Mani Pulite: 25 anni dopo, l’intervista a Marco Travaglio in occasione del BookPride 2017

In segui­to alla pre­sen­ta­zio­ne del libro Mani Puli­te: 25 anni dopo, tenu­ta­si in occa­sio­ne di Boo­k­Pri­de 2017 a BASE, abbia­mo avu­to l’occasione di inter­vi­sta­re Mar­co Tra­va­glio, auto­re del libro insie­me a Gian­ni Bar­ba­cet­to e Peter Gomez, gior­na­li­sta e attual­men­te diret­to­re de Il Fat­to Quo­ti­dia­no.

Ovvia­men­te non si può para­go­na­re il caso CONSIP con lo scan­da­lo di Tan­gen­to­po­li, ma cre­de che que­sto pos­sa esse­re il segna­le di un ini­zio di qual­co­sa di simile?

No, non cre­do per­chè Tan­gen­to­po­li era un siste­ma per cui c’era una rego­la: per ogni appal­to una per­cen­tua­le anda­va ai par­ti­ti che se la divi­de­va­no in par­ti pre­fis­sa­te. Poi una par­te se la tene­va­no a livel­lo loca­le, una par­te la pas­sa­va­no al teso­rie­re nazio­na­le. Era tut­to codi­fi­ca­to. Oggi i par­ti­ti non ci sono più, ma ci sono dei grup­pi di pote­re, in cui ci sono tan­ti capi e capet­ti che fan­no quel­lo che gli pare e natu­ral­men­te quel­li più spre­giu­di­ca­ti lascia­no fare quel­lo che gli pare anche ai loro paren­ti e ami­ci. Il caso CONSIP è que­sto. Una gran­de socie­tà, che dove­va cen­tra­liz­za­re gli acqui­sti del­la pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne per evi­ta­re le famo­se dispa­ri­tà, è imme­dia­ta­men­te diven­ta­ta una cen­tra­liz­za­zio­ne del­la cor­ru­zio­ne per cui arri­va­no gli ami­ci del papà di Ren­zi a rac­co­man­da­re que­sti impren­di­to­ri, gli ami­ci del­la coo­pe­ra­ti­ve ros­se a rac­co­man­da­re le coo­pe­ra­ti­ve ros­se che poi, natu­ral­men­te, si atten­do­no in cam­bio dagli impren­di­to­ri tan­gen­ti o favo­ri che sono infi­ni­ta­men­te infe­rio­ri alle per­cen­tua­li che c’erano ai tem­pi di tangentopoli. 

Si par­la­va del cin­que o die­ci per­cen­to rispet­to all’importo dell’appalto. La vicen­da CONSIP, inve­ce, è nata su un appal­to da 2 miliar­di e 700 milio­ni di euro. Imma­gi­na cosa sareb­be il 5 per­cen­to di 2 miliar­di e 700 milio­ni: una cifra spa­ven­to­sa. Inve­ce abbia­mo tro­va­to qual­che piz­zi­no, che poi pro­ba­bil­men­te non si è nem­me­no tra­dot­to in real­tà, dove c’era scrit­to 30.000 euro a “T.” e 5.000 euro ogni due mesi a “C.R.”, quin­di stia­mo vera­men­te par­lan­do di cifre minu­sco­le.  Non che il tota­le poi sia inin­fluen­te, anzi, è mol­to più gra­ve rispet­to ad allo­ra, ma è mol­to più par­cel­liz­za­to, ossia sono mol­ti di più quel­li che ruba­no, ma ruba­no mol­to meno sin­go­lar­men­te di quel­lo che ruba­va il gran­de ‘tan­gen­ta­io’ dell’epoca. Que­sto per­ché oggi i poli­ti­ci sono dei pic­co­li per­so­nag­gi­ni ai qua­li si è aggiun­ta anche la figu­ra del media­to­re che ai tem­pi di Tan­gen­to­po­li non c’era. Il media­to­re è colui che si met­te in mez­zo tra il poli­ti­co e l’imprenditore per pre­sen­ta­re l’uno all’altro, non è pub­bli­co uffi­cia­le e non incor­re nel rea­to di cor­ru­zio­ne, ma al mas­si­mo in quel­lo di traf­fi­co di influenze.

I piz­zi­ni tro­va­ti potreb­be­ro sim­bo­leg­gia­re un po’ come la cor­ru­zio­ne oggi sia vista come una scam­bio di favo­ri, facen­do­la quin­di diven­ta­re anco­ra più grigia?

