Stadi vuoti: Il calcio italiano sta prendendo una piega elitaria?

Sono lon­ta­ni i tem­pi d’oro del cal­cio ita­lia­no. Un tem­po i cam­pio­ni face­va­no la fila davan­ti ai nostri club e la gen­te si river­sa­va allo sta­dio, ren­den­do l’Italia una del­le nazio­ni più calo­ro­se e ambi­te del cal­cio mon­dia­le. Ora, inve­ce, i cam­pio­ni dal nostro pae­se sono solo di pas­sag­gio e gli sta­di sem­pre più vuo­ti. Ma per­ché esattamente?

Pro­via­mo a fare un paio di con­fron­ti con l’estero per capi­re, oltre a qua­le sia il diva­rio con i più pre­sti­gio­si cam­pio­na­ti euro­pei — vale a dire Bun­de­sli­ga, Pre­mier Lea­gue, Liga e Ligue 1 ‑qua­li ne sia­no le motivazioni.

Pri­ma di tut­to, dati alla mano, il con­fron­to sul­la media degli spet­ta­to­ri a que­sti cam­pio­na­ti risul­ta per noi imba­raz­zan­te, la Serie A viag­gia con la media di 21mila spet­ta­to­ri medi a par­ti­ta e una per­cen­tua­le di riem­pi­men­to degli sta­di poco supe­rio­re al 30% (33,78 per la pre­ci­sio­ne). Que­sta inve­ce è la media di spet­ta­to­ri e riem­pi­men­to sta­di dei mag­gio­ri cam­pio­na­ti europei.

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Anche in cam­pio­na­ti come quel­lo spa­gno­lo e fran­ce­se, la cui media è vici­no alla nostra e, nel caso fran­ce­se, poco più bas­sa, la per­cen­tua­le di riem­pi­men­to è più del dop­pio rispet­to a quel­lo del­la Serie A. Que­sto dato non va sot­to­va­lu­ta­to visto che sta­di pie­ni si riper­cuo­to­no sull’appeal di un qual­sia­si cam­pio­na­to a livel­lo inter­na­zio­na­le e influi­sco­no eco­no­mi­ca­men­te sui club, oltre che per i bigliet­ti ven­du­ti, sugli introi­ti deri­van­ti dal­le tele­vi­sio­ni este­re. Non ser­ve sot­to­li­nea­re quan­to sia più pia­ce­vo­le vede­re una par­ti­ta in uno sta­dio pie­no che in uno desolato.

Le uniche squadre del nostro campionato ad arrivare ad almeno il 70% di riempimento sono Juventus (96%), Cagliari (84%), Crotone (79%) e Torino (71%), mentre la soglia di 30mila spettatori viene superata solo da Inter, Juventus, Milan e Napoli.

Que­sti sono i dati, abba­stan­za impie­to­si, del­la Serie A, ora pro­via­mo ad ana­liz­za­re qua­li pos­so­no esse­re le cau­se del pro­ble­ma, pri­mo fra tut­ti, lo sta­dio. In Ita­lia gli uni­ci sta­di degni di un con­fron­to con l’estero sono lo Juven­tus Sta­dium, San Siro e la nuo­va Dacia Are­na di pro­prie­tà dell’Udinese. Per il resto si trat­ta di strut­tu­re risa­len­ti agli anni 70/80, sco­mo­de, alcu­ne addi­rit­tu­ra sen­za coper­tu­ra da piog­gia o neve per i mal­ca­pi­ta­ti spet­ta­to­ri o impian­ti la cui visua­le è limi­ta­ta a cau­sa del­la pista di atle­ti­ca. Non c’è da stu­pir­si dun­que se in una fred­da dome­ni­ca di novem­bre un poten­zia­le spet­ta­to­re deci­da di rima­ne­re a casa a vede­re la par­ti­ta in TV. Un club ita­lia­no soprav­vi­ve solo tra­mi­te gli introi­ti tele­vi­si­vi, nel resto d’Europa i rica­vi pro­ve­nien­ti dal­lo sta­dio costi­tui­sco­no una voce impor­tan­tis­si­ma del bilan­cio bilan­cio. Il pri­mo pas­so da fare è lo sta­dio di pro­prie­tà ma in Ita­lia lo pos­seg­go­no solo Juven­tus e Udi­ne­se, piaz­ze impor­tan­ti come Napo­li, Roma, Firen­ze e Geno­va con­vi­vo­no da anni con prez­zi di affit­to altis­si­mi per degli sta­di fati­scen­ti e inadeguati.

Il secon­do gran­de pro­ble­ma del siste­ma Ita­lia riguar­da il prez­zo del bigliet­to, alto, e le moda­li­tà di acqui­sto, trop­po complicate.

La Serie A è tra i cam­pio­na­ti più cari del mon­do, il costo medio di un bigliet­to casa­lin­go si aggi­ra sui 69 euro men­tre per una tra­sfer­ta il costo supe­ra i 200 euro. In Inghil­ter­ra il prez­zo medio è di poco più alto, 70 euro, a dispet­to però di sta­di con­for­te­vo­li, miglio­re spet­ta­co­lo e un più alto teno­re di vita. In Ger­ma­nia addi­rit­tu­ra il costo medio del bigliet­to e di 31 euro, con gli stes­si van­tag­gi dei tifo­si ingle­si. Inghil­ter­ra a par­te, per nes­sun altro cam­pio­na­to il costo del­la tra­sfer­ta supe­ra i 200 euro. Oltre al costo ele­va­to del sin­go­lo bigliet­to o del­la tra­sfer­ta, l’altra pia­ga del cal­cio ita­lia­no riguar­da tut­ta la fati­ca che un tifo­so deve com­pie­re per entra­re in pos­ses­so del biglietto.

