Scoperto un nuovo sistema solare

Non sia­mo soli nell’universo, o alme­no, poten­zial­men­te, potrem­mo non esse­re le uni­che for­me di vita esi­sten­ti. Que­sta affa­sci­nan­te sug­ge­stio­ne, ama­ta da cospi­ra­to­ri, ufo­lo­gi, scien­zia­ti e scrit­to­ri di fan­ta­scien­za, è ora sor­ret­ta dal­la sen­sa­zio­na­le sco­per­ta annun­cia­ta alle 19:00 (ore ita­lia­ne) di ieri dal­la stes­sa NASA: ben set­te pia­ne­ti roc­cio­si, non trop­po distan­ti da noi, dal­la con­for­ma­zio­ne simi­le a quel­la del­la Ter­ra e pro­ba­bil­men­te abitabili.

Gli auto­ri del­la sco­per­ta sono Michael Gil­lon, ricer­ca­to­re dell’Università di Lie­gi, e un grup­po di col­la­bo­ra­to­ri internazionali.

Nel 2010 lo scien­zia­to bel­ga ini­ziò a moni­to­ra­re i movi­men­ti del­le altre pic­co­le stel­le più vici­ne al Sole, attra­ver­so il tele­sco­pio TRAPPIST, ovve­ro Tran­si­ting Pla­ne­ts and Pla­ne­te­si­mals Small Tele­sco­pe, dell’osservatorio ESO di La Sil­la, in Cile.

A distan­za di sei anni, il mag­gio del­lo scor­so anno, l’annuncio del­la sco­per­ta di un siste­ma di tre esopianeti,pianeti non appar­te­nen­ti al siste­ma sola­re, rotan­ti attor­no alla pic­co­la stel­la nana bat­tez­za­ta con il nome di TRAPPIST‑1, in ono­re pro­prio del tele­sco­pio uti­liz­za­to per la ricer­ca, distan­te da noi solo 39 anni luce.

A segui­to di un’accurata moni­to­riz­za­zio­ne dei tran­si­ti orbi­ta­li tra­mi­te il tele­sco­pio spa­zia­le Spi­tzer gli scien­zia­ti sono giun­ti infi­ne alla con­clu­sio­ne del­la pre­sen­za di ben set­te, e non tre, eso­pia­ne­ti nel siste­ma di TRAPPIST‑1. Sei di essi sareb­be­ro inol­tre situa­ti in una zona tem­pe­ra­ta, tra gli 0° e i 100°.

 

Le paro­le di Gil­lon non rie­sco­no a nascon­de­re un gran­de entu­sia­smo “è un siste­ma pla­ne­ta­rio ecce­zio­na­le, non solo per­ché i suoi pia­ne­ti sono così nume­ro­si, ma per­ché tut­ti han­no dimen­sio­ni sor­pren­den­te­men­te simi­li a quel­le del­la Ter­ra” ha dichiarato.

Negli ulti­mi decen­ni la ricer­ca di nuo­vi spa­zi abi­ta­bi­li attor­no al nostro siste­ma sola­re ha pro­dot­to non pochi esi­ti posi­ti­vi, basti pen­sa­re al noto annun­cio del 2015 di Kepler-438b, eppu­re nes­su­na del­le recen­ti sco­per­te al riguar­do è del­la stes­sa enti­tà di questa.

Tre dei set­te pia­ne­ti orbi­tan­ti di TRAPPIST‑1 sono, a det­ta dei ricer­ca­to­ri, col­lo­ca­ti nel­la cosi­det­ta ‘zona abi­ta­bi­le’, posti quin­di a distan­za otti­ma­le dal­la stel­la di rife­ri­men­to per ave­re acqua allo sta­to liqui­do, se non addi­rit­tu­ra ocea­ni, e un’atmosfera simi­le a quel­la terrestre.

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Indi­scre­zio­ni sul­le sem­bian­ze del­le for­me alie­ne di Trappist‑1

Gli stu­di sono sta­ti com­po­sti su un sem­pli­ce model­lo cli­ma­ti­co basa­to sul­le tem­pe­ra­tu­re tipi­che di una nana ultra­fred­da, meno cal­da e più pic­co­la rispet­to al nostro Sole.

Non si può dunque escludere la presenza di forme di vita. 

Didier Que­loz, col­la­bo­ra­to­re di Gil­lon e scien­zia­to dell’Università di Gine­vra, si dice otti­mi­sta al riguar­do: “ven­t’an­ni dopo l’in­di­vi­dua­zio­ne dei pri­mi pia­ne­ti extra­so­la­ri si trat­ta di una del­le più gran­di sco­per­te e la ricer­ca di for­me di vita su di un altro pia­ne­ta è oggi a por­ta­ta di mano”.

Riman­go­no in ogni caso nume­ro­se per­ples­si­tà riguar­do all’entità del set­ti­mo pia­ne­ta, del qua­le sono igno­te le inte­ra­zio­ni con gli altri cor­pi cele­sti e il perio­do orbitale.

Il pas­so suc­ces­si­vo è l’atteso lan­cio del tele­sco­pio spa­zia­le NASA James Webb, pre­vi­sto per il 2018, pron­to a inda­ga­re sul­la com­po­si­zio­ne atmo­sfe­ri­ca e le con­di­zio­ni cli­ma­ti­che del­le nuo­ve Terre.

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Enrico Bozzi
Social Media Mana­ger, stu­den­te di Scien­ze Uma­ni­sti­che per la Comu­ni­ca­zio­ne, appren­di­sta stre­go­ne, aggiu­sta­tut­to, tut­to­fa­re. Mi pia­ce bere Negro­ni e dar­mi un tono.

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