Cosa si ricorda e cosa si rivendica l’8 marzo?

Oggi è l’8 mar­zo, gior­na­ta di even­ti esclu­si­va­men­te al fem­mi­ni­le, maz­zet­ti di mimo­se e stuc­che­vo­li man­fri­ne sul bel­lo di esse­re don­na. Fra le miglio­ri, quel­le che spo­sa­no le lodi con un cla­mo­ro­so fal­so sto­ri­co. Sull’origine del­la festa, infat­ti, è mol­to dif­fu­sa in Ita­lia quel­la che in real­tà è una leg­gen­da metro­po­li­ta­na: l’incendio del­la fab­bri­ca Cot­ton a New York l’8 Mar­zo del 1908. Nel pre­sun­to incen­dio, appic­ca­to dal pro­prie­ta­rio Mr. John­son dopo aver bloc­ca­to tut­te le vie di usci­ta, sareb­be­ro mor­te 129 ope­ra­ie, col­pe­vo­li di aver pro­te­sta­to gior­ni pri­ma con­tro le inso­ste­ni­bi­li con­di­zio­ni di lavo­ro. Il fat­to, in real­tà, non è docu­men­ta­to, tut­ta­via con­ti­nua ad eser­ci­ta­re una for­te pre­sa emo­ti­va sul gran­de pubblico.

Le rea­li radi­ci sto­ri­che del­la ricor­ren­za non giu­sti­fi­ca­no però né il carat­te­re ludi­co di una festa, né la neces­si­tà com­me­mo­ra­ti­va di una qual­che tra­ge­dia all’origine del­la ricor­ren­za. La loro natu­ra uni­ca­men­te socio-poli­ti­ca ren­de, inve­ce, la gior­na­ta inter­na­zio­na­le del­la don­na que­sto il nome più cor­ret­to un’occasione per ricor­da­re le con­qui­ste rag­giun­te in ambi­to poli­ti­co, eco­no­mi­co, socia­le e cul­tu­ra­le e per riflet­te­re con serie­tà sul­le disu­gua­glian­ze anco­ra in atto.

La pri­ma uffi­cia­le gior­na­ta del­la don­na è, infat­ti, con­nes­sa con la sto­ria del par­ti­to socia­li­sta e del­le sue riven­di­ca­zio­ni sul suf­fra­gio uni­ver­sa­le. L’idea di isti­tui­re un «Woman’s Day» era sta­ta ela­bo­ra­ta pro­prio dal­la sta­tu­ni­ten­se Corin­ne Bro­wn, che ave­va invi­ta­to tut­te le don­ne a par­te­ci­pa­re alla con­fe­ren­za socia­li­sta di Chi­ca­go da lei pre­sie­du­ta nel mag­gio del 1908. L’idea piac­que e alla fine dell’anno, su impul­so del Socia­li­st Par­ty of Ame­ri­ca, si deci­se di orga­niz­za­re a fine feb­bra­io una mani­fe­sta­zio­ne in favo­re del dirit­to di voto fem­mi­ni­le. Tale mani­fe­sta­zio­ne fu cele­bra­ta per la pri­ma vol­ta negli USA nel feb­bra­io 1909. La ricor­ren­za non ave­va però anco­ra acqui­si­to una dif­fu­sio­ne internazionale.

Duran­te la secon­da Con­fe­ren­za inter­na­zio­na­le del­le don­ne socia­li­ste del 1910, tenu­ta­si a Cope­n­ha­ghen, le dele­ga­te socia­li­ste ame­ri­ca­ne pro­po­se­ro allo­ra di isti­tui­re una comu­ne gior­na­ta dedi­ca­ta alla riven­di­ca­zio­ne dei dirit­ti del­le don­ne, sul model­lo del­lo Woman’s Day. La tede­sca Cla­ra Zet­kin, che coor­di­na­va i lavo­ri del­la Con­fe­ren­za, ne scris­se sul perio­di­co Die Glei­cheit, orga­no uffi­cia­le di dif­fu­sio­ne del socia­li­smo. Un anno dopo, come effet­to dell’iniziativa del­la con­fe­ren­za di Cope­n­ha­ghen, si cele­brò la gior­na­ta inter­na­zio­na­le del­la don­na in mol­ti pae­si euro­pei — qua­li Dani­mar­ca, Austria, Ger­ma­nia, Sviz­ze­ra, Fran­cia e Sve­zia — duran­te la qua­le si richie­de­va­no il dirit­to di voto e mag­gio­ri tute­le sul lavo­ro, com­pre­se quel­le con­tro la discri­mi­na­zio­ne. Le date del­la cele­bra­zio­ne, tut­ta­via, non risul­ta­va­no anco­ra omo­ge­nee. Suc­ces­si­va­men­te, la ricor­ren­za non fu ripe­tu­ta tut­ti gli anni, né rea­liz­za­ta in tut­ti i paesi. 

Copia di Manifesto tedesco relativo alle locali manifestazioni della Giornata della Donna dell'8 marzo 1914, la cui richiesta principale era il diritto di voto

All’avvicinarsi del­la pri­ma guer­ra mon­dia­le, oltre alle riven­di­ca­zio­ni tipi­che del­la gior­na­ta, si aggiun­se­ro anche pro­te­ste con­tro lo scop­pio del­la guer­ra duran­te la qua­le, ovvia­men­te, la mani­fe­sta­zio­ne fu sop­pres­sa. Idea­li paci­fi­sti ani­ma­ro­no infi­ne anche le don­ne di San Pie­tro­bur­go che, l’8 mar­zo del 1917, richie­de­va­no la fine del con­flit­to mon­dia­le. Tale mani­fe­sta­zio­ne die­de adi­to a suc­ces­si­ve pro­te­ste che por­ta­ro­no, come è noto, al crol­lo del­lo zari­smo e alla rivo­lu­zio­ne russa.