Sì, infat­ti era diven­ta­to come una spe­cie di sti­pen­dio men­si­le quel­lo che era sta­to pro­mes­so al papà di Ren­zi. Nel piz­zi­no c’era scrit­to 5mila euro ogni due mesi per Rus­so, quin­di rispet­to all’entità dell’appalto mi sem­bra poco, però chis­sà quan­ti altri ce ne sono e quin­di alla fine rag­giun­gi cifre che sono supe­rio­re alla cor­ru­zio­ne del ‘92. Il cen­tro Einau­di nel ‘92 cal­co­lò che la cor­ru­zio­ne sot­trae­va alla cas­se pub­bli­che l’equivalente di 10 miliar­di di euro. 

Adesso, secondo i calcoli più prudenziali, la corruzione costa allo stato italiano 70–80 miliardi di euro.

Secon­do lei è più radi­ca­ta la cor­ru­zio­ne rispet­to ad allora?

È più dif­fu­sa, nel sen­so che è più demo­cra­ti­ca. Ci sono mol­te più per­so­ne a livel­li mol­to più bas­si che ruba­no rispet­to all’epoca.

Alfre­do Romeo si giu­sti­fi­ca dicen­do che sen­za tan­gen­ti sareb­be sta­to esclu­so a prio­ri, ma è così? Oggi non si potreb­be fare altrimenti? 

In pra­ti­ca dice­va che era legit­ti­ma dife­sa per­ché altri­men­ti gli appal­ti li vin­ce­va­no gli altri. Se le tan­gen­ti le paga­no tut­ti, o lo fai anche tu o fai la fine di Ambro­gio Mau­ri che ha fal­li­to e si è spa­ra­to. È chia­ro che lui era un pic­co­lo bul­lo­ne nell’ingranaggio, men­tre Alfre­do Romeo è uno dei gran­dis­si­mi piglia­tut­to negli appal­ti pub­bli­ci. Quin­di, quel­la lamen­te­la lì — a par­te che non può esi­ste­re: se sai che una gara è truc­ca­ta, inve­ce che paga­re tan­gen­ti per met­ter­ti in pari, vai dai Cara­bi­nie­ri e la fai annul­la­re — è ovvio che non è una giu­sti­fi­ca­zio­ne. Fra l’altro la potreb­be usa­re un pic­co­lo impren­di­to­re che sta cer­can­do di emer­ge­re, ma che vie­ne schiac­cia­to dal siste­ma del­la cor­ru­zio­ne, non cer­ta­men­te uno che vin­ce tut­ti gli appal­ti dell’amministrazione d’Italia da 30 anni.

Raf­fae­le Can­to­ne, duran­te una con­fe­ren­za alla Sta­ta­le di Mila­no, ha affer­ma­to che anco­ra pri­ma che le leg­gi e la repres­sio­ne, è neces­sa­rio un “momen­to edu­ca­ti­vo”. È d’accordo?

Sì, ma biso­gna vede­re cosa signi­fi­ca. Fare lezio­ni nel­le scuo­le, spie­ga­re i dan­ni del­la cor­ru­zio­ne è mol­to impor­tan­te, ma poi ci voglio­no gli esempi. 

“Momen­to edu­ca­ti­vo” nel sen­so di risve­glia­re una coscien­za nel­la persone.

Sì, è fon­da­men­ta­le. Soprat­tut­to spie­ga­re che il siste­ma del­la cor­ru­zio­ne non ti fa vive­re meglio, ma peg­gio. Se oggi lo sta­to ita­lia­no non ha mai un euro da desti­na­re alle fasce debo­li e alle miglia­ia di per­so­ne sen­za un red­di­to mini­mo, non è per­chè è cat­ti­vo, ma per­ché la spe­sa pub­bli­ca vie­ne pesan­te­men­te domi­na­ta dal­la cor­ru­zio­ne e quin­di le ope­re pub­bli­che da noi costa­no il dop­pio rispet­to ad altro­ve. E sono sol­di dei cit­ta­di­ni paga­ti in tasse. 

