Le palme in Piazza Duomo sono l’inizio della colonizzazione beduina a Milano

Il 23 gen­na­io 2017 l’assessore a Urba­ni­sti­ca, Ver­de e Agri­col­tu­ra Pier­fran­ce­sco Maran annun­cia­va l’assegnazione del ban­do di spon­so­riz­za­zio­ne alla famo­sa cate­na di caf­fet­te­rie Star­bucks.  La socie­tà, il cui pri­mo nego­zio avrà sede nell’ex palaz­zo del­le Poste a Cor­du­sio, ha poi finan­zia­to quel pro­get­to di rin­no­va­zio­ne del­le aiuo­le ver­di in Piaz­za Duo­mo a Mila­no, le cui pri­me rea­liz­za­zio­ni si sono potu­te vede­re tra le gior­na­te del 15 e del 16 feb­bra­io. E non sen­za poche pole­mi­che, tra chi le pal­me le difen­de a spa­da trat­ta, chi se ne disin­te­res­sa e chi inve­ce non per­de occa­sio­ne per sfo­cia­re nel­la xenofobia.

Dell’impresa è sta­to inca­ri­ca­to l’architetto Mar­co Bay, che in pre­ce­den­za ave­va cura­to la pro­get­ta­zio­ne del­le aree ver­di di alcu­ni spa­zi del­la Bicoc­ca. Oltre alle fami­ge­ra­te pal­me, la nuo­va fac­cia­ta pre­ve­de il tra­pian­to di alcu­ne pian­te peren­ni e di bana­ni nel­la zona retro­stan­te al monu­men­to eque­stre. Mar­co Bay sostie­ne fer­ma­men­te la sua scel­ta, dichia­ran­do per Repub­bli­ca che “que­ste pian­te vivo­no feli­ci da più di cent’anni nei giar­di­ni mila­ne­si e io ho volu­to por­ta­re fuo­ri dai giar­di­ni segre­ti la loro ele­gan­za mila­ne­se che già Sten­d­hal nell’Ottocento ave­va ammirato”.

palme5

Anche secon­do il sin­da­co Bep­pe Sala, il nuo­vo aspet­to di una del­le prin­ci­pa­li piaz­ze mila­ne­si ripren­de la “tra­di­zio­ne otto­cen­te­sca”, perio­do in cui nel capo­luo­go lom­bar­do le pal­me era­no già pre­sen­ti. In un post su Insta­gram scri­ve: “Buo­na o cat­ti­va idea? Cer­to che Mila­no osa eh…” ed infi­ne com­men­ta soste­nen­do che “l’opinione del sin­da­co vale come quel­la di qua­lun­que cit­ta­di­no” e che “non sono entu­sia­sta ma voglio ave­re la sag­gez­za di aspet­ta­re qual­che set­ti­ma­na e vede­re con cal­ma l’effetto che fa”.

 

palme

Se da una par­te Bep­pe Sala — come è soli­to fare — non si sbi­lan­cia, dall’altra gli espo­nen­ti del cen­tro­de­stra non lascia­no dub­bi riguar­do le loro opi­nio­ni. Ales­san­dro Morel­li, mem­bro di Lega Nord e con­si­glie­re comu­na­le a Palaz­zo Mari­no, annun­cia con un post su Face­book: “Con­si­glia­mo a Sala di met­te­re in mez­zo alle pal­me qual­che bel cam­mel­lo. Voi cosa pre­fe­ri­te?”, ripren­den­do chia­ra­men­te il tweet di Mat­teo Salvini: 

Mat­teo Salvini@mat­teo­sal­vi­ni­mi

#Palme e banani in piazza Duomo? Follia.
Mancano sabbia e cammelli, e i clandestini si sentiranno a casa. #motosega #starbucksgohome

Un’ulteriore pro­vo­ca­zio­ne sca­tu­ri­sce da un altro tweet del pome­rig­gio del 16 dicem­bre, sem­pre di Mat­teo Sal­vi­ni, il qua­le rife­ren­do­si al post di Bep­pe Sala scrive: 

Mat­teo Salvini@mat­teo­sal­vi­ni­mi

“Cer­to che Mila­no osa” dice il sin­da­co Sala..
Avan­ti ami­ci osa­te anche voi! Cam­mel­li? Ten­de da Tua­reg? Cos’al­tro met­te­re­ste in Piaz­za Duomo?

Com­men­ti quin­di che van­no oltre il sem­pli­ce de gusti­bus. Il giu­di­zio per­so­na­le riguar­do il valo­re este­ti­co del pro­get­to, infat­ti, non è più det­ta­to dal­la sua bel­lez­za sog­get­ti­va, ma piut­to­sto dal fat­to che esso, ricor­dan­do i trat­ti di un pae­sag­gio afri­ca­no, potreb­be risul­ta­re trop­po acco­mo­dan­te per uno stra­nie­ro ori­gi­na­rio di quei pae­si o addi­rit­tu­ra indi­zio di una pre­sun­ta inva­sio­ne. Il tut­to sot­to­li­nea­to da toni chia­ra­men­te sprezzanti.

palme4

La pole­mi­ca del Cen­tro­de­stra si è anche por­ta­ta oltre ai limi­ti del ragio­ne­vo­le, insce­nan­do una pro­te­sta in con­si­glio comu­na­le, duran­te la qua­le i con­si­glie­ri Gian­lu­ca Comaz­zi, Sil­via Sar­do­ne, Ales­san­dro De Chi­ri­co e Fabri­zio de Pasqua­le han­no sven­to­la­to in aula bana­ne gon­fia­bi­li. La discus­sio­ne si ritro­va ine­vi­ta­bil­men­te cata­pul­ta­ta sul pia­no poli­ti­co, assu­men­do quin­di note più gra­vi, inve­ce di rima­ne­re ad un livel­lo meno impe­gna­to, tale è la natu­ra del­la que­stio­ne, di cui in fon­do non ci si dovreb­be pre­oc­cu­pa­re più di tanto. 

Con­di­vi­di:
Barbara Venneri
Non chia­ma­te­mi Vènneri.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.