Un OGM contro la malnutrizione: il caso del Golden Rice

Para­fra­san­do ciò che scris­se Gali­leo Gali­lei nel Sag­gia­to­re, se non s’impara pri­ma a leg­ge­re i carat­te­ri in cui è scrit­to il libro dell’universo sarà sem­pre un aggi­rar­si vana­men­te in un oscu­ro labi­rin­to. I carat­te­ri in cui è scrit­ta la vita sono quat­tro, ACGT, e la lin­gua è il codi­ce gene­ti­co uni­ver­sa­le: le quat­tro let­te­re dell’alfabeto indi­ca­no le quat­tro basi nucleo­ti­di­che, banal­men­te i mat­to­ni con cui è costrui­to il DNA.

Con codi­ce gene­ti­co, inve­ce, s’intendono le rego­le attra­ver­so le qua­li è deco­di­fi­ca­ta l’informazione con­te­nu­ta nel DNA. I geni, che sono tra­dot­ti in pro­tei­ne, sono com­po­sti da uni­tà di tre nucleo­ti­di (che dif­fe­ri­sco­no per una del­le quat­tro basi nucleo­ti­di­che) chia­ma­ti codo­ni, di cui cia­scu­na di esse codi­fi­ca, per un sin­go­lo ammi­noa­ci­do, i mat­to­ni di cui sono costrui­te le pro­tei­ne. Que­sto codi­ce è defi­ni­to uni­ver­sa­le, per­ché iden­ti­co in tut­ti gli esse­ri viven­ti (ogni tri­plet­ta ha lo stes­so signi­fi­ca­to per tut­ti gli organismi).

For­se sapre­te che tra il DNA uma­no e quel­lo di uno scim­pan­zé c’è solo il 2% di dif­fe­ren­za. Ma anche spe­cie mol­to diver­se con­ten­go­no geni simi­li o ugua­li: con­di­vi­dia­mo il 60% dei geni del­la mosca del­la frut­ta, la Dro­so­phi­la, il 75% del DNA del ver­me nema­to­de, il 90% del topo e un rispet­ta­bi­le 30% del comu­ne lie­vi­to. Ha quin­di poco sen­so par­la­re di “geni del pomo­do­ro”, “del ton­no”, “del vitel­lo” o “del topo”.

Par­lan­do di mat­to­ni che costrui­sco­no DNA e pro­tei­ne, esi­ste un insie­me di tec­ni­che di inge­gne­ria gene­ti­ca fina­liz­za­te ad inse­ri­re geni o modi­fi­car­li per pro­dur­ne più adat­ti a rispon­de­re a esi­gen­ze spe­ci­fi­che. L’agricoltura da cen­ti­na­ia di anni si basa sul­la sele­zio­ne degli orga­ni­smi col­ti­va­ti e sul loro miglio­ra­men­to gene­ti­co fat­to dai con­ta­di­ni incro­cian­do varie­tà e otte­nen­do pian­te con carat­te­ri­sti­che desiderabili.

Il mais non è sempre stato la spiga di colore giallo che conosciamo oggi: la varietà selvatica originaria dell’America si chiamava Teosinte. Il frumento duro comunemente usato per la pasta è stato ottenuto da un’irradiazione combinata di neutroni e raggi gamma che hanno modificato dei geni di un’altra varietà di frumento.

 

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Fino a poco tem­po fa le modi­fi­che era­no appor­ta­te in modo casua­le e solo in un secon­do momen­to avve­ni­va la ricer­ca e sele­zio­ne dei carat­te­ri desi­de­ra­ti, men­tre oggi si cer­ca­no di com­pren­de­re, pri­ma del­la modi­fi­ca­zio­ne, i mec­ca­ni­smi di base dei carat­te­ri che s’intendono modi­fi­ca­re e quin­di di modi­fi­ca­re o inse­ri­re solo quei geni che li controllano.