Però, secon­do me, il pun­to debo­le del discor­so di Can­to­ne è che il “momen­to edu­ca­ti­vo” pas­sa attra­ver­so gli esem­pi. Se vedi gran­di ladri di sta­to che han­no ruba­to miliar­di fini­re in gale­ra vie­ni imme­dia­ta­men­te  edu­ca­to da quell’esempio, cioè capi­sci che la leg­ge è ugua­le per tut­ti e non ce n’è per nes­su­no. Quin­di l’educazione pas­sa anche dal­la pau­ra del­le con­se­guen­ze. Non puoi pen­sa­re di con­vin­ce­re tut­ti ad esse­re buo­ni e vir­tuo­si per­ché devi pen­sa­re che c’è una fascia di popo­la­zio­ne che bada alla con­ve­nien­za. E allo­ra ogni vol­ta che si tro­va li li a deci­de­re se paga­re e pren­de­re o meno una tan­gen­te, se ha pau­ra di fini­re in gale­ra maga­ri deci­de di non  pagar­la e di non la pren­der­la. Se inve­ce sa che in gale­ra non ci fini­sce nes­su­no a cer­ti livel­li, la pren­do­no e la paga­no. Dun­que, l’educazione pas­sa anche attra­ver­so gli esempi. 

Io sono con­vin­to che se in ita­lia arre­stas­se­ro cen­to eva­so­ri fisca­li, l’evasione fisca­le crol­le­reb­be per­ché comin­ce­reb­be­ro a spa­ven­tar­si temen­do di fare la stes­sa fine. Inve­ce, quan­do vedi che nes­su­no fini­sce in gale­ra per eva­sio­ne fisca­le, le tas­se le evadi.

Cam­bian­do argo­men­to, lei sot­to­li­nea spes­so come l’editoria influen­zi il gior­na­li­smo. Qual è la sua opi­nio­ne riguar­do la fusio­ne del grup­po Espres­so con ITEDI? Cre­de che pos­sa esse­re con­si­de­ra­to un rischio per il plu­ra­li­smo informativo?

Ormai si è rea­liz­za­ta anche se non è sta­ta uffi­cia­liz­za­ta, infat­ti i due grup­pi viag­gia­no di pari pas­so. Lad­do­ve pri­ma ave­va­mo tre grup­pi edi­to­ria­li — La Stam­pa, Seco­lo XIX e La Repub­bli­ca — ades­so ne abbia­mo uno solo. Il che vuol dire che se pri­ma c’erano tre voci, del­le qua­li maga­ri non ce ne pia­ce­va nes­su­na, ma cia­scu­na di esse era una auto­no­ma, di quel grup­po edi­to­ria­le, di quel diret­to­re e di quel pool di gior­na­li­sti, ades­so diven­ta una sola voce di un solo grup­po. Tut­to ciò acca­de a disca­pi­to del gior­na­li­smo per­ché, ovvia­men­te, più voci ci sono e meglio è. Più le voci si restrin­go­no e si con­cen­tra­no meno plu­ra­li­smo c’è.

Chia­ris­si­mo. Il Fat­to Quo­ti­dia­no dichia­ra di esse­re un gior­na­le indi­pen­den­te per­ché non pren­de finan­zia­men­ti pub­bli­ci. Nono­stan­te ciò vie­ne spes­so cri­ti­ca­to per­ché trop­po schie­ra­to con il Movi­men­to 5 Stel­le. Lei come si difen­de da que­sta accusa?

Mi difen­do dicen­do che biso­gna guar­da­re la cro­no­lo­gia degli even­ti. Noi sia­mo nati pri­ma dei 5stelle. Cer­te bat­ta­glie che fan­no i 5stelle sono bat­ta­glie che io, Gomez, Bar­ba­cet­to, Padel­la­ro e altre fir­me del Fat­to face­va­mo quan­do i 5stelle non esi­ste­va­no e quan­do anco­ra Gril­lo spac­ca­va i com­pu­ter agli spet­ta­co­li. Noto che mol­ti che ora fan­no par­te dei 5stelle pri­ma era­no vici­ni a movi­men­ti per la lega­li­tà e han­no segui­to le nostre bat­ta­glie, quin­di quan­do par­la­no spes­so risen­to cose che dico da vent’anni.

In realtà non siamo noi ad essere il giornale dei 5stelle, anche se abbiamo all’interno molti dei loro elettori, sono loro che hanno fatto proprie le nostre battaglie. 

Dato che io sono coe­ren­te, con­ti­nuo a cre­de­re nel­le mie bat­ta­glie e non cam­bio idea a secon­da del­le legi­sla­tu­re, sono per­si­no con­ten­to che ci sia­no dei poli­ti­ci che le por­ti­no avan­ti. Che abo­lis­se­ro i vita­li­zi lo dice­vo da pri­ma lo faces­se­ro anche i 5stelle, come anche che biso­gnas­se cac­cia­re i con­dan­na­ti dal Par­la­men­to, que­stio­ne su cui ho scrit­to vari libri. Il fat­to che ci sia qual­che poli­ti­co che cer­ca di far­lo mi fa pia­ce­re, ma non mi impe­di­sce di dire ai 5stelle che sba­gli­no su tan­te cose, per esem­pio quan­do fan­no del­le fin­te pri­ma­rie onli­ne dove, se non vin­ce quel­lo che vuo­le Gril­lo, si rifanno. 

