Rosso Istanbul, una pellicola di riscoperta

Ros­so Istan­bul, il nuo­vo film di Fer­zan Ozpe­tek, è appe­na usci­to nel­le sale cine­ma­to­gra­fi­che. Attra­ver­so il colo­re ros­so, il regi­sta ha abil­men­te costrui­to i det­ta­gli e le sfu­ma­tu­re dei luo­ghi come i carat­te­ri dei pro­ta­go­ni­sti di que­sta sto­ria. Que­sta tona­li­tà tin­ge il pon­te sul Bosfo­ro e la casa dove le vicen­de pren­do­no vita. Ros­sa è anche la vec­chia auto fami­lia­re che sfrec­cia per le stra­de del­l’an­ti­ca cit­tà con a bor­do i due pro­ta­go­ni­sti, lo scrit­to­re Deniz (l’attore Nejat Isler) e l’editore Orhan (l’attore Halit Ergenc).

Quest’ultimo è appe­na arri­va­to nel­la cit­tà in una cal­da sera d’estate del 2016. Sono que­sti i det­ta­gli che accol­go­no l’e­nig­ma­ti­co edi­to­re co-pro­ta­go­ni­sta che di ros­so non ha nul­la, ma ha inve­ce dei pro­fon­di occhi azzur­ri ed una per­so­na­li­tà inquie­ta. A spin­ger­lo a tor­na­re in patria, dopo un volu­to tra­sfe­ri­men­to a Lon­dra a cau­sa di un dolo­ro­so pas­sa­to fami­lia­re, sono del­le esi­gen­ze di lavo­ro. Egli ha infat­ti accet­ta­to di aiu­ta­re Deniz a ter­mi­na­re il pro­prio libro. Que­sti è d’altra par­te, deci­so a far cono­sce­re l’editore ai suoi cono­scen­ti ed ami­ci più inti­mi in quan­to pro­ta­go­ni­sti del­la sua ope­ra. Orhan fa dun­que pre­sto cono­scen­za del­la restau­ra­tri­ce Neval (Tuba Buyu­ku­stun) e l’impulsivo Yusuf (Meh­met Gun­sur). Que­sto film è anche una sto­ria d’a­mo­re, que­sto sen­ti­men­to emer­ge infat­ti in modo pre­po­ten­te nel­la vita dei pro­ta­go­ni­sti in diver­si modi e tonalità.

Ciò che emerge è in primis, l’impossibilità che essi riscontrano nel vivere per davvero questo sentimento.

Cer­ti appun­ta­men­ti ven­go­no man­ca­ti, altri riman­go­no sospe­si e per­man­go­no nell’immaginario mera­vi­glio­si pro­prio per que­sto moti­vo. I pia­ni non van­no come era sta­to pre­vi­sto: le vite di chi abi­ta la casa ros­sa ven­go­no infat­ti scom­bus­so­la­te in modo irri­me­dia­bi­le dopo l’improvvisa e miste­rio­sa scom­par­sa di Deniz. Even­to che cam­bie­rà i pia­ni anche a Orhan costret­to infat­ti a posti­ci­pa­re il rien­tro a casa. Istan­bul divie­ne in que­sto film meta­fo­ra di una cit­tà che pre­po­ten­te, vuo­le fare i con­ti con chi la abi­ta. Ogni per­so­nag­gio è visio­ne di que­sto luo­go ed un suo rifles­so con cui gli atto­ri devo­no scen­de­re a compromessi.

La madre di Deniz con­fes­sa all’editore appe­na cono­sciu­to di non ama­re più quel­la cit­tà e di usci­re di casa solo se costret­ta, essa ha già in men­te di anda­re via, ecco per­ché l’ospite è arri­va­to pro­prio in un momen­to sba­glia­to, con­fes­sa al pro­prio secon­do­ge­ni­to di cui si intui­sce subi­to, il gran­de lega­me che li uni­sce. Anche la don­na ha del ros­so in sé e sul­le unghie, sem­pre lac­ca­te di que­sto colo­re e che ini­zial­men­te è Deniz stes­so ad aiu­tar­la a sten­der­lo sul­le dita del­la madre, ope­ra­zio­ne che avvie­ne con gran­de natu­ra­lez­za e com­pli­ci­tà. Nel film si assi­ste anche al dram­ma di una del­le came­rie­re del­la casa, i suoi pro­ble­mi fami­lia­ri sono intri­si in modo diret­to con le attua­li vicen­de di guer­ra del pae­se. Ros­so è anche la tona­li­tà che mag­gior­men­te rispec­chia la per­so­na­li­tà di Yusuf, un ros­so che è cau­sa di nume­ro­se incom­pren­sio­ni duran­te le vicen­de con gli altri pro­ta­go­ni­sti. Istan­bul è soprat­tut­to lo spec­chio fede­le di una bril­lan­te figu­ra fem­mi­ni­le in que­sto film: l’elegante Neval che diven­ta accom­pa­gna­tri­ce gen­ti­le del viag­gio spi­ri­tua­le di Orhan, ma è essa stes­sa inquie­tu­di­ne e rifles­so di moti inde­scri­vi­bi­li, ma sem­pre por­ta­tri­ce di un gran­de dono: quel­lo di saper tra­sfor­ma­re in bel­lez­za tut­to ciò che toc­ca come le dice il mari­to duran­te un cena in cui indos­sa un vesti­to esti­vo rosso.

FERZAN OZPETEK

Ros­so bril­lan­te è inve­ce la per­so­na­li­tà enig­ma­ti­ca di Deniz, il viva­ce scrit­to­re che imper­so­ni­fi­ca in modo com­ple­to la vita del­le vie di Istan­bul. I temi del­la risco­per­ta e dell’amore non sono gli uni­ci ad emer­ge­re in que­sto film: in esso tro­via­mo infat­ti una pro­fon­da com­pe­ne­tra­zio­ne del pre­sen­te, pas­sa­to e futu­ro. Ini­zial­men­te Orhan guar­da con inte­res­se le foto di fami­glia dell’amico. Deniz lo ripor­ta inve­ce alla real­tà esor­tan­do­lo a non per­der­si nel pas­sa­to. Le sce­ne suc­ces­si­ve si com­pon­go­no però di remi­ni­scen­ze e di un pas­sa­to insta­bi­le fino a quan­do la madre di Deniz, non invi­ta Orhan a rima­ne­re nel­la casa ros­sa anche dopo il loro tra­sfe­ri­men­to immi­nen­te, con l’abbraccio fina­le dei due e l’esortazione sec­ca del­la came­rie­ra a chiu­de­re bene por­te e fine­stre, si apre anche un nuo­vo oriz­zon­te nel­la vita dell’editore, egli è final­men­te deci­so a mesco­la­re e con­ta­mi­na­re la pro­fon­di­tà dei suoi occhi al ros­so del­la cit­tà e del fiu­me con­tri­buen­do così alla sua rina­sci­ta. Que­sta tra­ma cine­ma­to­gra­fi­ca è trat­ta libe­ra­men­te dal libro “Ros­so Istan­bul” scrit­to dal regi­sta stes­so, in Ita­lia è edi­to da Mon­da­do­ri ed è usci­to nel 2013.

Con­di­vi­di:
Greta Fossati
Lau­rean­da in Beni Cul­tu­ra­li e tata part-time. Pen­so ai temi degli arti­co­li men­tre pre­pa­ro tor­te ed impro­ba­bi­li frul­la­ti Detox. Da gran­de mi pia­ce­reb­be gira­re per il mon­do e scri­ve­re reportage.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.