Ontologia di Sgarbini e Grillini

25/02/2015, Milano, trasmissione televisiva Le invasioni barbariche. Nella foto Vittorio Sgarbi

Per pia­ce­re a Vit­to­rio Sgar­bi biso­gna esse­re Vit­to­rio Sgarbi.
Vit­to­rio è un per­so­nag­gio affa­sci­nan­te e con­trad­dit­to­rio: eli­ta­rio ma ver­sa­ti­le, popo­la­re ma scon­tro­so, eru­di­to ma volgare.

Appa­ren­te­men­te faci­le da deci­fra­re e pre­ve­di­bi­le in ciò che dice e fa, in real­tà si rive­la una crea­tu­ra para­dos­sal­men­te mol­to più ambi­gua di quan­to comu­ne­men­te si pensi.
Di un suo discor­so, fra­se, rispo­sta, tweet, è faci­le aspet­tar­si si trat­ti di un esa­spe­ra­to elo­gio a se stes­so o una vio­len­ta cri­ti­ca sen­za scru­po­li con­tro qual­cu­no o qualcosa.

Ma il miste­ro è pro­prio que­sto. Con­tro chi? Qua­li sono gli avver­sa­ri di Sgar­bi? In nome di cosa li accu­sa? Da che par­te stan­no i suoi nemi­ci? Sgar­bi da che par­te sta?

Vit­to­rio Sgar­bi odia “Il Volo”, le archi­tet­tu­re brut­te, Cac­cia­ri, la Mus­so­li­ni, gli omo­ses­sua­li, l’Euro, la Clin­ton, Alfa­no, “i poli­ti­ci ita­lia­ni” e qual­che sindaco.
Ele­men­ti ete­ro­ge­nei, appar­te­nen­ti a cate­go­rie diver­se, inclas­si­fi­ca­bi­li. Ama Cara­vag­gio e sostie­ne Mat­teo Salvini.

E’ un per­so­nag­gio che fa audien­ce, vive nel­la vir­tua­li­tà, pub­bli­ca video di pro­pa­gan­da alle pro­prie atti­vi­tà o di con­dan­na a fat­ti o even­ti, par­te­ci­pa a talk show e dimo­stra scar­so auto­con­trol­lo nel­la gestio­ne di dibat­ti­ti, spe­cie nel con­fron­to con opi­nio­ni discor­di dal­le sue.
Lui stes­so vuo­le esse­re ogget­to di dibat­ti­to, dall’interno di un siste­ma, gri­da, pro­cla­ma, pro­fes­sa di non esser­ne con­si­de­ra­to parte.

L’animo leggero e insostenibile di Sgarbi pare che in generale vada contro tutti, esattamente come quello dei grillini.

Allo­ra la que­stio­ne è tan­to più enig­ma­ti­ca, con­sta­ta­to che l’ultimo ber­sa­glio — il ber­sa­glio dei ber­sa­gli — di Sgar­bi sono pro­prio gli espo­nen­ti del M5s.
Il cri­ti­co, noto per il suo non lie­ve tat­to, in meri­to al par­ti­to di Gril­lo dà tut­to se stes­so. Non li disprez­za, li odia: per­ché sono al cen­tro di ogni suo discor­so, per­ché non per­de occa­sio­ne per dire che i gril­li­ni sono “igno­ran­ti come capre”, che il Movi­men­to Cin­que Stel­le “è pie­no di gen­te one­sta che non sa un cazzo”.

Gli espo­nen­ti Cin­que Stel­le sono don­ne e uomi­ni che non si inten­do­no di poli­ti­ca come pro­fes­sio­ne e lo riven­di­ca­no loro stes­si per pri­mi, così come si attri­bui­sco­no il meri­to di bat­ter­si solo ed esclu­si­va­men­te per i cit­ta­di­ni e con­tro gli inte­res­si “dei poli­ti­ci”, da loro tac­cia­ti come spe­cu­la­to­ri e cor­rot­ti per anto­no­ma­sia. Pre­ten­do­no di fare una poli­ti­ca di rivo­lu­zio­ne, ripri­sti­nan­do il siste­ma gover­na­ti­vo, rifiu­tan­do com­pro­mes­si e allean­ze. Rifiu­ta­no il siste­ma, in una manie­ra non trop­po dis­si­mi­le da quel­la di Sgar­bi. Al suo stes­so modo, rifiu­ta­no il dialogo.

