La chimica dell’amore

Nel 1971 De Andrè can­ta­va di un chi­mi­co che ave­va il pote­re “di spo­sa­re gli ele­men­ti e di far­li rea­gi­re”, ma non riu­scì mai a capi­re per­ché gli uomi­ni “si com­bi­nas­se­ro attra­ver­so l’amore”.  Oggi la scien­za sem­bra aver tro­va­to in par­te una rispo­sta. Mol­te vol­te si sot­to­va­lu­ta l’importanza del­la comu­ni­ca­zio­ne attra­ver­so mole­co­le che ema­na­no odo­ri che ope­ra­no a un livel­lo mol­to sot­ti­le. E’ noto, da parec­chi anni, tra­mi­te una serie di espe­ri­men­ti che, tra i topi le fem­mi­ne pre­fe­ri­sco­no com­pa­gni con DNA dif­fe­ren­te dal pro­prio; l’indicatore del­la diver­si­tà gene­ti­ca è l’odore di uri­na, che per­met­te di evi­ta­re accop­pia­men­ti all’interno di cep­pi gene­ti­ci trop­po simi­li. Nel 1995 ven­ne pub­bli­ca­to uno stu­dio, con­dot­to da Claus Wed­kind insie­me a dei col­le­ghi dell’Università di Ber­na, dove si mostra­va, dopo aver fat­to indos­sa­re a volon­ta­ri la stes­sa magliet­ta per due gior­ni, che 

le donne prediligono l’odore di uomini il cui set di geni è diverso dal proprio. 

Le dif­fe­ren­ze gene­ti­che evi­den­zia­te riguar­da­va­no locus geni­ci che codi­fi­ca­no per pro­tei­ne MHC del siste­ma immu­ni­ta­rio.  Il com­ples­so mag­gio­re di isto­com­pa­ti­bi­li­tà (MHC) è una gran­de regio­ne geno­mi­ca che codi­fi­ca per le mole­co­le MHC ed è pre­sen­te sul brac­cio cor­to del cro­mo­so­ma 6. Nume­ro­si sono i geni dell’MHC e la stret­ta vici­nan­za tra essi ed altri geni a fun­zio­ne dif­fe­ren­te è tale da non far con­si­de­ra­re come due zone distin­te la regio­ne del cro­mo­so­ma, ma come zona uni­ca, deno­mi­na­ta MHC-este­so (x‑MHC). Il ruo­lo svol­to dal­le mole­co­le MHC nel siste­ma immu­ni­ta­rio è quel­lo di fun­ge­re da “car­tel­li”, uti­li per aller­ta­re la cel­lu­la in caso di mate­ria­le estra­neo (det­to non-self).  I geni MHC sono alta­men­te poli­mor­fi­ci e sono espres­si in modo codo­mi­nan­te, cioè ogni indi­vi­duo espri­me entram­bi gli alle­li ere­di­ta­ti dai geni­to­ri in modo da ave­re il nume­ro più ele­va­to di MHC dispo­ni­bi­le. Il lega­me vigen­te tra l’MHC e le par­ti­cel­le odo­ran­ti è dovu­to alla vasta gam­ma di recet­to­ri olfat­ti­vi (OR) situa­ti nell’epitelio del nostro naso. Que­sti che­mo­re­cet­to­ri sono con­nes­si all’MHC poi­ché con­di­vi­do­no locus geni­ci mol­to vici­ni tra loro; gli OR infat­ti appar­ten­go­no all’MHC-esteso.

 

Che ne sia­mo con­sa­pe­vo­li o meno, sia­mo in gra­do di rico­no­sce­re il nostro odo­re e quel­lo degli altri. Con uno stu­dio pub­bli­ca­to recen­te­men­te su Pro­cee­dings of the Royal Socie­ty B, il grup­po di ricer­ca di Tho­mas Boehm del Max Planck Insti­tu­te ha cer­ca­to di anda­re un po’ più a fon­do nel­la que­stio­ne pro­van­do a dimo­stra­re i mec­ca­ni­smi fisio­lo­gi­ci alla base del­le pre­fe­ren­ze ses­sua­li, non chia­ri­ti dal­lo stu­dio di W. del 1995. Alcu­ne don­ne sono sta­te sot­to­po­ste a un test: si trat­ta­va di rico­no­sce­re pro­tei­ne cor­ri­spon­den­ti al pro­prio MHC. Dopo la doc­cia alle volon­ta­rie è sta­to chie­sto di appli­ca­re sot­to le ascel­le due solu­zioi diver­se e di deci­de­re qua­li del­le due pre­fe­ri­va­no. Il risul­ta­to è che le don­ne mostra­va­no una net­ta pre­fe­ren­za per la solu­zio­ne cor­ri­spon­den­te al pro­prio MHC. Il dato è sta­to poi con­fer­ma­to dal­le riso­nan­ze magne­ti­che, una par­ti­co­la­re regio­ne del cer­vel­lo vie­ne atti­va­ta solo dal­le mole­co­le che asso­mi­glia­no al pro­prio MHC.
Il nostro par­ti­co­la­re reper­to­rio MHC può quin­di influen­za­re anche qua­li pro­fu­mi ci piac­cio­no e qua­li no. Ten­den­zial­men­te, potrem­mo esse­re por­ta­ti a pre­fe­ri­re per noi stes­si pro­fu­mi che “entri­no in riso­nan­za” con il nostro MHC, men­tre sugli altri pre­fe­ria­mo aro­mi che ampli­fi­ca­no l’effetto da “MHC estra­neo”. Gli scien­zia­ti san­no però, che non sono solo gli odo­ri a deter­mi­na­re la scel­ta di un part­ner: la pri­ma cosa che ci col­pi­sce negli altri è l’a­spet­to fisi­co, in par­ti­co­la­re la fisio­no­mia del viso, che in par­te è influen­za­ta dagli stes­si geni MHC.  Nel 2008 alcu­ni ricer­ca­to­ri del­la Char­les Uni­ver­si­ty di Pra­ga han­no rile­va­to che, con­tra­ria­men­te a quan­to avvie­ne per gli odo­ri, i volon­ta­ri ten­de­va­no a pre­fe­ri­re vol­ti di per­so­ne con MHC più simi­le al loro. La loro ipo­te­si è che i mec­ca­ni­smi di gra­di­men­to degli odo­ri (dif­fe­ren­za di MHC) e gra­di­men­to del­le fisio­no­mie (somi­glian­za di MHC) con­cor­ra­no per otte­ne­re il livel­lo otti­ma­le di com­pa­ti­bi­li­tà gene­ti­ca. Se il chi­mi­co di Fabri­zio De Andrè fos­se un moder­no Cupi­do, for­se avreb­be uti­liz­za­to al posto dei dar­di un can­no­ne spa­ra odori.

Con­di­vi­di:
Novella Gianfranceschi
Lau­rean­da in bio­lo­gia evo­lu­zio­ni­sti­ca, pen­so men­tre cam­mi­no e cam­mi­no per pen­sa­re, così evi­to qual­sia­si tipo di dua­li­smo men­te-cor­po, filo­so­fia e scienza.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.