Dall’entrata in vigore del biglietto nominativo nel 2005, è necessaria la carta d’identità mentre dal 2010 si è aggiunta la criticatissima tessera del tifoso, un ulteriore costo di 10 euro insieme a numerose scartoffie da compilare e tempi di attesa per riceverla di oltre 3 mesi.

Sen­za di essa non ci si può abbo­na­re né anda­re in tra­sfer­ta, a meno che non si scel­ga un set­to­re del­lo sta­dio diver­so da quel­lo dei tifo­si ospi­tan­ti, ma i pro­ble­mi pos­so­no sor­ge­re anche qui se vie­ne vie­ta­to l’acquisto del taglian­do ai tifo­si ospi­ti. È anche vie­ta­to com­pra­re il bigliet­to il gior­no stes­so del­la par­ti­ta, dun­que un geni­to­re che deci­de di por­ta­re il figlio allo sta­dio la dome­ni­ca stes­sa andrà incon­tro a un fallimento.

Spes­so si sen­te dire che uno dei pro­ble­mi è il tifo vio­len­to. C’è da dire però che negli ulti­mi 10 anni gli scon­tri sono sen­si­bil­men­te cala­ti. Se si fa un riscon­tro con gli anni set­tan­ta e ottan­ta, gli sta­di ita­lia­ni risul­ta­va­no esse­re sem­pre pie­ni e con un indi­ce di vio­len­za all’interno degli sta­di che risul­ta­va esse­re vera­men­te elevato.

Se c’è dun­que una solu­zio­ne al pro­ble­ma, que­sta potreb­be esse­re imi­ta­re chi è meglio orga­niz­za­to di noi, in que­sto caso i tede­schi. Negli anni ottan­ta la media spet­ta­to­ri in Ger­ma­nia non arri­va­va a 20mila. Da allo­ra, gra­zie anche ai mon­dia­li del 2006, la Bun­de­sli­ga è arri­va­ta alla media di qua­si 41mila dei gior­ni nostri. In che modo? Innan­zi­tut­to avvi­ci­nan­do il cal­cio al tifo­so. Infat­ti in Ger­ma­nia ogni club, per sta­tu­to, appar­tie­ne al 50%+1 ai tifo­si. Tra i miti da sfa­ta­re sul cal­cio in Ger­ma­nia, citia­mo il fat­to che solo una squa­dra ha lo sta­dio di pro­prie­tà. Que­sto non ha infat­ti esclu­so la pos­si­bi­li­tà di ammo­der­na­men­to o di costru­zio­ne degli altri stadi.

Altro mito da sfa­ta­re, in Ger­ma­nia non è sta­ta cam­bia­ta alcu­na leg­ge per supe­ra­re la buro­cra­zia per la costru­zio­ne di nuo­vi impian­ti. Il model­lo tede­sco, diver­sa­men­te da quel­lo ingle­se, guar­da più alla “wor­king class”, i costi del bigliet­to sono acces­si­bi­li a tut­ti, in Ger­ma­nia un bigliet­to per la cur­va ‑il set­to­re popo­la­re- costa sui 15 euro, in Ita­lia tra i 30 e i 50, in Inghil­ter­ra tra i 50 e i 70; in Bun­de­sli­ga addi­rit­tu­ra in alcu­ne par­ti­te il bigliet­to per­met­te di ave­re in omag­gio anche un pani­no e una birra.

La cur­va è l’unico set­to­re dove si può rima­ne­re in pie­di, venen­do incon­tro ai tifo­si orga­niz­za­ti dei club, che pos­so­no por­ta­re all’interno del­lo sta­dio ban­die­re e mega­fo­ni e can­ta­re o sal­ta­re a loro pia­ci­men­to. Ico­ni­ca sot­to que­sto pun­to di vista la Sud­tri­bu­ne del Borus­sia Dort­mund, che rega­la un bel­lis­si­mo col­po d’occhio e un atmo­sfe­ra cal­dis­si­ma come poche in Euro­pa. Discor­so diver­so per l’In­ghil­ter­ra, dove tut­ti i posti sono a sede­re e negli ulti­mi anni non sono man­ca­te le pro­te­ste da par­te dei tifo­si ingle­si che vor­reb­be­ro adot­ta­re il model­lo tede­sco. In que­sto modo gli sta­di tede­schi oltre a esse­re mol­to bel­li sono pie­ni e ribol­lo­no di pas­sio­ne. Per cita­re nuo­va­men­te il Borus­sia Dort­mund, la squa­dra del­la cit­tà di Dort­mund ha una media di ben 79mila spet­ta­to­ri a par­ti­ta. Per quan­to riguar­da la sicu­rez­za all’interno del­lo sta­dio vi sono mol­te tele­ca­me­re e steward che han­no azze­ra­to gli scon­tri all’interno dell’impianto sia in Ger­ma­nia che in Inghil­ter­ra. Gli spun­ti per fare bene ci sono e ogni tan­to copia­re può esse­re la cosa più giu­sta da fare.

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Dennis Galimberti

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