“Conversazione con Primo Levi” di Ferdinando Camon: memorandum per il 25 aprile

Italian chemist and writer Primo Levi (1919-1987).
 Negli anni ’80 due uomi­ni, entram­bi gran­di scrit­to­ri, deci­se­ro di incon­trar­si e con­ver­sa­re. A spin­ger­li nel comin­cia­re que­sto per­cor­so c’e­ra la voglia di cono­sce­re l’altro in modo diret­to, desi­de­rio acco­sta­to alla costru­zio­ne di un lun­go filo di dia­lo­ghi su temi con­cor­da­ti pre­ce­den­te­men­te assie­me, come i luo­ghi e l’orario ove le sedu­te avreb­be­ro avu­to spazio.
I due uomi­ni assun­se­ro, nel­le con­ver­sa­zio­ni, i ruo­li di inter­vi­sta­to­re ed inter­vi­sta­to. Il pri­mo era Fer­di­nan­do Camon, il secon­do Pri­mo Levi. I due comin­cia­ro­no a deli­nea­re una sca­let­ta di argo­men­ti. Con­cor­da­ro­no infat­ti che avreb­be­ro discor­so del con­cet­to del­la col­pa, di Israe­le, del lega­me che Levi ebbe con la chi­mi­ca e l’inevitabile base e pun­to in cui i due si sof­fer­ma­ro­no ad ogni sedu­ta: i lager e l’esperienza diret­ta che Levi ebbe di que­sta in pri­ma persona.
Il pri­mo incon­tro avven­ne nel 1982, l’ultimo nel 1986 in una dome­ni­ca di fine mag­gio. Luo­go pre­scel­to per tut­te le visi­te fu Tori­no, cit­tà nata­le dell’intervistato, che chie­se a Camon di incon­trar­si in risto­ran­ti e luo­ghi limi­tro­fi al cen­tro, fra cui un alber­go vici­no alla sta­zio­ne. L’ultimo incon­tro, inve­ce, fu a casa di Levi.
Al momen­to del­le con­ver­sa­zio­ni, Levi ha già scrit­to le paro­le che l’hanno con­sa­cra­to a testi­mo­nian­za più impor­tan­te con­tro la bar­ba­rie nazi­sta, ha già rive­la­to gli orro­ri subi­ti e le fra­si che l’han­no reso immor­ta­le ai nostri occhi. A riguar­do, duran­te un’intervista, affermò:

«Ho scritto perché sentivo il bisogno di scrivere. Se lei mi chiede di andare più in là e di trovare da dove nasca questo bisogno io non so rispondere. L’atto di scrivere equivale per me allo stendermi sul divano di Freud. Sentivo un bisogno così prepotente di raccontare, che raccontavo a voce».

