Musei gratis, il risvolto positivo è (solo) quello economico?

Ver­so metà Set­te­cen­to furo­no solo pochi trat­ta­ti­sti a rico­no­sce­re e docu­men­ta­re che sem­pre più ele­va­to, in Euro­pa, era il nume­ro di viag­gia­to­ri che si met­te­va­no in cam­mi­no per visi­ta­re i luo­ghi cul­tu­ral­men­te più inte­res­san­ti del con­ti­nen­te e le col­le­zio­ni di ope­re d’arte del­le case regnanti.

Qual­che decen­nio più tar­di, i musei nac­que­ro pro­prio per que­sto moti­vo. L’arte inte­res­sa. E’ miste­rio­sa­men­te tra­sver­sa­le. Nel­le sue diver­se for­me, pia­ce, in linea di mas­si­ma, a tutti.

Ulti­ma­men­te si mor­mo­ra che sull’onda rifor­mi­sta che sta attra­ver­san­do i musei ita­lia­ni — vedi nuo­vi diret­to­ri, nuo­ve for­mu­le di pro­mo­zio­ni, aper­tu­re straor­di­na­rie -, il pros­si­mo pas­so sarà ren­der­li gra­tui­ti. Que­sta misu­ra è già da tem­po atti­va nel Regno Uni­to e fin dall’inizio si è dimo­stra­ta effi­ca­ce e frut­tuo­sa. Nel decen­nio suc­ces­si­vo, da quan­do il gover­no labou­ri­sta di Tony Blair appro­vò la pro­po­sta, i gua­da­gni si sono tri­pli­ca­ti e le visi­te sono aumen­ta­te del 150%.

Facil­men­te si può imma­gi­na­re il moti­vo che osta­co­li la rea­liz­za­zio­ne di que­sto pro­get­to in Ita­lia: non tan­to la man­can­za di fon­di da inve­sti­re per qual­co­sa che, se darà i suoi frut­ti, lo farà a lun­go ter­mi­ne, ma piut­to­sto la non dispo­ni­bi­li­tà ad accet­ta­re il rischio.

Fer­man­do­si ad un’analisi super­fi­cia­le si potreb­be pen­sa­re che ren­de­re i musei pub­bli­ci gra­tui­ti com­por­ti per lo Sta­to un’inutile e — in Ita­lia par­ti­co­lar­men­te — gra­vo­sa per­di­ta di entra­te, ma una scel­ta di que­sto tipo, se por­ta­ta avan­ti in modo intel­li­gen­te, può risul­ta­re senz’altro (e in modo este­so) proficua.

Come spie­ga mol­to luci­da­men­te Mas­si­mi­lia­no Tonel­li sul­la rivi­sta d’ar­te Artri­bu­ne,

la gratuità dei musei porta con sé dei risvolti profondi e non esclusivamente riducibili a questioni economiche.

Se il museo gra­tui­to atti­ra, come dimo­stra l’esperienza nel Regno Uni­to, mol­ti più visi­ta­to­ri, allo­ra gli incas­si di mostre tem­po­ra­nee, visi­te gui­da­te e altri pro­get­ti aggiun­ti­vi che riman­go­no a paga­men­to aumen­ta­no di con­se­guen­za. Così come dovreb­be aumen­ta­re la dedi­zio­ne al miglio­ra­men­to del­la qua­li­tà di tali ser­vi­zi. Per lo stes­so moti­vo cre­sce­rà anche il nume­ro di spon­sor pri­va­ti inte­res­sa­ti al finan­zia­men­to del museo, per­ché attrat­ti dal flus­so di turi­sti: insom­ma, potrà costruir­si una real­tà auto­no­ma, pro­dut­ti­va e solida.

Ma al di là del­le vena­li ragio­ni eco­no­mi­che, la scel­ta di ren­de­re aper­to il sape­re, l’arte e la cul­tu­ra rap­pre­sen­ta una svol­ta pri­ma di tut­to socio-cul­tu­ra­le, se non addi­rit­tu­ra sto­ri­ca.

Pro­prio per­ché potreb­be pia­ce­re a tut­ti, pro­prio per­ché è un’attrazione uni­ver­sa­le, pro­prio per­ché la neces­si­tà che soprav­vi­va è indub­bia, deci­de­re di man­te­ne­re l’en­tra­ta anco­ra solo par­zial­men­te acces­si­bi­le (a paga­men­to) nono­stan­te le nuo­ve pos­si­bi­li­tà signi­fi­che­reb­be ade­guar­si cie­ca­men­te a un con­ser­va­to­ri­smo vuo­to e, di fat­to, inu­ti­le. Per di più, riguar­do a un ambien­te che ten­de ad esse­re pro­gres­si­va­men­te più, eli­ta­rio, eru­di­to e chiuso.

Con­di­vi­de­re il sape­re, met­ten­do­lo a dispo­si­zio­ne di tut­ti, para­dos­sal­men­te, con­tri­bui­sce a por­ta­re avan­ti la ragio­ne per la qua­le il museo è nato: una rispo­sta alla richie­sta che fos­se diffuso.

La scel­ta di uno Sta­to di ren­de­re gra­tui­ta “un’i­sti­tu­zio­ne per­ma­nen­te, sen­za sco­po di lucro, al ser­vi­zio del­la socie­tà e del suo svi­lup­po, […] aper­ta al pub­bli­co e che com­pie ricer­che che riguar­da­no le testi­mo­nian­ze mate­ria­li e imma­te­ria­li del­l’u­ma­ni­tà e del suo ambien­te, che le acqui­si­sce, le con­ser­va, le comu­ni­ca e, soprat­tut­to, le espo­ne a fini di stu­dio, edu­ca­zio­ne e dilet­to” riflet­te l’importanza che per lo Sta­to ha la cul­tu­ra, la Sto­ria, l’educazione, il dilet­to, la socie­tà e il suo sviluppo.

Con­di­vi­di:
Angelica Mettifogo
In bili­co tra tut­to quel­lo che voglio fare e il tem­po che ho per far­lo. Intan­to stu­dio filosofia.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.