La vittoria che vale un Mondiale

Una Nazio­na­le vin­cen­te è l’or­go­glio di tut­ti i pro­pri con­na­zio­na­li, per­si­no di colo­ro che non seguo­no la disci­pli­na. Soprat­tut­to se lo sport in que­stio­ne è l’hoc­key in un Pae­se come l’America.

Tut­ta­via, nono­stan­te gli eccel­len­ti risul­ta­ti del­la squa­dra fem­mi­ni­le, la Field Hoc­key Asso­cia­tion USA, fino­ra, ha con­ti­nua­to a pri­vi­le­gia­re quel­la maschi­le, met­ten­do in dif­fi­col­tà le gio­ca­tri­ci del Wome­n’s team, che si ritro­va­no a per­ce­pi­re sti­pen­di ridi­co­li. Basti pen­sa­re che il perio­do nel qua­le gua­da­gna­no mag­gior­men­te è quel­lo rela­ti­vo ai sei mesi in pre­pa­ra­zio­ne del­le Olim­pia­di, ossia 1000 dol­la­ri al mese.

Dopo esse­re rima­ste ina­scol­ta­te per quin­di­ci mesi, il 15 mar­zo scor­so le atle­te han­no pre­so la deci­sio­ne di boi­cot­ta­re il pros­si­mo Mon­dia­le, di cui da tre edi­zio­ni con­se­cu­ti­ve sono le cam­pio­nes­se incon­tra­sta­te e pos­so­no van­ta­re la vit­to­ria di sei edi­zio­ni su un tota­le di otto.

La socie­tà USA Hoc­key, seb­be­ne abbia dimo­stra­to di snob­ba­re la cate­go­ria fem­mi­ni­le, non solo trae bene­fi­ci dal­le con­ti­nue vit­to­rie e dai risvol­ti eco­no­mi­ci che ne deri­va­no, ma ha anche pro­po­sto a gio­ca­tri­ci di livel­lo infe­rio­re e Under 18 di gio­ca­re in Nazio­na­le. La rispo­sta a una glo­ria far­se­sca è sta­ta unanime.

I dirigenti sono stati perciò costretti a capitolare e, il 28 marzo, al termine di un meeting durato dieci ore, hanno firmato il contratto che prevede l’equità salariale per entrambe le squadre.

Il pre­si­den­te del­la socie­tà Jim Smith si è poi affret­ta­to a dichia­ra­re che è sta­to rag­giun­to un tra­guar­do sto­ri­co per l’hockey.

Le atle­te saran­no quin­di esen­ta­te da svol­ge­re un secon­do lavo­ro, che poco si accor­da agli ora­ri degli alle­na­men­ti o al desi­de­rio di mater­ni­tà. Dovran­no inol­tre abi­tuar­si — ma di cer­to non fati­che­ran­no — a viag­gia­re in busi­ness class al pari dei loro col­le­ghi: fino a un mese fa, infat­ti, era riser­va­to loro un trat­ta­men­to più spar­ta­no nel­la clas­se eco­no­mi­ca, seb­be­ne tor­nas­se­ro sem­pre vit­to­rio­se dopo le com­pe­ti­zio­ni internazionali.

Que­sta bat­ta­glia, che esu­la dal­lo sport e assu­me pro­spet­ti­ve più ampie, è sta­ta appog­gia­ta da gran­di nomi del­la poli­ti­ca ame­ri­ca­na come Patrick Lea­hy, che, insie­me a un cospi­cuo nume­ro di sena­to­ri, ha scrit­to una let­te­ra in favo­re del­la pari­tà dei dirit­ti, a cui si aggiun­go­no asso­cia­zio­ni spor­ti­ve come NBA, Major Base­ball Lea­gueNatio­nal Foot­ball Lea­gue, che han­no dimo­stra­to il loro appog­gio. L’a­gen­te del­la squa­dra di hoc­key maschi­le Allan Walsh ha inol­tre affer­ma­to che i suoi gio­ca­to­ri non avreb­be­ro par­te­ci­pa­to al pros­si­mo cam­pio­na­to se non fos­se­ro sta­ti pre­si dei prov­ve­di­men­ti in proposito.

Que­sto cam­bia­men­to si con­fi­gu­ra esse­re un pri­mo pas­so per l’e­qui­tà nel­lo sport e nel 2017 ne vedia­mo anco­ra solo l’i­ni­zio, per­ché la mag­gior par­te del­le disci­pli­ne ver­sa in con­di­zio­ni affi­ni anche ad alti livel­li. Ciò ha un impat­to anco­ra più for­te su cate­go­rie infe­rio­ri e sugli inve­sti­men­ti per le futu­re atle­te. Fino a que­sto momen­to, infat­ti, la sto­ria con­ti­nua­va a ripe­ter­si: duran­te le Olim­pia­di di Lon­dra del 2012, per esem­pio, scop­piò una pole­mi­ca per­chè alcu­ni Sta­ti — come Giap­po­ne e Austra­lia — fece­ro vola­re in busi­ness class gli atle­ti uomi­ni e in eco­no­mic class le don­ne, segno evi­den­te di un diver­so riguar­do. Si può solo spe­ra­re che la situa­zio­ne, d’o­ra in avan­ti, pos­sa miglio­ra­re ed esten­der­si dal­l’A­me­ri­ca al resto del mondo.

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Giulia Desogus
Inse­guo poke­mon leg­gen­da­ri fino a quan­do arri­vo al mare. E allo­ra fac­cio windsurf.

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