L’aborto con Trump non avrà vita facile

President Donald Trump shows off a signed executive order to reinstitute a policy barring any recipient of U.S. assistance from performing or promoting abortions abroad with money they receive from non-U.S. sources, Monday, Jan. 23, 2017, in the Oval Office of the White House in Washington. (AP Photo/Evan Vucci)

Acca­de­va oggi: 28 gen­na­io 1935 l’Islanda diven­ta la pri­ma nazio­ne a lega­liz­za­re l’aborto.

A distan­za di 82 anni, il neoe­let­to pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se Donald Trump, fra i suoi pri­mi ordi­ni ese­cu­ti­vi, lune­dí scor­so ha intro­dot­to un ban­do ai finan­zia­men­ti del gover­no fede­ra­le per quel­le orga­niz­za­zio­ni non gover­na­ti­ve inter­na­zio­na­li che sosten­go­no l’interruzione di gravidanza.

Trump è sem­pre sta­to mol­to con­trad­dit­to­rio sull’argomento: in un’intervista del 1999 si era dimo­stra­to favo­re­vo­le, anche se in segui­to ave­va dichia­ra­to di aver cam­bia­to posi­zio­ne (a tal pro­po­si­to è inte­res­san­te que­sto arti­co­lo del The Washing­ton Post).

Quel che è chia­ro però è che si trat­ta di una mos­sa ben stu­dia­ta che per­met­te­rà al nuo­vo pre­si­den­te di aumen­ta­re il suo con­sen­so nel­la fet­ta più radi­ca­le ed anti­a­bor­ti­sta del­le fila dei Repub­bli­ca­ni, i cosid­det­ti “pro-life”.

Non è la pri­ma vol­ta che que­sto ban­do, la “Glo­bal Gag Rule” o “Mexi­co City Abor­tion Rule” com­pa­re sul­la sce­na ame­ri­ca­na, già fir­ma­to da pre­ce­den­ti ammi­ni­stra­zio­ni repub­bli­ca­ne (da ulti­mo Geor­ge W. Bush nel 2001) vie­ne poi pun­tual­men­te revo­ca­to dal­le suc­ces­si­ve demo­cra­ti­che, come fece anche Oba­ma nel 2009.

Que­sta vol­ta però, vuoi per la Women’s March ed i recen­ti som­mo­vi­men­ti in Polo­nia sul tema, vuoi per­ché ogni mos­sa di que­sto pre­si­den­te con­tro­ver­so crea tram­bu­sto e scal­po­re, vuoi per­ché sia­mo nel 2017 e cer­ti dirit­ti — for­se con trop­pa leg­ge­rez­za — sem­bra­no ormai dati per con­so­li­da­ti, fat­to sta che l’atto è fini­to sot­to i riflet­to­ri sca­te­nan­do un’onta di indi­gna­zio­ne internazionale.

Le rea­zio­ni sono sta­te imme­dia­te. Sca­te­na­tis­si­ma la capo­grup­po dei Demo­cra­ti­ci alla Came­ra Nan­cy Pelo­si, che attac­ca Trump dicen­do di lui che

“fa tornare gli Stati Uniti in quell’epoca vergognosa che disonorava il valore americano della libertà di parola ed infliggeva sofferenze di cui non sappiamo nulla a milioni di donne in tutto il mondo”.

È sta­to poi nota­to che la foto “sto­ri­ca”, che immor­ta­la la fir­ma del decre­to, inclu­de solo uomi­ni intor­no al pre­si­den­te. Un det­ta­glio che sicu­ra­men­te non è pas­sa­to inos­ser­va­to alle don­ne “pro-choi­ce” più acca­ni­te, le qua­li si chie­do­no dove sia­no le don­ne che, para­dos­sal­men­te, non sono sta­te per nul­la coin­vol­te nell’approvazione di un atto che con­di­zio­na pri­ma di tut­to la loro vita.

Anche dall’Europa si sono alza­te voci con­tra­rie, pri­ma fra tut­ti l’Olanda, che ha rispo­sto annun­cian­do il lan­cio di un fon­do inter­na­zio­na­le per l’aborto ed il con­trol­lo del­le nasci­te che pos­sa esse­re finan­zia­to da gover­ni, orga­niz­za­zio­ni socia­li ed aziende.

Il mini­stro olan­de­se per la Coo­pe­ra­zio­ne allo svi­lup­po, Lil­lia­ne Plou­men, ha dichia­ra­to che nei pros­si­mi gior­ni rac­co­glie­rà con­sen­si anche nel resto d’Europa e in Ame­ri­ca Lati­na e ha aggiun­to che la deci­sio­ne di Trump rischia di mina­re i recen­ti pro­gres­si in que­sto cam­po dal pun­to di vista del­la salu­te del­le donne.

Infat­ti, l’organizzazione Marie Sto­pes Inter­na­tio­nal da lei cita­ta sti­ma che que­sto prov­ve­di­men­to, nei pros­si­mi 4 anni di man­da­to, potreb­be por­ta­re fino a 2,1 milio­ni di abor­ti a rischio con la con­se­guen­te mor­te di 21.700 madri.

“Proibire l’aborto non porta a un minor numero di aborti, ma a più pratiche irresponsabili in luoghi segreti e ad una maggiore mortalità materna”  ha commentato la Ploumen.

Del resto, una que­stio­ne del gene­re non può che ripor­tar­ci alla men­te il tra­gi­co dato di 22 milio­ni che, secon­do la World Health Orga­ni­sa­tion, sareb­be­ro le don­ne che anco­ra oggi pra­ti­ca­no abor­ti rischio­si, la mag­gior par­te del­le qua­li lo fa in pae­si con­si­de­ra­ti “svi­lup­pa­ti”.

82 anni oggi e anco­ra tan­ta stra­da da fare per l’aborto legalizzato.

 

Gaia Lamperti
Stu­den­tes­sa di let­te­re moder­ne. Ho il vizio di com­pra­re voli low-cost quan­do mi anno­io. Sono per il buon rock, i loca­li chias­so­si, i pome­rig­gi al mare, le men­ti fre­sche e gli ani­mi caldi.
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Studentessa di lettere moderne. Ho il vizio di comprare voli low-cost quando mi annoio. Sono per il buon rock, i locali chiassosi, i pomeriggi al mare, le menti fresche e gli animi caldi.

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