La crisi dei vent’anni

«vol­te uno si sen­te incom­ple­to ed è sol­tan­to gio­va­ne», scri­ve­va Cal­vi­no ne Il viscon­te dimez­za­to nel feb­bra­io del 1952.
Mez­zo seco­lo dopo Jef­frey Arnett, docen­te di psi­co­lo­gia alla Clark Uni­ver­si­ty in Mas­sa­chu­setts, pub­bli­ca­va un arti­co­lo in cui dimo­stra­va l’esistenza di una fase del­la vita chia­ma­ta, con un ter­mi­ne da lui stes­so conia­to, “Emer­gin Adul­thood” (età adul­ta emer­gen­te o, più comu­ne­men­te, Puber­tà 2.0). Que­sto perio­do è com­pre­so indi­ca­ti­va­men­te tra i 18 e i 25 anni, ma ovvia­men­te varia con­si­de­re­vol­men­te da per­so­na a per­so­na: più pre­ci­sa­men­te è il perio­do in cui si rispon­de in cer­ti casi sì, in altri no alla doman­da ti sen­ti un adulto?

Nel suo arti­co­lo Arnett dimo­stra come tale fase deb­ba esse­re distin­ta sia dall’adolescenza sia dall’età adul­ta: è infat­ti, in que­sti anni che l’individuo inda­ga sé stes­so, le pro­prie pos­si­bi­li­tà, il mon­do, l’amore e il lavo­ro. Que­sto perio­do di doman­de e di rispo­ste, è lega­to alla mag­gio­re liber­tà che l’individuo acqui­si­sce con il con­se­gui­men­to di una matu­ri­tà ana­gra­fi­ca e social­men­te riconosciuta.

Proprio da questa nuova libertà, secondo gli studi di Oliver Robinson, docente di psicologia a Greenwich, deriva la “crisi del quarto di vita”: una sorta di crisi di mezza età ma traslata ai problemi di un ventenne medio.

Que­sta è carat­te­riz­za­ta da apa­tia, sen­so di sof­fo­ca­men­to nei con­fron­ti dei dove­ri e del­le costri­zio­ni socia­li, for­te con­fu­sio­ne, ansia e, nei casi più gra­vi, depres­sio­ne: è la nuo­va pato­lo­gia del XXI seco­lo, lega­ta all’insicurezza deri­van­te dall’oceano di pos­si­bi­li­tà che i gio­va­ni d’oggi han­no la pos­si­bi­li­tà di sperimentare.

È impor­tan­te che que­sta cri­si ven­ga rico­no­sciu­ta, più che come uno sta­to pato­lo­gi­co, come una genui­na fase dell’essere uma­no: inve­ce di esse­re cura­ta è neces­sa­rio che ven­ga for­ni­to un qual­sia­si sup­por­to che pos­sa aiu­ta­re l’individuo ad espri­me­re le pro­prie poten­zia­li­tà evi­den­zia­te pro­prio da que­sto sta­to di cri­si inte­rio­re, in modo che non si svi­lup­pi­no, suc­ces­si­va­men­te, pro­ble­mi psi­co­lo­gi­ci seri deri­van­ti dal­la sen­sa­zio­ne di soli­tu­di­ne tipi­ca del­la puber­tà 2.0.
Quin­di, a pre­scin­de­re dal­la vostra età, pro­va­te a rispon­de­re alla doman­da ti sen­tì un adul­to: se non ave­te una rispo­sta pre­ci­sa e vi sen­ti­te “affet­ti” dal­la cri­si dei vent’anni tira­te pure un sospi­ro di sol­lie­vo e disdi­te le sedu­te pre­no­ta­te dal­lo psi­co­lo­go, se inve­ce vi sen­ti­te adul­ti ma ave­te i pro­ble­mi sopra elen­ca­ti allo­ra sie­te matti.

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Roberta Pasetti
Stu­den­tes­sa di let­te­re. Nisi Ale­xan­der essem, ego vel­lem esse Diogenem. 
Può basta­re così.

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