Scontri a Bologna, cosa ne pensano gli studenti

Il 9 feb­bra­io a Bolo­gna la poli­zia in tenu­ta anti­som­mos­sa ha sgom­be­ra­to la biblio­te­ca del­la Facol­tà di Let­te­re e Filo­so­fia di via Zam­bo­ni 36.
La deci­sio­ne di occu­pa­re il “36” è sta­ta la rispo­sta di alcu­ni stu­den­ti al prov­ve­di­men­to di Fran­ce­sco Uber­ti­ni, ret­to­re dell’Alma Mater Stu­dio­rum, che pre­ve­de il con­trol­lo degli acces­si nel­la biblio­te­ca tra­mi­te dei tor­nel­li all’ingresso ai qua­li è pos­si­bi­le acce­de­re se in pos­ses­so del bad­ge. Il ret­to­ra­to ha rite­nu­to neces­sa­ria que­sta pre­cau­zio­ne per­ché la zona uni­ver­si­ta­ria, da via Zam­bo­ni a Piaz­za Ver­di, ver­te in una situa­zio­ne cri­ti­ca, la cui cau­sa prin­ci­pa­le è lo spaccio.
Il ret­to­re dell’Alma Mater dichia­ra: «Noi abbia­mo biso­gno di sape­re chi c’è in biblio­te­ca: il pun­to non è sele­zio­na­re gli ingres­si. Il mio sogno è ave­re biblio­te­che a scaf­fa­le aper­to, usan­do le tec­no­lo­gie per una frui­zio­ne diret­ta del patri­mo­nio. I tor­nel­li rien­tre­reb­be­ro in que­sto pro­get­to, anche per alli­nea­re il 36 agli stan­dard del­le altre strutture.»

Il discor­so di Uber­ti­ni non pare affat­to irragionevole.
Allo­ra per­ché un’occupazione? Qua­li sono sta­te le cau­se che han­no por­ta­to la poli­zia a distrug­ge­re una sala stu­dio? Chi sono i veri pro­ta­go­ni­sti di que­sta vicenda?
A que­sto pun­to si ren­de neces­sa­ria ora una pic­co­la pre­mes­sa. Chi scri­ve non stu­dia all’Alma Mater e dif­fi­da dal­le gene­ra­liz­za­zio­ni, tut­ta­via mi sen­to di dire che chiun­que abbia mai avu­to a che fare con i ser­vi­zi di ammi­ni­stra­zio­ne di un’università sta­ta­le ne sia usci­to un po’ più for­te. Un rea­le con­fron­to tra gli stu­den­ti e il Ret­to­ra­to non è sem­pre faci­le, per non dire qua­si impossibile.
L’occupazione non è mai la pri­ma rispo­sta, è la con­se­guen­za ine­vi­ta­bi­le di un mal­con­ten­to inascoltato.
Nes­su­no meglio di uno stu­den­te può descri­ve­re le cri­ti­ci­tà dell’università e del­la cit­tà in cui vive, per que­sto moti­vo ho deci­so di par­la­re con loro.

