La scienza, l’olocausto, la scrittura: Primo Levi in mostra a Milano

Un impe­gno prio­ri­ta­rio nel­la testi­mo­nian­za e una spic­ca­ta sen­si­bi­li­tà per la scien­za: que­sti i trat­ti essen­zia­li per deli­nea­re un per­so­nag­gio del cali­bro di Pri­mo Levi, rispet­ta­ti pie­na­men­te dal­la mostra “I mon­di di Pri­mo Levi. Una stre­nua chia­rez­za” inau­gu­ra­ta gio­ve­dì 1 dicem­bre pres­so il Museo Nazio­na­le del­la Scien­za e del­la Tecnologia.

In espo­si­zio­ne fino al 19 feb­bra­io 2017, la mostra iti­ne­ran­te è sta­ta rea­liz­za­ta dal Cen­tro Inter­na­zio­na­le di Stu­di Pri­mo Levi di Tori­no, con il soste­gno di Mate­rial Con­ne­Xion Ita­lia, il patro­ci­nio del Comu­ne di Mila­no e la col­la­bo­ra­zio­ne dell’Associazione Figli del­la Shoah e del Memo­ria­le di Milano.

Obiet­ti­vo prio­ri­ta­rio dell’esibizione è quel­lo di riu­sci­re a mostra­re l’incredibile ver­sa­ti­li­tà di un Uomo che, gra­zie alla plu­ra­li­tà di inte­res­si ed atti­vi­tà, è riu­sci­to ad affer­mar­si come una del­le per­so­na­li­tà più ori­gi­na­li del­la cul­tu­ra nove­cen­te­sca ita­lia­na e non solo.

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Attra­ver­so un per­cor­so sud­di­vi­so in sei sezio­ni, ven­go­no ana­liz­za­te le diver­se espe­rien­ze che han­no attra­ver­sa­to la vita del gran­de Pri­mo Levi: si va dal­la for­ma­zio­ne scien­ti­fi­ca e pas­sio­ne per la chi­mi­ca — di cui ha fat­to un vero e pro­prio mestie­re — fino alla sua depor­ta­zio­ne e, in segui­to a que­sta, al for­mar­si del­la sua figu­ra let­te­ra­ria. L’esposizione si avva­le di inter­vi­ste video, instal­la­zio­ni, cita­zio­ni, imma­gi­ni ine­di­te e dell’eccezionale con­tri­bu­to di alcu­ne tavo­le dell’artista giap­po­ne­se Yosu­ke Taki.

L’idea è proprio quella di guidare il visitatore fra i molti mondi che Levi ha saputo attraversare; passando da spazi più ampi ed adatti ad una fruizione collettiva, a quelli più intimi e personali in cui sono solo le parole di Levi stesso, con voluta esclusione delle immagini, a calarci nell’inferno di Auschwitz.

I due cura­to­ri Fabio Levi e Pep­pi­no Orto­le­va si sono così espres­si riguar­do il pro­get­to: “Il sen­so di una mostra su Pri­mo Levi non sta nel rac­con­ta­re con altre paro­le quel­lo che il gran­de scrit­to­re ha sapu­to così ben nar­ra­re con le sue. Sta nell’usare l’arte del suo Faus­so­ne ‑il pro­ta­go­ni­sta de “La chia­ve a stel­la”- il mon­tag­gio, per met­te­re insie­me lin­guag­gi diver­si per con­dur­re il visi­ta­to­re a incon­tra­re i tan­ti mon­di di Levi e far­ne il periplo”.

Per quan­to riguar­da l’allestimento, i cura­to­ri han­no opta­to per una scel­ta di essen­zia­li­tà in cui soste­gni in fer­ro ripie­ga­bi­li e sca­le di allu­mi­nio fan­no da basi ai pan­nel­li espli­ca­ti­vi, qua­si a voler riflet­te­re la chia­rez­za del­lo sti­le del Pri­mo scrittore.

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I mate­ria­li uti­liz­za­ti sono tut­ti rigo­ro­sa­men­te al natu­ra­le, sen­za fini­tu­re, per indi­ca­re la mate­ria nel­la sua tra­sfor­ma­zio­ne, pro­ta­go­ni­sta di uno dei suoi capo­la­vo­ri let­te­ra­ri “Il siste­ma periodico”.

La visi­ta alla mostra è inclu­sa nel bigliet­to d’ingresso al museo e, duran­te il perio­do di aper­tu­ra al pub­bli­co, sono pre­vi­sti appun­ta­men­ti spe­cia­li rivol­ti soprat­tut­to ai gio­va­ni, con­si­de­ra­ti più vol­te da Levi stes­so come gli “inter­lo­cu­to­ri pri­vi­le­gia­ti” del­la nostra società.

Per ulte­rio­ri infor­ma­zio­ni, si riman­da al sito del museo.

 

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Gaia Lamperti
Stu­den­tes­sa di let­te­re moder­ne. Ho il vizio di com­pra­re voli low-cost quan­do mi anno­io. Sono per il buon rock, i loca­li chias­so­si, i pome­rig­gi al mare, le men­ti fre­sche e gli ani­mi caldi.

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