Un esem­pio è quel­lo del­la sin­te­si del beta-caro­te­ne, una mole­co­la sin­te­tiz­za­ta solo in pian­te e bat­te­ri, pro­dot­to di una lun­ga serie di rea­zio­ni chi­mi­che. A par­ti­re da una mole­co­la pre­cur­so­re, gra­zie alla par­te­ci­pa­zio­ne di tan­ti “ope­rai”, gli enzi­mi, si assi­ste a un pre­ci­so sus­se­guir­si di modi­fi­ca­zio­ni bio­chi­mi­che che por­ta­no alla mole­co­la fina­le. Se uno di que­sti ope­rai man­ca, la cate­na si inter­rom­pe e la sin­te­si non può giun­ge­re al ter­mi­ne. Nel caso del β‑carotene si par­te da una sostan­za chia­ma­ta GGDP, che vie­ne modi­fi­ca­ta in quat­tro pas­sag­gi con la col­la­bo­ra­zio­ne di altret­tan­ti enzi­mi. La vita­mi­na A vie­ne pro­dot­ta nel nostro cor­po a par­ti­re dal β‑carotene che tro­via­mo nel­la frut­ta e nel­la verdura. 

Il pro­ble­ma è che, come sti­ma­to dal­l’Or­ga­niz­za­zio­ne Mon­dia­le del­la Sani­tà, tra i 100 e i 140 milio­ni di bam­bi­ni sot­to i 5 anni sono a rischio di caren­za di vita­mi­na A: il 69% dei bam­bi­ni del Sud-Est Asia­ti­co e il 49% dei bam­bi­ni afri­ca­ni si tro­va­no in que­sta con­di­zio­ne. La caren­za di vita­mi­na A (in ingle­se VAD, Vita­min A Defi­cien­cy) por­ta a diver­se con­se­guen­ze, la cui gra­vi­tà é pro­por­zio­na­le all’en­ti­tà del­la caren­za. La pri­ma mani­fe­sta­zio­ne é la xerof­tal­mia, cioè l’im­pos­si­bi­li­tà di pro­dur­re lacri­me con con­se­guen­te sec­chez­za degli occhi, per poi pas­sa­re alla ceci­tà not­tur­na fino ad arri­va­re alla ceci­tà tota­le e irre­ver­si­bi­le. Altre con­se­guen­ze sono ane­mia, disfun­zio­ni ripro­dut­ti­ve, tur­be del­l’ac­cre­sci­men­to, aumen­to del­la suscet­ti­bi­li­tà alle malat­tie, e quin­di mag­gio­re mortalità. 

Il fat­to­re fon­da­men­ta­le per cui i bam­bi­ni dei Pae­si in via di svi­lup­po sof­fro­no di VAD é la mal­nu­tri­zio­ne: lo scar­so acces­so a frut­ta e ver­du­ra ric­chi in vita­mi­na A — che si aggra­va nel­le sta­gio­ni in cui la frut­ta man­ca del tut­to — asso­cia­to in gene­ra­le alla man­can­za di gras­si nel­la die­ta. Il riso, il prin­ci­pa­le com­po­nen­te del­la die­ta del­le popo­la­zio­ni che sof­fro­no di VAD, è pre­sen­te tut­to l’anno, anche quan­do la frut­ta scar­seg­gia, ma è caren­te di beta-carotene. 

Un aiuto notevole, in risposta al problema, è arrivato dal professor Ingo Potrykus, che nel 1999 ha prodotto il “riso giallo”: esso, proprio per la sua insolita colorazione, è stato chiamato Golden Rice. 

Nei chic­chi di riso bian­co il GGDP — la mole­co­la pre­cur­so­re del­la provitamina‑A — è pre­sen­te, ma man­ca­no gli ope­rai che lo tra­sfor­ma­no: il Gol­den Rice è sta­to otte­nu­to inse­ren­do pro­prio que­sti ope­rai man­can­ti. Il pri­mo ope­ra­io è for­ni­to da un gene chia­ma­to psy, pro­ve­nien­te da pian­te di nar­ci­so, men­tre gli altri tre sono sosti­tui­ti da un uni­co ope­ra­io super-ver­sa­ti­le codi­fi­ca­to da un gene pro­ve­nien­te dal bat­te­rio Erwi­nia ure­do­vo­ra. Il gio­co è fat­to: il chic­co bian­co diven­ta gial­lo gra­zie ai caro­te­noi­di che ades­so contiene.