L’8 marzo divenne, così, per il regime comunista la «Giornata internazionale dell’operaia».

Non è dif­fi­ci­le capi­re per­ché le rea­li ori­gi­ni del­la mani­fe­sta­zio­ne sia­no sta­te pro­gres­si­va­men­te dimen­ti­ca­te: la con­no­ta­zio­ne for­te­men­te poli­ti­ca del­le pri­me gior­na­te del­la don­na, lo scop­pio del­la secon­da guer­ra mon­dia­le e, infi­ne, il pro­gres­si­vo iso­la­men­to del­la Rus­sia e del comu­ni­smo nel mon­do occi­den­ta­le con­tri­bui­ro­no all’oblìo storico.

Fu, non a caso, una orga­niz­za­zio­ne inter­go­ver­na­ti­va e sovra­na­zio­na­le come l’ONU a rati­fi­ca­re in manie­ra uffi­cia­le la gior­na­ta del­le don­ne: il 16 dicem­bre 1977 l’Assemblea gene­ra­le pro­po­se ad ogni pae­se di dichia­ra­re una vol­ta all’anno la «Gior­na­ta del­le Nazio­ni Uni­te per i dirit­ti del­le don­ne e per la pace inter­na­zio­na­le». Per mol­ti pae­si la data scel­ta fu, appun­to, l’8 marzo.

Anche in Ita­lia la sto­ria di que­sta ricor­ren­za ha radi­ci che rami­fi­ca­no a sini­stra. Fu cele­bra­ta per la pri­ma vol­ta nel 1922 su ini­zia­ti­va del par­ti­to comu­ni­sta, per­se del tut­to impor­tan­za duran­te il fasci­smo e la secon­da guer­ra mon­dia­le e fu ripri­sti­na­ta a cir­ca un anno dal­la fine del­la guer­ra, quan­do si for­mò, per volon­tà del­le sini­stre del pae­se, l’UDI (Unio­ne Don­ne Italiane).

Copia di UDI italia

L’anno suc­ces­si­vo ven­ne intro­dot­ta la mimo­sa come sim­bo­lo del­la festa del­la don­na, sia per­ché fio­ri­sce a ini­zio mar­zo sia per­ché poco costo­so e quin­di acqui­sta­bi­le da tut­ti. Le poli­ti­che dell’UDI, in un pri­mo momen­to, non tro­va­ro­no però pie­na appro­va­zio­ne negli orga­ni diret­ti­vi del pae­se, né riu­sci­ro­no a sol­le­ci­ta­re uni­for­me­men­te l’interesse dell’opinione pub­bli­ca. La gran­de svol­ta si veri­fi­cò duran­te gli anni Set­tan­ta, gra­zie al movi­men­to fem­mi­ni­sta ita­lia­no che si ser­vì del­la ricor­ren­za, anche dopo la rati­fi­ca dell’ONU, come baci­no di dif­fu­sio­ne dei pro­pri ideali.

Dagli anni Ottanta ad oggi il significato originario dell’8 marzo, carico di tanta passione politica, si è indebolito e, come tante altre ricorrenze o festività, ha subìto una evidente deriva consumistica.

Tut­ta­via, lo scio­pe­ro gene­ra­le che oggi si svol­ge­rà in 49 pae­si del mon­do, por­ta­to avan­ti in pri­mis dal movi­men­to Non una di meno e sup­por­ta­to da vari sin­da­ca­ti e comi­ta­ti, sem­bra costi­tui­re una posi­ti­va inver­sio­ne di ten­den­za che ripro­po­ne la ver­ve originaria.

Nel pro­muo­ve­re que­sta ini­zia­ti­va — sen­sa­ta e inte­res­san­te — c’è, però, chi potreb­be adot­ta­re (o pur­trop­po adot­ta già) un atteg­gia­men­to non altret­tan­to sen­sa­to: quel­lo mora­li­sta di chi vuo­le inse­gna­re agli altri come cele­bra­re in manie­ra giu­sta l’8 mar­zo, oppo­nen­do­si con for­za a chi, can­di­da­men­te, ne igno­ra le radi­ci sto­ri­che ed esce a ber­si un ape­ri­ti­vo con le ami­che. Cer­to, alcu­ne atti­vi­tà ludi­che non rien­tra­no nel­lo spi­ri­to di rie­vo­ca­zio­ne sto­ri­ca dell’8 mar­zo: una sera­ta in disco­te­ca con annes­so spo­glia­rel­lo ha ben poco in comu­ne con una con­fe­ren­za su Simo­ne de Beau­voir. Ma la dimen­ti­can­za sto­ri­ca e l’ignoranza in gene­ra­le si con­tra­sta­no, quan­do è pos­si­bi­le, con un dia­lo­go ric­co di argo­men­ti infor­ma­ti e per­sua­si­vi, non con la mera pre­sun­zio­ne di chi ricor­da meglio, capi­sce meglio e agi­sce meglio. I ragio­na­men­ti sul­la pari­tà di gene­re — per para­fra­sa­re un discor­so mol­to popo­la­re in que­sti gior­ninon sono un basto­ne con cui redar­gui­re le don­ne che non si con­for­ma­no ad una cer­ta idea rigi­da di essi. Per­ché non sia­no con­tro­pro­du­cen­ti devo­no ricer­ca­re ade­sio­ne e unio­ne, non fram­men­ta­re ulte­rior­men­te il mon­do femminile. 

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Lucia De Angelis
Mi entu­sia­sma­no i temi socia­li, i filo­so­fi gre­ci, le per­so­ne intel­li­gen­ti e le cose difficili.

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