Negli incon­tri con Camon, Levi pare affer­ma­re la voglia di costi­tuir­si come uomo e chie­de qua­si aiu­to all’intervistatore, affin­chè lo aiu­ti in que­sto. Anche per­chè il pro­fi­lo di stu­dio­so ed impor­tan­te chi­mi­co ha già prov­ve­du­to da sé a ripor­tar­lo nei libri La chia­ve a stel­la ed Il siste­ma perio­di­co.
Ecco che quin­di il pri­mo incon­tro comin­cia pro­prio ad esplo­ra­re la bio­gra­fia del­lo scrit­to­re, nato nel 1919, momen­to in cui veni­va fon­da­to in Ger­ma­nia il par­ti­to nazio­nal­so­cia­li­sta e i fasci di com­bat­ti­men­to in Ita­lia, pre­sa­gi a cui, ini­zial­men­te, non veni­va data voce nel­la casa dell’autore e dai suoi familiari.
I pre­sen­ti­men­ti arri­va­no quan­do le cose era­no ormai tan­gi­bi­li ed evi­den­ti. Levi pro­va ad unir­si ad un neo­grup­po di par­ti­gia­ni, ma vie­ne rico­no­sciu­to in poco tem­po e con­dan­na­to per una dupli­ce col­pa: quel­lo di esse­re ebreo e par­ti­gia­no. Deci­de allo­ra di con­se­gnar­si e così comin­cia il «lavo­ro» nel lager, come egli stes­so lo definisce.
Camon, nel suo ruo­lo, pone le doman­de più inci­den­ti e dif­fi­ci­li per un soprav­vis­su­to, que­stio­ni a cui, nel­le pagi­ne, Levi pare rispon­de­re subi­to sen­za qua­si esitazioni.
«Dopo il ritor­no da Ausch­wi­tz ave­vo un gran biso­gno di par­la­re, cre­do di aver subi­to una matu­ra­zio­ne aven­do avu­to la for­tu­na di soprav­vi­ve­re. Non si trat­ta di for­za, ma di for­tu­na: non si può vin­ce­re con le pro­prie for­ze un lager. Sono sta­to for­tu­na­to: per esse­re sta­to chi­mi­co, per aver incon­tra­to un mura­to­re che mi dava da man­gia­re, per aver supe­ra­to le dif­fi­col­tà del lin­guag­gio. Mi sono amma­la­to una sola vol­ta, alla fine, e anche que­sta è sta­ta una fortuna».
Camon chie­de al suo inter­vi­sta­to del rap­por­to che ha con la Ger­ma­nia ed i tede­schi del­la loro attua­li­tà, e del per­ché, a suo pare­re, Hitler regi­strò il con­sen­so che ebbe in Ger­ma­nia. Doman­de a cui Levi rispon­de anche: «Le ceri­mo­nie nazi­ste, i giu­ra­men­ti, le adu­na­te han­no inne­ga­bil­men­te fasci­no, eser­ci­ta­no un richia­mo. Non per noi, natu­ral­men­te, non per i segnati».
O anco­ra: «Sì, la mani­po­la­zio­ne del­la mas­sa è sta­ta usa­ta per la pri­ma vol­ta dai fasci­sti, nazi­sti e sovie­ti­ci, pri­ma non si pote­va: pri­ma non c’erano le mas­se. C’era qual­che miglia­io di per­so­ne, che ascol­ta­va­no l’oratore riu­ni­te in piazza».
Camon vede­va in Levi il chi­mi­co ed il let­te­ra­rio che era, lo scrit­to­re con­cen­tra­zio­na­rio e scien­ti­fi­co-natu­ra­le. «Pri­mo Levi era un mera­vi­glio­so con­ver­sa­to­re: pre­ci­so, scru­po­lo­so, con fre­quen­ti e per­ti­nen­ti asso­cia­zio­ni di memo­ria». Ne elo­gia­va l’aspetto mite per­ché «non gri­da­va, non insul­ta­va né accu­sa­va, vole­va mol­to di più: far gridare».
Arri­va in modo diret­to, allo­ra, lo sgo­men­to con il qua­le l’intervistatore acco­glie la noti­zia del sui­ci­dio di Levi. L’ultimo incon­tro era avve­nu­to solo pochi mesi pri­ma, l’ultima let­te­ra gli arri­vò addi­rit­tu­ra gior­ni dopo aver appre­so la noti­zia. Gli incon­tri si chiu­se­ro con l’affermazione di Levi «Ausch­wi­tz c’è, è allo­ra impos­si­bi­le che Dio esi­sta». A mati­ta, un’aggiunta: «Non tro­vo una solu­zio­ne al dilem­ma, la cer­co, ma non la trovo».
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Greta Fossati
Lau­rean­da in Beni Cul­tu­ra­li e tata part-time. Pen­so ai temi degli arti­co­li men­tre pre­pa­ro tor­te ed impro­ba­bi­li frul­la­ti Detox. Da gran­de mi pia­ce­reb­be gira­re per il mon­do e scri­ve­re reportage.

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