Iron Fist: tutto quello che dovete sapere prima di vedere la serie

Meno di una set­ti­ma­na fa Net­flix ha rila­scia­to Iron Fist, la sua ulti­ma serie tv con pro­ta­go­ni­sta un eroe Mar­vel. Le vicen­de nar­ra­te van­no a com­ple­ta­re e allar­ga­re le sto­rie degli altri “super eroi del­la stra­da”, già rac­con­ta­te in altre serie tv tar­ga­te Net­flix: par­lia­mo di Jes­si­ca Jones, Luke CageDare­de­viltre per­so­nag­gi che han­no comin­cia­to a costrui­re un uni­ver­so supereroi­sti­co paral­le­lo a quel­lo del gran­de scher­mo e che, con que­sto ulti­mo tito­lo, sem­bra assu­me­re sem­pre più completezza. 

Facen­do ecce­zio­ne per Dare­de­vil le altre serie non han­no riscos­so gros­so suc­ces­so pur essen­do pro­dot­ti ori­gi­na­li e asso­lu­ta­men­te godi­bi­li: un po’ for­se per il gene­re supereroi­sti­co che sta venen­do a noia, visti i nume­ro­si tito­li che DC e soprat­tut­to Mar­vel offro­no pra­ti­ca­men­te ogni anno, un po’ pro­ba­bil­men­te per alcu­ni aspet­ti non mol­to riu­sci­ti nel­le ulti­me serie pro­dot­te (in par­ti­co­la­re la serie di Luke Cage, che pur essen­do com­ple­ta di ogni ele­men­to mini­mo per una buo­na serie non rie­sce a sfon­da­re). Sot­to mol­ti aspet­ti però que­ste serie nate dal­la Mar­vel rie­sco­no a pro­por­re qual­co­sa di dif­fe­ren­te rispet­to a quel­lo che sia­mo abi­tua­ti a vede­re sul gran­de scher­mo: i die­ci epi­so­di (in media anche di più) per serie con­sen­to­no agli sce­neg­gia­to­ri di intro­dur­re i per­so­nag­gi e le loro neme­si con cura e sen­za dover rinun­cia­re alla nar­ra­zio­ne del­le tra­me (ben strut­tu­ra­te e avvin­cen­ti nel­la mag­gior par­te dei casi) ma soprat­tut­to di ave­re la pos­si­bi­li­tà di svi­lup­pa­re i rap­por­ti tra i com­pri­ma­ri, que­sti sì sem­pre feli­ce­men­te rap­pre­sen­ta­ti e pun­to for­te del­le produzioni.

Iron Fist però si annunciava come un flop: infatti sembrava andare incontro a una stroncatura dei molti critici che in anteprima ebbero la possibilità di recensire i primi due episodi della serie e che, tutt’altro che soddisfatti, hanno espresso pareri molto duri. 

Ora che la serie è acces­si­bi­le a tut­ti però i pare­ri sono quan­to mai discor­dan­ti: i tre­di­ci epi­so­di mostra­no deci­sa­men­te qual­co­sa in più rispet­to a quan­to mes­so in luce dall’anteprima esclu­si­va. Eppu­re non si può dire che la serie non sia pri­va di difetti. 

Iron Fist è len­to a ingra­na­re: i pri­mi epi­so­di sono piut­to­sto ano­ni­mi e sem­bra­no non por­ta­re da nes­su­na par­te; solo al quar­to epi­so­dio la serie comin­cia a pren­de­re rit­mo e una dire­zio­ne più deci­sa (con­si­de­ran­do che gli epi­so­di dura­no 50 minu­ti cir­ca l’uno deci­sa­men­te trop­po tempo). 

In segui­to a un inci­den­te aereo sul­le pen­di­ci del­l’­Hi­ma­la­ya (che coste­rà la vita ai suoi geni­to­ri), Dan­ny Rand vie­ne sal­va­to da un grup­po di miste­rio­si mona­ci e, gio­va­nis­si­mo, tra­scor­re­rà un’in­fan­zia mol­to dif­fi­ci­le (sem­bra esse­re una pre­ro­ga­ti­va per diven­ta­re un supe­re­roe); vie­ne cre­sciu­to in un mona­ste­ro misti­co nel­la sco­no­sciu­ta cit­tà di K’un-Lun, dove appren­de­rà le basi del­le arti mar­zia­li e del­la filo­so­fia bud­di­sta, e dove rice­ve­rà l’investitura di Iron Fist.