Il pri­mo ragaz­zo con cui par­lo è lau­rea­to trien­na­le in Scien­ze poli­ti­che nel 2014 e mi con­fer­ma una real­tà pro­ble­ma­ti­ca del­la Biblio­te­ca di Let­te­re di via Zamboni:
«Cre­do di esse­re entra­to solo un paio di vol­te nel­la biblio­te­ca di Let­te­re. Mai fre­quen­ta­ta assi­dua­men­te, ma cono­sco bene la “situa­zio­ne cri­ti­ca” in cui ver­sa la zona. Un po’ per­ché l’ho vis­su­ta e un po’ per esser­me­ne occu­pa­to in alcu­ni ser­vi­zi per un gior­na­le loca­le. Quan­do ero stu­den­te a Bolo­gna in una stra­da late­ra­le di via Zam­bo­ni vidi un ragaz­zo iniet­tar­si dro­ga in vena alle tre del pome­rig­gio. È nor­ma­le? Nel 2011 un ragaz­zo morì di over­do­se nei bagni di Let­te­re e den­tro spes­so vaga­no per­so­ne del tut­to estra­nee all’U­ni­ver­si­tà. Chi dice di non vede­re la “situa­zio­ne cri­ti­ca” al 36, come lo chia­ma­no stu­den­ti e col­let­ti­vi, chiu­de gli occhi per­ché non vuol vede­re. Quin­di, riten­go più che giu­sta, anche se tar­di­va, la deci­sio­ne del Ret­to­ra­to: per tan­ti, trop­pi anni i ver­ti­ci del­l’i­sti­tu­zio­ne han­no dato cor­da al Cua e ai vari movi­men­ti anta­go­ni­sti bolo­gne­si. Il tor­nel­lo andreb­be mes­so all’in­gres­so di tut­te le facol­tà

Anche Lau­ra, stu­den­tes­sa di let­te­re al pri­mo anno del­la magi­stra­le, mi descri­ve una situa­zio­ne difficile:
«Di base l’aula stu­dio del 36 è pes­si­ma per­ché pro­prio lì c’è un cor­ti­let­to dove la gen­te va a far­si le can­ne. L’università ha avvia­to il pro­get­to di tene­re le biblio­te­che aper­te fino a tar­di e ha ini­zia­to col tene­re aper­to il 36, così han­no mes­so i tor­nel­li. Piaz­za ver­di è noto­ria­men­te l’habitat di spac­cia­to­ri muni­ti di bir­re a volon­tà. Un grup­po di pala­di­ni del­la giu­sti­zia ha sra­di­ca­to i tor­nel­li, fat­to del­le bar­ri­ca­te con tavo­li e sedie del­la biblio­te­ca e occu­pa­to il 36.»
I “pala­di­ni del­la giu­sti­zia” a cui si rife­ri­sce Lau­ra sareb­be­ro i ragaz­zi del CUA, Col­let­ti­vo Uni­ver­si­ta­rio Anto­no­mo. Le opi­nio­ni cir­ca i meto­di del CUA sono mol­to forti:
«Il Cua non mi rap­pre­sen­ta. Il vero pro­ble­ma è che Let­te­re è diven­ta­ta una sor­ta di “zona loro” e le occu­pa­zio­ni ormai han­no il sapo­re del­la consuetudine.

L’unico effetto reale è quello di impedire a chi è davvero uno studente e vorrebbe studiare, di mettersi sui libri per arrivare all’esame preparato. 

Que­sti ragaz­zi sono solo dei fasci­sti con un “-anti” davan­ti. I loro meto­di ed il loro squa­dri­smo sono mol­to simi­li ai loro avver­sa­ri di estre­ma destra, con spe­ci­fi­che dif­fe­ren­ze ovviamente.»

C’è anche chi, pur recri­mi­nan­do al CUA i meto­di, rico­no­sce che, a vol­te, sia­no gli uni­ci a pre­oc­cu­par­si di deter­mi­na­te dinamiche.
Così mi rac­con­ta Mar­co, stu­den­te di Eco­no­mia: «Io non li pos­so vede­re quel­li del CUA ma ciò non toglie che a vol­te sia­no gli uni­ci a far nota­re cer­te cose. (L’allusione a “cer­te cose” è un rife­ri­men­to ai pro­get­ti isti­tu­zio­na­li del Sin­da­co Mero­la, Par­ti­to Demo­cra­ti­co, ndr.).
«Sul signi­fi­ca­to di met­te­re i tor­nel­li nell’aula stu­dio, c’è chi dice che fos­se una misu­ra inno­cen­te per garan­ti­re la sicu­rez­za degli stu­den­ti. Può esse­re, ma alla luce dei vari pro­get­ti isti­tu­zio­na­li che si sono svi­lup­pa­ti negli ulti­mi anni, dal­la ven­di­ta di edi­fi­ci sto­ri­ci uni­ver­si­ta­ri alle ban­che, alle misu­re di spo­po­la­men­to del cen­tro vol­te a cac­cia­re gli stu­den­ti, il tut­to fina­liz­za­to alla costru­zio­ne di un polo uni­ver­si­ta­rio ester­no al cen­tro sto­ri­co ecco io pen­so che si svuo­ti l’u­ni­ver­si­tà del­la pre­sen­za atti­va stu­den­te­sca, sco­rag­gian­do­la, facen­do­la sen­ti­re par­te di nul­la, per lasciar­la in mano agli Alti Uffi­ci”.