Però, par­lia­mo­ci chia­ro. Che sie­te un po’ più mor­bi­di è vero, no?

No, non sia­mo affat­to mor­bi­di. Noi sia­mo infles­si­bi­li. Il gior­no in cui è venu­ta fuo­ri la poliz­za di Romeo, io ho det­to che se la Rag­gi sape­va che era sta­ta aper­ta per far­le ave­re un van­tag­gio dopo aver otte­nu­to la cari­ca di capo segre­te­ria, si dove­va dimet­te­re. Poi i giu­di­ci han­no accer­ta­to che non lo sape­va. Ho anche chie­sto le dimis­sio­ne del­la Mura­ro per aver men­ti­to all’intervista al Fat­to Quo­ti­dia­no (riguar­do la sua iscri­zio­ne al regi­stro degli inda­ga­ti, n.d.r.), quin­di li trat­tia­mo tut­ti allo stes­so modo. 

Se sem­bria­mo più mor­bi­di è per­ché gli altri gior­na­li i 5stelle li trat­ta­no pre­giu­di­zial­men­te come dei cri­mi­na­li. Li attac­ca­no qua­lun­que cosa fac­cia­no. Han­no det­to sì allo sta­dio e li han­no attac­ca­ti, ma lo avreb­be­ro fat­to anche se aves­se­ro det­to no. Li attac­ca­no se dico­no no alle Olim­pia­di, ma lo avreb­be­ro fat­to anche se aves­se­ro det­to sì. Li attac­ca­no a pre­scin­de­re, per par­ti­to pre­so. Io non attac­co nem­me­no Ber­lu­sco­ni a pre­scin­de­re, nel sen­so che se doves­se dire qual­co­sa di sag­gio o doves­se schie­rar­si con una bat­ta­glia giu­sta come quel­la del “No” al refe­ren­dum, tan­to di cap­pel­lo. Maga­ri non lo vole­va, ma ha reso un ser­vi­zio all’Italia por­tan­do gen­te del cen­tro­de­stra a vota­re “No” alla rifor­ma costi­tu­zio­na­le. Io non sono mai pre­giu­di­zia­le con nes­su­no, io li giu­di­co per le cose che fanno. 

Dato che tut­ti gli altri gior­na­li gli spa­ra­no con­tro a pre­scin­de­re, indi­pen­den­te­men­te da quel­lo che fan­no, il fat­to che esi­sta un gior­na­le che li giu­di­ca di vol­ta in vol­ta a secon­da di quel­lo che deci­do­no, ci fa sem­bra­re come mor­bi­di. In real­tà se i 5stelle doves­se­ro tene­re in Par­la­men­to un con­dan­na­to, io gli spa­re­rei addos­so esat­ta­men­te come sto facen­do con il PD che sta tenen­do in Par­la­men­to un con­dan­na­to (Min­zo­li­ni, n.d.r). Anzi, for­se mi incaz­ze­rei anco­ra di più per­ché ave­va­no pro­mes­so altro rispet­to a quel­lo che ha pro­mes­so Renzi.

Con­clu­dia­mo con Ber­lu­sco­ni. Cre­de che, se potes­se can­di­dar­si, lui come per­so­nag­gio pren­de­reb­be anco­ra mol­ti voti? 

Non cre­do. Cre­do che la sua sta­gio­ne come lea­der solo al coman­do sia fini­ta. Cer­ca di eser­ci­ta­re un pote­re di inter­me­dia­zio­ne. Hai visto che da una par­te ha cer­ca­to di ren­der­si indi­spen­sa­bi­le a Ren­zi per mer­can­teg­gia­re qual­co­sa in cam­bio. Ades­so che Ren­zi ha per­so il refe­ren­dum non può più fare un accor­do con lui, quin­di ten­ta un accor­do con Sal­vi­ni e la Melo­ni per fare un cen­tro­de­stra che maga­ri arri­vi secon­do e che abbia dei voti da rega­la­re ad un gover­no del PD per una lar­ga coa­li­zio­ne che ten­ga fuo­ri i 5stelle nel­la pros­si­ma legi­sla­tu­ra. Di quel­lo si accon­ten­ta, cre­do che nem­me­no in cuor suo pen­si mai che potrà ritor­na­re a fare il Pre­si­den­te del Consiglio.

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Barbara Venneri
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