Iron Fist

Deci­de di tor­na­re a New York, dove dovrà pro­va­re la sua iden­ti­tà per riven­di­ca­re il suo nome e il suo ruo­lo nel­la facol­to­sa socie­tà che una vol­ta era di suo padre e dell’amico/socio Mea­chum, i cui figli ora diri­go­no la barac­ca, ma il ritor­no del pugno d’acciaio risol­le­va dei miste­ri che fino a quel momen­to era­no rima­sti nasco­sti e che, venu­ti a gal­la, non pos­so­no che distrug­ge­re lo sta­tus quo dei protagonisti. 

La nar­ra­zio­ne ripren­de bene il qua­dro gene­ra­le del­le altre serie e rie­sce a sta­re in pie­di anche gra­zie alle buo­ne basi get­ta­te dagli altri tito­li; per chi inve­ce è all’o­scu­ro di tut­ti gli intrec­ci e le vicen­de pre­ce­den­ti sarà più dif­fi­ci­le segui­re sen­za per­der­si qual­co­sa, ma la serie rie­sce a sal­var­si anche se comun­que dif­fi­cil­men­te potrà appas­sio­na­re un pro­fa­no. Inol­tre nei pri­mi epi­so­di i com­bat­ti­men­ti, che ci si aspet­te­reb­be di tro­va­re in abbon­dan­za, sono piut­to­sto spo­ra­di­ci e non reg­go­no il con­fron­to con quel­li di Dare­de­vil. Infi­ne, nel­la serie si cer­ca spes­so di carat­te­riz­za­re il pro­ta­go­ni­sta come un mona­co shao­lin di for­ma­zio­ne orien­ta­le ma mol­to spes­so sem­bra più che altro una paro­dia: lo si vede spes­so medi­ta­re e reci­ta­re fra­si che sem­bra­no quel­li che si tro­va­no nei biscot­ti del­la fortuna. 

Ma la serie, una vol­ta pre­so il rit­mo risul­ta dav­ve­ro godi­bi­le: più gli intri­ghi ven­go­no a gal­la più i per­so­nag­gi diven­ta­no con­vin­cen­ti; gli atto­ri dan­no una gran­de pro­va e tra tut­ti va men­zio­na­to David Wen­ham che inter­pre­ta Harold Mea­chum, com­bat­tu­to ed enig­ma­ti­co co-pro­ta­go­ni­sta del­la serie. Anche se il pro­ta­go­ni­sta spes­so risul­ta esse­re un po’ inge­nuo (un clas­si­co bonac­cio­ne vaga­men­te ste­reo­ti­pa­to che cer­ca ven­det­ta e giu­sti­zia sopra ogni cosa) la sua evo­lu­zio­ne nel­la serie è appas­sio­nan­te e ter­mi­na­ti gli epi­so­di non si può che aspet­ta­re la rea­liz­za­zio­ne del gran­de cros­so­ver “The defen­ders” che vedrà coin­vol­ti tut­ti i pro­ta­go­ni­sti Marvel del pic­co­lo schermo. 

In con­clu­sio­ne vie­ne pre­sen­ta­to al pub­bli­co un nuo­vo super eroe che ai più era sco­no­sciu­to e rie­sce cer­ta­men­te, se supe­ra­ti lo sco­glio dei pri­mis­si­mi epi­so­di, ad appas­sio­na­re e incu­rio­si­re. Cer­to non può con­ta­re sul­la bril­lan­tez­za e la fre­schez­za che ha con­trad­di­stin­to Dare­de­vil, o di com­pri­ma­ri altret­tan­to accat­ti­van­ti, ma deci­sa­men­te fun­zio­na: è un nuo­vo tas­sel­lo del puzz­le Mar­vel che si pre­pa­ra a com­por­re un qua­dro più gran­de che gli appas­sio­na­ti già bra­ma­no di vede­re da tempo.

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Francesco Porta
Amo il cine­ma, lo sport e rac­con­ta­re sto­rie: non si è mai trop­po vec­chi per ascol­tar­ne una.

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