“Corri con Edward”, l’appello di Amnesty che chiede la grazia per Snowden

Il pri­mo dicem­bre Amne­sty Inter­na­tio­nal ha pro­mos­so un appel­lo diret­to al pre­si­den­te uscen­te Oba­ma “invi­tan­do­lo a por­si dal lato giu­sto del­la sto­ria attra­ver­so la con­ces­sio­ne del­la gra­zia ad Edward Snowden”.

Edward Sno­w­den è un infor­ma­ti­co, ex tec­ni­co del­la CIA e col­la­bo­ra­to­re del­la Booz Allen Hamil­ton, azien­da con­su­len­te del­la NSA (Natio­nal Secu­ri­ty Agency).
Sno­w­den, con la col­la­bo­ra­zio­ne del The Guar­dian, ha dif­fu­so diver­se infor­ma­zio­ni su alcu­ni pro­gram­mi dell’intelligence riguar­dan­ti la sicu­rez­za nazio­na­le qua­li il pro­gram­ma di inter­cet­ta­zio­ne tele­fo­ni­ca tra Sta­ti Uni­ti e Unio­ne Euro­pea e  pro­gram­mi di sor­ve­glian­za internet.

A segui­to del­le rive­la­zio­ni, l’ormai ex pre­si­den­te Oba­ma ha emes­so una diret­ti­va per chie­de­re di appor­ta­re del­le signi­fi­ca­ti­ve modi­fi­che ai pro­gram­mi di sor­ve­glian­za. Nel 2015 ‚dopo che una cor­te fede­ra­le ha giu­di­ca­to ille­ga­le la rac­col­ta di infor­ma­zio­ni da par­te del­la NSA su qua­si ogni uten­za tele­fo­ni­ca dome­sti­ca, il Con­gres­so ha mes­so sot­to con­trol­lo i pro­gram­mi governativi.

È la prima volta dopo quasi quarant’anni.

Rima­ne tut­ta­via l’accusa da par­te degli Sta­ti Uni­ti di aver vio­la­to l’Espio­na­ge Act rive­lan­do docu­men­ti segre­ti nel 2013, met­ten­do così a rischio la sicu­rez­za nazionale.
Di tutt’altro avvi­so è Salil Shet­ty, segre­ta­rio gene­ra­le di Amne­sty Inter­na­tio­nal che dichia­ra: “Sno­w­den ha chia­ra­men­te agi­to nell’interesse pub­bli­co: ha dato vita a uno dei più impor­tan­ti dibat­ti­ti sul­la sor­ve­glian­za gover­na­ti­va da decen­ni a que­sta par­te, con­tri­buen­do alla nasci­ta di un movi­men­to glo­ba­le in dife­sa del­la pri­va­cy nell’era digi­ta­le. Punir­lo dareb­be un mes­sag­gio peri­co­lo­so: chi assi­ste in segre­to a vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni non dovreb­be rivelarle”.

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Aggiun­ge in segui­to: “La sor­ve­glian­za di mas­sa rive­la­ta da Sno­w­den ha con­se­guen­ze sui dirit­ti uma­ni del­le per­so­ne in ogni par­te del mon­do. La nostra nuo­va cam­pa­gna invi­ta l’opinione pub­bli­ca a sol­le­ci­ta­re la gra­zia e a rico­no­sce­re a Sno­w­den il meri­to di aver sti­mo­la­to le per­so­ne a pre­ten­de­re il rispet­to del­la privacy.

Amne­sty Inter­na­tio­nal, l’Unione ame­ri­ca­na per le liber­tà civi­li e Human Rights Watch, insie­me ad altre orga­niz­za­zio­ni e sin­go­le per­so­na­li­tà chie­do­no quin­di di ricor­re­re all’Articolo II, sezio­ne 2.

L’articolo prevede la possibilità da parte del Presidente di concedere la grazia agli imputati di reati federali.

Dal 2013 ad oggi, la tal­pa del Data­ga­te si tro­va in esi­lio in Rus­sia per evi­ta­re la reclu­sio­ne a trent’anni di car­ce­re pre­vi­sta da leg­gi sul­lo spio­nag­gio che risal­go­no al 1915.
Ad inte­res­sar­si del caso Sno­w­den però non sono solo le Asso­cia­zio­ni uma­ni­ta­rie, il regi­sta Oli­ver Sto­ne ha deci­so di met­te­re su pel­li­co­la il rap­por­to di Sno­w­den con l’Intelligence e i moti­vi eti­ci che lo avreb­be­ro por­ta­to a dif­fon­de­re infor­ma­zio­ni riservate.
Que­sto potreb­be esse­re il pun­to di svol­ta per la situa­zio­ne di stal­lo in cui si tro­va Edward Snowden.
A pen­sar­la così è Ben Wiz­ner, diret­to­re di ACLU e nuo­vo lega­le dell’informatico che all’anteprima del film dichia­ra: “Cre­do, che riu­sci­rà a fare di più Oli­ver Sto­ne in due ore di quan­to non sono riu­sci­ti a fare in tre anni i suoi avvocati”

Un agen­te, anche un agen­te dell’intelligence ame­ri­ca­na, ha il dove­re di con­ser­va­re una coscien­za non governativa.
In una situa­zio­ne da 1984, come è quel­la descrit­ta da Sno­w­den nel­le dichia­ra­zio­ni al The Guar­dian, deci­de­re di denun­cia­re del­le pra­ti­che che per­met­to­no ai Gover­ni di Washing­ton e di Lon­dra di spia­re milio­ni di per­so­ne non sarà un atto legit­ti­mo nel sen­so stret­to del ter­mi­ne, ma è sicu­ra­men­te una scel­ta morale.

Per quan­to riguar­da la gra­zia, l’ex con­su­len­te del­la Natio­nal Secu­ri­ty Agen­cy ha affer­ma­to: “è vero, le leg­gi sui libri dico­no una cosa ma, for­se, è per que­sto che il pote­re di gra­zia esi­ste: per le ecce­zio­ni, per le cose che pos­so­no sem­bra­re ille­ga­li sul­la car­ta, ma che se le ana­liz­zi moral­men­te ed eti­ca­men­te, se si guar­da ai risul­ta­ti, appa­io­no neces­sa­rie, vitali” .

Per soste­ne­re la cau­sa di Sno­w­den è pos­si­bi­le sot­to­scri­ve­re la peti­zio­ne di Amne­sty International.

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Giulia Gelmetti

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