Codice di avviamento fantastico: un viaggio nell’Appartamento del Principe a Palazzo Reale

A Palaz­zo Rea­le, nel­l’Ap­par­ta­men­to del Prin­ci­pe, l’ar­te diven­ta un’e­spe­rien­za tota­le, in cui vista, udi­to e tat­to si fon­do­no insie­me. Codi­ce di avvia­men­to fan­ta­sti­co: Alcan­ta­ra e 6 arti­sti in viag­gio nel­l’Ap­par­ta­men­to del Prin­ci­pe è la mostra cura­ta da Davi­de Qua­drio e Mas­si­mo Tor­ri­gia­ni in col­la­bo­ra­zio­ne con Alcan­ta­ra, a Palaz­zo Rea­le dal 28 mar­zo al 30 apri­le 2017.

Attra­ver­so un per­cor­so che si sno­da in più stan­ze, gli inter­ni set­te­cen­te­schi sono impre­zio­si­ti da 10 ope­re d’ar­te uni­te da un uni­co ful­cro mate­ri­co, l’al­can­ta­ra, che por­ta lo spet­ta­to­re in «un big bang, una sin­co­pe dei tem­pi, […] un calei­do­sco­pio a sei dimen­sio­ni, quan­ti sono gli arti­sti in mostra»: Nan­da Vigo, Loren­zo Vit­tu­ri, Michael Lin, Aki Kon­do, Geor­gi­na Starr e gli arti­sti e musi­ci­sti del­la Sound­walk Collection.

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L’ouver­tu­re del­la mostra è affi­da­ta a Nan­da Vigo, che uni­sce all’al­can­ta­ra ciò che mag­gior­men­te carat­te­riz­za la sua ope­ra, la luce, in un siste­ma di spec­chi e LED colo­ra­ti che defor­ma e con­tor­ce lo spazio.

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La luce zam­pil­la da spec­chi, astro­na­vi e pal­me, inca­stran­do­si fra le pare­ti del­le stanze.

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Loren­zo Vet­tu­ri instau­ra un rap­por­to più diret­to con la mate­ria, uti­liz­zan­do l’al­can­ta­ra in manie­ra tota­le per le sue instal­la­zio­ni. Il suo lavo­ro, incen­tra­to prin­ci­pal­men­te sul­l’al­te­ra­zio­ne del­le pro­por­zio­ni, ingi­gan­ti­sce e ridu­ce le imma­gi­ni, tra­sfor­man­do for­me pia­ne in ogget­ti tri­di­men­sio­na­li che costi­tui­sco­no l’o­pe­ra inti­to­la­ta Il giar­di­no den­tro il filo.

Uni­ca instal­la­zio­ne sono­ra e lumi­no­sa insie­me, Riso­nan­za è ope­ra del col­let­ti­vo di arti­sti e musi­ci­sti Sound­walk Col­lec­ti­ve, che ripro­du­ce il movi­men­to dei mate­ria­li indu­stria­li duran­te la pro­du­zio­ne del­l’al­can­ta­ra. Le regi­stra­zio­ni sono avve­nu­te a Nera Mon­tor­no, pres­so lo sta­bi­li­men­to di Alcan­ta­ra, rac­co­glien­do sia i suo­ni dei mac­chi­na­ri sia quel­li ambien­ta­li. Vie­ne quin­di a crear­si un dia­lo­go trian­go­la­re fra «sono­ri­tà indu­stria­li, post-indu­stia­li e naturali».

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Michael Lin, attra­ver­so la sua ope­ra Mila­no (day­bed), intro­du­ce un ibri­do fra un let­to, un pal­co e un pie­di­stal­lo. Come tut­te le altre instal­la­zio­ni pre­sen­ti, anche que­sta chia­ma lo spet­ta­to­re al con­fron­to diret­to: tol­te le scar­pe, è pos­si­bi­le sdra­iar­si, seder­si, sta­re in pie­di, ai lati o al cen­tro. La scel­ta è lascia­ta total­men­te al frui­to­re, che qui è pro­ta­go­ni­sta insie­me all’opera.

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L’al­can­ta­ra diven­ta una tela stam­pa­ta negli immen­si qua­dri di Aki Kon­do, in cui il tema flo­rea­le fa da padro­ne. Mol­to sug­ge­sti­vo il con­tra­sto fra i colo­ri acce­si del­le tele e lo sfon­do mar­mo­reo del­la sala.

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Momen­to Memo­ria Monu­men­to è l’o­pe­ra che chiu­de la mostra. In una stan­za che rical­ca la sce­no­gra­fia del film Je t’ai­me, Je t’ai­me di Alain Resnais, l’ar­ti­sta Geor­gi­na Starr ha posto La Sfe­ra, il cuo­re nevral­gi­co del­l’in­stal­la­zio­ne: un invo­lu­cro, inte­ra­men­te rico­per­to di alcan­ta­ra, in cui lo spet­ta­to­re è chia­ma­to a entra­re, sdra­iar­si e ascol­ta­re una pro­fon­da voce maschi­le, che, len­ta e lita­ni­ca, ripor­ta alla men­te i ricor­di indi­vi­dua­li sedi­men­ta­ti nel­la memo­ria in un viag­gio nel pas­sa­to che dura 6 minuti.

Con­di­vi­di:
Elena Cirla
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne, clas­se 1994.
Aman­te del­l’au­tun­no, dei viag­gi e del vino rosso.

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