol­tà — scri­vo. Ho ini­zia­to con gli sca­ra­boc­chi sul muro del­la came­ret­ta, poi ho deci­so che avrei volu­to far­ne un mestie­re. Ci sto lavo­ran­do. Nell’elenco del­le mie cose pre­fe­ri­te al mon­do ci sono le cola­zio­ni all’aperto, i discor­si pie­ni e le coper­ti­ne di Internazionale.

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