Insolite ignote: Katherine Johnson

Kathe­ri­ne John­son è “la ragaz­za che ama con­ta­re”. Era una ragaz­za, per­ché oggi ha più di 90 anni. Ma ama anco­ra far­lo, non si è mai stan­ca­ta in real­tà, tan­to che nel 2015, dopo aver rice­vu­to dal­l’al­lo­ra pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti Oba­ma la Natio­nal Medal of Free­dom — il più alto meri­to civi­le negli USA -, ha com­men­ta­to «Io con­to tut­to. Con­to i pas­si che fac­cio per stra­da, quel­li per anda­re in chie­sa, il nume­ro di piat­ti e sto­vi­glie che lavo, le stel­le in cie­lo. Tut­to ciò che può esse­re con­ta­to, io lo con­to».

Nata in Vir­gi­nia nel 1918, fin da subi­to dimo­stra un’in­tel­li­gen­za viva­ce e spic­ca­ta: si diplo­ma a quat­tor­di­ci anni e si lau­rea Magna cum Lau­de a diciot­to. La sua pas­sio­ne è la mate­ma­ti­ca: al West Vir­gi­nia Sta­te Col­le­ge fre­quen­ta cor­si inten­si­vi di mate­ma­ti­ca e chi­mi­ca e i pro­fes­so­ri, impres­sio­na­ti dal­la sua genia­li­tà, fan­no a gara per far­le da men­to­ri. Shief­flin Clay­ton, ter­zo afroa­me­ri­ca­no a rice­ve­re una lau­rea in mate­ma­ti­ca, ne isti­tui­sce uno appo­sta per lei. Nel 1939 è una dei tre stu­den­ti di colo­re sele­zio­na­ti per un pro­gram­ma inten­si­vo alla West Vir­gi­nia Uni­ver­si­ty, ai tem­pi un all-whi­te cam­pus.

Dopo il diplo­ma, ini­zia a inse­gna­re in una scuo­la ele­men­ta­re. Ma il suo vero inte­res­se, in real­tà, era la ricer­ca in mate­ma­ti­ca. Cam­po tut­t’al­tro che faci­le per una don­na, per di più afroa­me­ri­ca­na, negli anni ’40. Ma Kathe­ri­ne non si lascia inti­mi­di­re: vie­ne assun­ta dal­la NACA — poi NASA -, alla ricer­ca di per­so­na­le fem­mi­ni­le lau­rea­to in mate­ma­ti­ca. Ini­zial­men­te svol­ge la man­sio­ne di “human com­pu­ter”, un grup­po di don­ne defi­ni­te “com­pu­ter vir­tua­li che indos­sa­va­no gonne”.

Ai piani alti, invece, erano gli uomini a contare, in tutti i sensi. Non abbastanza bene però, perché non passa molto tempo prima che Katherine, “the girl”,  venga chiamata per aiutare a svolgere calcoli matematici precisi.

Le sue cono­scen­ze in geo­me­tria ana­li­ti­ca, la sua dedi­zio­ne e la sua “men­te curio­sa” (“curious mind”, ndr) la por­ta­no nel­le stan­ze di diri­gen­ti e col­le­ghi uomi­ni, che non pos­so­no fare a meno di lei. Entra a far par­te del­l’Ame­ri­can Spa­ce Pro­gram e vi rima­ne anche dopo i pri­mi risul­ta­ti. I col­le­ghi con­ti­nua­no a «tener­la in reda­zio­ne» — come ricor­da la stes­sa John­son -, nei luo­ghi in cui «le don­ne non era­no mai sta­te pri­ma».

Il cie­lo non è mai sta­to un limi­te per lei: ha con­tri­bui­to ai cal­co­li per le tra­iet­to­rie del Pro­ject Mecu­ry — pri­ma mis­sio­ne aero­spa­zia­le sta­tu­ni­ten­se con equi­pag­gio -, del­l’Apol­lo 11 e del­l’Apol­lo 13, a cui si aggiun­ge l’ap­por­to per lo Spa­ce Shut­tle.

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Kathe­ri­ne John­son foto­gra­fa­ta da Annie Lei­bo­vi­tz per Vani­ty Fair.

Si è riti­ra­ta dal­la NASA nel 1986, dopo innu­me­re­vo­li ono­ri e pre­mi. La sua impor­tan­za, per la Scien­za e per la lot­ta di gene­re, è dimo­stra­ta dal­la sua pre­sen­za nel­l’e­len­co del­la BBC del­le “100 don­ne”, le cen­to don­ne più ispi­ra­tri­ci e influen­ti al mondo.

Nel­l’in­ter­vi­sta per Vani­ty Fair di ago­sto 2016 ha ricor­da­to come sia­no sta­ti i geni­to­ri a indi­riz­zar­la ver­so il suo desti­no: cre­de­va­no mol­to nel­l’i­stru­zio­ne supe­rio­re e si tra­sfe­ri­ro­no in un’al­tra cit­tà pur di far­mi stu­dia­re anche dopo la ter­za media (8th gra­de nel siste­ma sco­la­sti­co ame­ri­ca­no, ndr). “Impa­ri se hai pas­sio­ne. Quin­di devi ave­re pas­sio­ne per impa­ra­re”, ricor­da John­son. “La cosa che mi ren­de più fie­ra” — ha det­to — “è sta­to il suc­ces­so del­la mis­sio­ne Apol­lo. Sta­va­no andan­do sul­la luna e io ho com­pu­te­riz­za­to il cam­mi­no ver­so la meta”.

Con­di­vi­di:
Elena Cirla
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne, clas­se 1994.
Aman­te del­l’au­tun­no, dei viag­gi e del vino rosso.

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