 

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Ai più atten­ti non sarà sfug­gi­to che que­sto pro­ce­di­men­to ha richie­sto di pren­de­re un gene da un orga­ni­smo e met­ter­lo in un altro ma, come det­to, il codi­ce gene­ti­co è uni­ver­sa­le. Il Gol­den Rice è tran­sge­ni­co, OGM, e que­sto spie­ga for­se per­ché, a 16 anni dal­la sua crea­zio­ne, non ven­ga anco­ra col­ti­va­to dove ce ne sareb­be effet­ti­va­men­te bisogno. 

Uno stu­dio com­piu­to su 68 bam­bi­ni cine­si ha però dimo­stra­to che è suf­fi­cien­te una por­zio­ne di 50 gram­mi di Gol­den Rice per sod­di­sfa­re il 60% del fab­bi­so­gno gior­na­lie­ro di provitamina‑A. Que­sto arti­co­lo è sta­to poi ritrat­ta­to, non per­ché i dati fos­se­ro con­traf­fat­ti, ma a segui­to di una segna­la­zio­ne di Green­pea­ce che cita­va che i geni­to­ri dei bam­bi­ni in esa­me non era­no sta­ti infor­ma­ti del fat­to che ai loro figli sareb­be­ro sta­ti som­mi­ni­stra­ti ali­men­ti OGM. 

Al di là di quel­lo che sem­bra esse­re solo un vizio di for­ma, i dati scien­ti­fi­ci ci dico­no che il Gol­den Rice può dav­ve­ro esse­re una fon­te di carotene. 

Quello che però non è ancora stato verificato è se il carotene possa poi essere efficacemente convertito in vitamina A in persone affette da VAD, con un metabolismo alterato e soggette a frequenti infezioni. 

Inol­tre, biso­gna anco­ra deter­mi­na­re con cer­tez­za se que­ste sostan­ze si con­ser­vi­no intat­te nel cor­so dei lun­ghi perio­di in cui il riso vie­ne espo­sto alle alte tem­pe­ra­tu­re e umi­di­tà tipi­che del­le regio­ni a cui è desti­na­to. In tut­ti que­sti anni quel­lo del Gol­den Rice è diven­ta­to un caso sim­bo­li­co e con­tro­ver­so: da un lato si schie­ra chi si oppo­ne al suo uti­liz­zo con cam­pa­gne media­ti­che, gri­dan­do che il riso dora­to apri­rà la stra­da alla dif­fu­sio­ne di altri OGM; dall’altro chi accu­sa i detrat­to­ri di esse­re respon­sa­bi­li per la mor­te di tut­ti quei bam­bi­ni che, caren­ti di vita­mi­na A, non han­no potu­to bene­fi­cia­re del riso dora­to nel cor­so di tut­ti que­sti anni. 

Cer­to è che l’opposizione ideo­lo­gi­ca a prio­ri ver­so il Gol­den Rice «per­ché è un OGM» è inge­nua e pri­va di signi­fi­ca­to, anche se la sola intro­du­zio­ne del Gol­den Rice nel­la die­ta del­le per­so­ne che sof­fro­no di VAD non sareb­be comun­que suf­fi­cien­te a risol­ve­re tut­te le loro pro­ble­ma­ti­che ali­men­ta­ri (poi­ché la loro die­ta è spes­so caren­te anche di altri nutrien­ti). Potreb­be però con­tri­bui­re a miglio­ra­re le loro con­di­zio­ni di vita se fos­se inse­ri­to all’interno di un pro­get­to più arti­co­la­to mira­to a for­ni­re una die­ta più ric­ca e variata.

 

 

 

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Novella Gianfranceschi
Lau­rean­da in bio­lo­gia evo­lu­zio­ni­sti­ca, pen­so men­tre cam­mi­no e cam­mi­no per pen­sa­re, così evi­to qual­sia­si tipo di dua­li­smo men­te-cor­po, filo­so­fia e scienza.
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Laureanda in biologia evoluzionistica, penso mentre cammino e cammino per pensare, così evito qualsiasi tipo di dualismo mente-corpo, filosofia e scienza.

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