Non si par­la solo di tor­nel­li. Gli stu­den­ti, se non tut­ti alcu­ni, sen­to­no che la cit­tà non gli appar­tie­ne più, di esse­re estra­nei in patria. Ma Bolo­gna la Ros­sa ha sem­pre resi­sti­to, o per lo meno, ha sem­pre ten­ta­to di farlo.
L’ultima ragaz­za con cui par­lo è Ila­ria, stu­den­tes­sa di Medi­ci­na e atti­vi­sta del col­let­ti­vo LUBo, Libe­ra Uni­ver­si­tà Bologna.
Ila­ria invi­ta ad anda­re oltre la sem­pli­ce que­stio­ne “tor­nel­li Sì\No”, come scri­ve nel comu­ni­ca­to che ha redat­to con gli altri ragaz­zi del LUBo.

«Osser­van­do attra­ver­so un’ottica più ampia anche la col­lo­ca­zio­ne e il “por­ta­to” del 36, i pun­ti da toc­ca­re aumen­ta­no: il 36 è la biblio­te­ca del­la facol­tà di let­te­re e filo­so­fia, in pie­na zona uni­ver­si­ta­ria. Zona di pro­ble­ma­ti­ci­tà e con­trad­di­zio­ni, che sicu­ra­men­te sto­na con l’idea di “cit­tà-vetri­na” del sin­da­co Mero­la. Già nell’ultimo anno abbia­mo visto un’impennata degli affit­ti nel cen­tro sto­ri­co, cosa che di fat­to ha crea­to l’impossibilità per mol­ti stu­den­ti fuo­ri sede di poter affit­ta­re una stan­za nel cen­tro cit­ta­di­no, vici­no all’università.

Il tutto in linea con una prospettiva ben precisa: allontanare (senza risolvere) le criticità della zona universitaria decentralizzando fisicamente aule e studenti, alternativamente citati come complici o vittime del degrado, a seconda della strumentalizzazione contingente. Il tutto per rendere il centro di Bologna ad uso e consumo dei turisti. 

Si è instau­ra­ta una vera e pro­pria guer­ra con­tro chi non rien­tra entro cer­ti para­me­tri di deco­ro.»

Si spie­ga­no così, attra­ver­so le voci degli stu­den­ti, gli scon­tri che in que­sti gior­ni stan­no avve­nen­do a Bologna.
Trop­po sem­pli­ci­sti­co ridur­re lo scon­tro a dei ragaz­zi­ni che gio­ca­no a fare i rivo­lu­zio­na­ri ed è trop­po faci­le gri­da­re agli sbir­ri infami.
È fazio­so scri­ve­re che i ragaz­zi dei col­let­ti­vi han­no occu­pa­to un’aula per dei tor­nel­li all’ingresso. La por­ta­ta del pro­ble­ma è cer­ta­men­te più ampia. Se è inne­ga­bi­le che i meto­di degli stu­den­ti (del CUA e non solo) sono sta­ti con­tro­pro­du­cen­ti, è altret­tan­to inne­ga­bi­le che lascia­re che la poli­zia entri in una biblio­te­ca e cari­chi in tenu­ta anti­som­mos­sa è vergognoso.
Il dis­sen­so va ascol­ta­to pri­ma che ci sia biso­gno di urlarlo.

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Giulia Gelmetti

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