Le bufale ai tempi di internet

La comu­ni­ca­zio­ne oggi è un cam­po con­ti­nua­men­te in evo­lu­zio­ne e negli ulti­mi anni, gra­zie ai social media e alla rete sem­pre più dif­fu­sa ed effi­cien­te, i muta­men­ti si sono fat­ti espo­nen­zial­men­te più rapi­di. Eppu­re se da un lato ora rima­ne­re aggior­na­ti sul­le vicen­de di tut­to il mon­do è mol­to sem­pli­ce e imme­dia­to per chiun­que abbia uno smart­pho­ne o un com­pu­ter a casa, dal­l’al­tro lato in rete cir­co­la­no sen­za con­trol­lo una quan­ti­tà incal­co­la­bi­le di con­te­nu­ti non veri­fi­ca­ti; e se que­sto è sot­to gli occhi di tut­ti è mol­to meno sem­pli­ce affer­ma­re che que­sti con­te­nu­ti, que­ste “fake news” sia­no tan­to sem­pli­ci da individuarsi.

È pas­sa­to un mese dal­la con­fe­ren­za “Fake news in social media as rea­li­ty sha­per”, tenu­ta­si a Bru­xel­les, sul­le bufa­le che cir­co­la­no in rete. Rela­to­re prin­ci­pa­le del­la con­fe­ren­za è sta­to il gior­na­li­sta ed euro­par­la­men­ta­re Cur­zio Mal­te­se, che ha posto la pro­ble­ma­ti­ca e ten­ta­to di pro­por­re una solu­zio­ne, oltre a denun­cia­re il fat­to che nel­la sede del Par­la­men­to euro­peo fino a quel momen­to non si era anco­ra ana­liz­za­to l’ar­go­men­to; da allo­ra si è aper­ta una aper­ta guer­ra con­tro le fake news. Guer­ra che ha sol­le­va­to diver­se pole­mi­che e che ieri ha già segna­to un impor­tan­te pas­sag­gio: Goo­gle ha annun­cia­to che por­te­rà del­le eti­chet­te di veri­fi­ca per le noti­zie con­va­li­da­te. Sul­la sezio­ne del­le noti­zie quin­di, sal­vo hac­ke­rag­gi di siste­ma (che non sono da esclu­de­re), sarà impos­si­bi­le tro­va­re noti­zie fal­se gra­zie ai con­trol­li del­le azien­de infor­ma­ti­che affi­lia­te all’azienda cali­for­nia­na (sono più di 100 a ese­gui­re i fact chec­king). Que­sta misu­ra è però al momen­to atti­va solo in cer­ti pae­si per­ché se da una par­te tut­ti (o qua­si) si vor­reb­be­ro libe­ra­re del­le noti­zie fal­se, dal­l’al­tra ci sono pae­si in cui si sta anco­ra discu­ten­do sull’eticità del­la censura.

Nella sezione "notizie" di Google le notizie verificate saranno accompagnate dalla dicitura "Fact check"
Nel­la sezio­ne “noti­zie” di Goo­gle le noti­zie veri­fi­ca­te saran­no accom­pa­gna­te dal­la dici­tu­ra “Fact check by…” e il suo gra­do di veridicità.

Su inter­net sem­bra esse­re leci­to dire qual­sia­si cosa: sui social net­work è pos­si­bi­le espri­me­re il pro­prio pare­re e vir­tual­men­te rag­giun­ge­re tut­to il mon­do. Così anche Face­book ha di recen­te inse­ri­to la fun­zio­ne di con­trol­lo noti­zie. L’opzione “Die­ci sug­ge­ri­men­ti per rico­no­sce­re le noti­zie fal­se” è sta­ta imple­men­ta­ta nel­la ver­sio­ne di 14 pae­si (tra cui anche l’Italia) dal cen­tro assi­sten­za Face­book. Il dibat­ti­to però è anco­ra lon­ta­no dall’essere esau­ri­to ed è anco­ra acceso:

quanto è sottile il limite tra libertà di parola e quello che non va letto? Chi ha l’autorità per bloccare il pensiero di altri? Stiamo davvero davanti a un “grande fratello” di orwelliana memoria?

Oltre all’etica cer­to non si pos­so­no sor­vo­la­re gli inte­res­si che cer­te par­ti poli­ti­che dimo­stra­no: come già alcu­ni poli­ti­ci han­no denun­cia­to, mol­te noti­zie (soprat­tut­to quel­le fal­se) avreb­be­ro influen­za­to gli elet­to­ri, com­pro­met­ten­do le loro cam­pa­gne; e cer­to se que­sto non è anco­ra suc­ces­so potreb­be sicu­ra­men­te suc­ce­de­re. Gli oppo­si­to­ri a que­ste par­ti d’altro can­to non impu­ta­no il suc­ces­so del­la Bre­xit, dell’elezione di Trump o del­la vit­to­ria del refe­ren­dum costi­tu­zio­na­le del “no” alla cir­co­la­zio­ne di fal­se noti­zie sul web. Eppu­re pro­prio il caso del neoe­let­to pre­si­den­te ame­ri­ca­no, sor­pren­den­te­men­te vit­to­rio­so, ha come non mai sol­le­va­to la que­stio­ne del “post-veri­tà”, e cioè del tut­to opi­na­bi­le, tut­to è pos­si­bi­le a dir­si e soprat­tut­to a scriversi.

Sia­mo anco­ra lon­ta­ni alla chiu­su­ra di que­sto dibat­ti­to e sta­re­mo a vede­re se la cir­co­la­zio­ne del­le bufa­le si estin­gue­rà gra­zie ai rime­di Goo­gle anche se, viste le diver­se poli­ti­che dei pae­si, non è scon­ta­to che il pro­get­to di super­vi­sio­ne fun­zio­ni: del resto la rete è glo­ba­le e quan­to può esse­re effi­ca­ce un con­te­ni­men­to del­le fake news sta­ta­le? Pro­prio in vir­tù del­la glo­ba­li­tà del­la rete e del­le riper­cus­sio­ni inter­na­zio­na­li che han­no ogni dichia­ra­zio­ne poli­ti­ca e ogni azio­ne di mer­ca­to, ad oggi è impor­tan­te come non mai poter rima­ne­re aggior­na­ti su quel­lo che acca­de nel mon­do. Ripren­den­do la con­fe­ren­za del­lo scor­so mar­zo, tra tut­te le con­tro misu­re pro­po­ste per fron­teg­gia­re le fake news una sola sem­bra esse­re pia­ciu­ta: è neces­sa­rio e più uti­le del­le spun­te di goo­gle coin­vol­ge­re i let­to­ri. Anzi­ché proi­bi­re la dif­fu­sio­ne di bufa­le, sareb­be meglio sma­sche­rar­le pub­bli­ca­men­te per crea­re una coscien­za cri­ti­ca tra gli uten­ti e for­ma­re i gio­va­ni e soprat­tut­to gio­va­nis­si­mi tra­mi­te gli inse­gnan­ti a un’educazione a un uso cor­ret­to del­le risor­se inter­net. Insom­ma la solu­zio­ne anco­ra una vol­ta è quel­la di usa­re la ragione.

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Francesco Porta
Amo il cine­ma, lo sport e rac­con­ta­re sto­rie: non si è mai trop­po vec­chi per ascol­tar­ne una.

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