Arro­gan­do­si, pro­prio come Sgar­bi, il dirit­to di ave­re voce in capi­to­lo e che que­sta voce sia rico­no­sciu­ta come auto­re­vo­le anche in meri­to a que­stio­ni che, di fat­to, non sono di loro competenza.

Eppu­re per il pro­fes­so­re que­sto tipo di poli­ti­ca di “one­sti inca­pa­ci” non è tol­le­ra­bi­le. Sem­pli­ce­men­te, spie­ga in un video, fun­zio­na così:

“se un maestro di cinese è onesto ma non sa il cinese, non è un maestro di cinese, è uno stronzo”. I grillini, onesti incapaci, sono come il maestro di cinese che non sa il cinese.

Per que­sto ce l’ha a mor­te con loro — “che non san­no nean­che chi è Simo­ne Mar­ti­ni” — le cui scel­te rap­pre­sen­ta­no “la dit­ta­tu­ra del­la demo­cra­zia” e che defi­ni­sce come sim­bo­lo del­la deca­den­za dell’Italia. Per que­sto ce l’ha a mor­te con Vir­gi­nia Rag­gi, esem­pio del fal­li­men­to del pro­get­to grillino.

Il video pub­bli­ca­to da Il Cor­rie­re, ora­mai diven­ta­to vira­le, nel qua­le Vit­to­rio Sgar­bi dichia­ra di ave­re una regi­stra­zio­ne di una tele­fo­na­ta con Gril­lo duran­te la qua­le il lea­der del Movi­men­to defi­ni­sce la Rag­gi una “depen­san­te” e il video pub­bli­ca­to poco dopo da Sgar­bi stes­so in cui fil­ma una tele­fo­na­ta in cui Gril­lo lo sup­pli­ca di smen­ti­re quel­lo che ha det­to è il cul­mi­ne del con­tra­stan­te rap­por­to Sgarbi-Grillini.

E’ sen­za dub­bio un gesto, quel­lo di Sgar­bi, fine a se stes­so, o meglio: in quan­to gesto com­piu­to da un uomo di spet­ta­co­lo qua­le egli è, è fine al suo successo.

Se sia vero o no, se Gril­lo si sia vera­men­te espres­so così ver­so la sua col­le­ga o se un’invenzione del dispet­to­si­no Sgar­bi vol­ta a reca­re fasti­dio alla “traf­fi­chi­na” Rag­gi, non si saprà mai ed è del tut­to inu­ti­le saperlo.
Ciò che di fon­da­men­ta­le è emer­so da que­sta fac­cen­da è che Sgar­bi ha ammes­so di gode­re nell’essere sec­can­te, di non poter far­ci nien­te “se lui si diver­te così”. Che Sgar­bi vive nel­la pre­te­sa di sape­re tut­to e di esse­re con­si­de­ra­to voce auto­ri­ta­ria e indi­scu­ti­bi­le anche al di fuo­ri del­la disci­pli­na in cui è esper­to. Che Gril­lo, nell’implorare Sgar­bi di smen­ti­re, ha ammes­so la fra­gi­li­tà del­la sua poli­ti­ca e la debo­lez­za del suo par­ti­to, un par­ti­to a tut­ti gli effet­ti vir­tua­le se non, addi­rit­tu­ra, simu­la­cra­le, per il qua­le la cir­co­la­zio­ne nel web di una paro­la sba­glia­ta può esse­re dele­te­ria (o far “scop­pia­re un casi­no” come dice Gril­lo al tele­fo­no con Sgarbi).

Gril­lo ha ammes­so di esse­re ormai dipen­den­te dal con­sen­so del popo­lo e osses­sio­na­to a man­te­ne­re intat­ta l’idea che si è costrui­to di sè, di esse­re dispo­sto ad abbas­sa­re la testa, ad arri­va­re a gesti mise­ri, a fare l’impensabile, l’inutile, pur­ché il suo per­so­nag­gio man­ten­ga il suc­ces­so: pro­prio come Sgarbi.

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Angelica Mettifogo
In bili­co tra tut­to quel­lo che voglio fare e il tem­po che ho per far­lo. Intan­to stu­dio filosofia.

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