Non solo West Wing: Trump e i mille e più conflitti d’interesse

Man­ca­no poche set­ti­ma­ne all’in­se­dia­men­to del 46esimo Pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti e Donald Trump con­ti­nua ad esse­re tra le pri­me pagi­ne del­la stam­pa inter­na­zio­na­le. Al cen­tro del­le pole­mi­che si tro­va­no dal­le ulti­me dichia­ra­zio­ni riguar­do l’Obamacare, la rifor­ma del­la sani­tà tan­to cri­ti­ca­ta duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le, fino ai pro­ble­mi nel tro­va­re qual­che cele­bri­tà che can­ti al con­cer­to per la ceri­mo­nia alla Casa Bianca. 

Dal 20 gen­na­io 2017, però, gli Sta­ti Uni­ti potreb­be­ro dover far fron­te ad una que­stio­ne che l’Italia, gra­zie all’ex Pre­mier Sil­vio Ber­lu­sco­ni, ha giá conosciuto. 

Essendo Donald Trump un imprenditore molto importante nel mercato americano ed estero, i conflitti d’interessi tra il suo impero economico e la nuova amministrazione potrebbero emergere molto presto.

A tal pro­po­si­to, ripor­ta Poli­ti­co il 3 gen­na­io, Kel­lyan­ne Con­way ‑pros­si­ma con­si­glie­ra del Pre­si­den­te — ha dichia­ra­to che l’11 di que­sto mese potreb­be esser­ci una con­fe­ren­za, ini­zial­men­te pre­vi­sta per il 15 dicem­bre scor­so, vol­ta  mostra­re e discu­te­re di tut­ti i poten­zia­li con­flit­ti d’interesse.

Alcu­ni sono già ben noti e uno lo rac­con­ta­va­mo già il mese scor­so, quan­do si par­la­va del­le pro­te­ste a Stan­ding Rock con­tro l’oleodotto Dako­ta Pipe­li­ne, per il qua­le il neo-elet­to pre­si­den­te ave­va ver­sa­to 300 mila dol­la­ri. Secon­do le mag­gio­ri testa­te sta­tu­ni­ten­si, con­flit­ti di inte­res­se di non minor impor­tan­za sem­bra­no poter fioc­ca­re in ogni ramo del­la vita pro­fes­sio­na­le e pri­va­ta di Trump.

Per quan­to riguar­da quest’ultima, un esem­pio. La leg­ge ame­ri­ca­na sul nepo­ti­smo sta­bi­li­sce che nes­sun fun­zio­na­rio pub­bli­co può assu­me­re o pro­muo­ve­re un fami­lia­re. Se però il fami­lia­re è sta­to desi­gna­to per lavo­ra­re nel­la West Wing, le cui assun­zio­ni sono a com­ple­ta discre­zio­ne del Pre­si­den­te, e rinun­cia allo sti­pen­dio, ecco che que­sto potreb­be diven­ta­re una per­fet­ta ecce­zio­ne alla suc­ci­ta­ta leg­ge. Par­lia­mo ovvia­men­te di Jared Kush­ner, mari­to di Ivan­ka Trump a cui potreb­be esse­re desti­na­to un uffi­cio nel­la West Wing, come ripor­ta­to  dal­la CNN. Ma anche sen­za que­sto pos­si­bi­le inca­ri­co il rischio di qual­che con­flit­to di inte­res­se era già pre­sen­te: egli, tra le altre cose, è infat­ti edi­to­re del “New York Obser­ver”. Una situa­zio­ne para­go­na­bi­le alla “rela­zio­ne” che inter­cor­re tra Pao­lo Ber­lu­sco­ni e il Gior­na­le, con le dovu­te differenze.

Il cam­po che però potreb­be rap­pre­sen­ta­re la mag­gior fon­te di con­flit­ti d’interesse per Trump è quel­lo immo­bi­lia­re, ramo in cui è pre­sen­te fin dall’inizio del­la sua car­rie­ra. L’esempio più ecla­tan­te potreb­be esse­re quel­lo dell’inaugurazione del nuo­vo hotel dal valo­re di 212 milio­ni di dol­la­ri, costrui­to nell’Old Post Offi­ce Pavi­lion a pochi pas­si dal­la Casa Bian­ca. L’edificio situa­to all’interno di que­sta zona era fede­ra­le, ma è sta­to con­ces­so in affit­to alla Trump Orga­ni­za­tion. L’agenzia che si occu­pa, tra le altre cose, di que­sto gene­re di pas­sag­gi di pro­prie­tà è la Gene­ral Ser­vi­ces Admi­ni­stra­tion, il cui diret­to­re vie­ne, per l’appunto, nomi­na­to dal Pre­si­den­te. Che nel nostro caso è anche a capo del­la Trump Orga­ni­za­tion. Nell’ambito immo­bi­lia­re sono inol­tre mol­to fre­quen­ti gli scon­tri con le leg­gi ambien­ta­li, le stes­se su cui Donald Trump avrà il pote­re di agi­re. Date le sue non par­ti­co­lar­men­te segre­te posi­zio­ni anti­e­co­lo­gi­che, non sarà dif­fi­ci­le imma­gi­na­re il (bre­ve) futu­ro di que­ste misu­re che tan­to osta­co­la­no i costruttori. 

Ancor più preoccupanti sono i possibili risvolti sulla politica estera. 

Trump, infat­ti, pos­sie­de socie­tà che ope­ra­no in alme­no 18 Pae­si, com­pre­si anche quel­li poli­ti­ca­men­te insta­bi­li, con fra­gi­li rap­por­ti con gli Sta­ti Uni­ti e con non poche con­tro­ver­sie lega­te ai dirit­ti uma­ni. Si pen­sa quin­di che il Pre­si­den­te pos­sa striz­za­re l’occhio con fin trop­pa disin­vol­tu­ra a que­sti Pae­si pur di man­te­ne­re o gua­da­gna­re qual­che faci­li­ta­zio­ne nell’ambito impren­di­to­ria­le. Per altri, inol­tre, l’attività pri­va­ta di Trump potreb­be scon­trar­si anche con il caval­lo di bat­ta­glia del­la sua cam­pa­gna elet­to­ra­le: poli­ti­ca pro­te­zio­ni­sti­ca — spe­cial­men­te nei con­fron­ti del­la Cina -, crea­zio­ne di un “albo” ed espul­sio­ni più fre­quen­ti dei musul­ma­ni, i qua­li pro­ven­go­no da tut­ti quei Pae­si con cui il Magna­te ha intes­su­to una rete di inte­res­si eco­no­mi­ci privati. 

Per risol­ve­re i con­flit­ti di inte­res­se — per qua­lun­que fun­zio­na­rio pub­bli­co, qua­lun­que cari­ca più o meno impor­tan­te egli abbia — è con­sue­tu­di­ne crea­re una blind tru­st, una strut­tu­ra finan­zia­ria che gesti­sca le pro­prie­tà in manie­ra disin­te­res­sa­ta ed auto­no­ma. Dall’altra par­te, secon­do le ulti­me dichia­ra­zio­ni, Trump inten­de­reb­be lascia­re il suo patri­mo­nio in mano ai suoi tre figli, i qua­li, però, potreb­be­ro ave­re ruo­lo di con­si­glie­ri nel­la poli­ti­ca del padre. 

Con­di­vi­di:
Barbara Venneri
Non chia­ma­te­mi Vènneri.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.