Numero chiuso: cosa sta succedendo alle facoltà di Studi Umanistici?

Sta­mat­ti­na si è tenu­to il pre­si­dio stu­den­te­sco con­tro il nume­ro chiu­so e la ridu­zio­ne degli appel­li nel­la facol­tà di Stu­di Umanistici. 
Oggi infat­ti il Comi­ta­to di Dire­zio­ne di Stu­di Uma­ni­sti­ci ha deci­so di riu­nir­si sen­za la pre­sen­za dei rap­pre­sen­tan­ti degli stu­den­ti per discu­te­re del futu­ro del­la facol­tà, in par­ti­co­la­re del­l’in­tro­du­zio­ne del nume­ro chiu­so. Non è la pri­ma vol­ta che il Comi­ta­to si riu­ni­sce: ci sono già sta­ti altri incon­tri infor­ma­li di cui gli stu­den­ti non sono sta­ti informati. 


Lo sco­po del pre­si­dio, oltre alla pro­te­sta sul­le rifor­me pas­sa­te e in cor­so, è que­sta: richie­sta di mag­gior dia­lo­go con gli stu­den­ti e di comu­ni­ca­zio­ni più chia­re e tem­pe­sti­ve.

L’università è fatta da e per gli studenti.

Un man­ca­to coin­vol­gi­men­to in que­sto sen­so impe­di­sce al sin­go­lo stu­den­te di poter vive­re la pro­pria vita uni­ver­si­ta­ria in manie­ra con­sa­pe­vo­le e pie­na, oltre a poter com­pro­met­te­re la sua car­rie­ra acca­de­mi­ca (la ridu­zio­ne degli appel­li è un esem­pio lam­pan­te).

Duran­te il pre­si­dio abbia­mo avu­to modo di fare qual­che doman­da a Davi­de Qua­drel­la­ro, rap­pre­sen­tan­te del­la lista Stu­den­ti Indi­pen­den­ti, che ha orga­niz­za­to il pre­si­dio insie­me agli altri rap­pre­sen­tan­ti di Stu­di Umanistici.

Potre­sti spie­gar­ci dall’inizio come è nata la pro­po­sta del nume­ro chiuso?

È alme­no da quan­do c’è l’attuale pre­si­de di facol­tà (pro­fes­sor Sini­ga­glia, ndr) che si è in vari modi ini­zia­to a par­la­re del nume­ro chiu­so. Pri­ma era solo una voce di cor­ri­do­io, poi la cosa è diven­ta­ta sem­pre più espli­ci­ta, fino alla gior­na­ta di oggi. Noi già un anno e mez­zo fa ave­va­mo fat­to un pre­si­dio quan­do si era spo­sta­ta dal­la facol­tà ai dipar­ti­men­ti la pos­si­bi­li­tà di intro­dur­re il nume­ro chiu­so. Noi già al tem­po ave­va­mo det­to che la dire­zio­ne in cui si sta andan­do è quel­la di inse­ri­re il nume­ro chiu­so. Il pro­fes­sor Sini­ga­glia in par­ti­co­la­re ave­va det­to che que­sto era com­ple­ta­men­te fal­so e che noi dava­mo fal­se informazioni. 

Intan­to pas­sa la rifor­ma di Sini­ga­glia, dove ven­go­no coin­vol­ti nume­ro di  appel­li e discus­sio­ne del­la tesi di lau­rea. In quell’occasione Sini­ga­glia dice che, se sarà neces­sa­rio, ver­rà intro­dot­to il nume­ro chiu­so per adat­tar­si a que­sta rifor­ma. E per un po’ non se ne è più parlato.

Davide Quartellaro

Tut­te le car­te si sono ria­per­te a set­tem­bre, per­ché Scien­ze Poli­ti­che ha già intro­dot­to il nume­ro chiu­so e Let­te­re ha intro­dot­to un test auto­va­lu­ta­ti­vo ma obbli­ga­to­rio; pos­so­no anche anda­re male però biso­gna fare, quin­di vuol dire che, se uno per­de la data, non può iscri­ver­si a Lettere.
Un sac­co di per­so­ne non han­no visto la data, per­ché gli stu­den­ti del­le supe­rio­ri non sono sta­ti infor­ma­ti cor­ret­ta­men­te, e quin­di non si sono potu­ti iscri­ve­re. Que­sto, som­ma­to al nume­ro chiu­so di Scien­ze Poli­ti­che, ha fat­to impen­na­re le matri­co­le di quest’anno di Filo­so­fia, che sono diven­ta­ti da 550 cir­ca a 700. 

Le nor­me ANVUR (Agen­zia Nazio­na­le di Valu­ta­zio­ne del Siste­ma Uni­ver­si­ta­rio e del­la Ricer­ca, ndr) dico­no che ci deve esse­re per ogni cor­so di lau­rea un cer­to rap­por­to tra stu­den­ti e docen­ti (9 docen­ti ogni 200 stu­den­ti, ndr). Se non c’è il giu­sto rap­por­to tra stu­den­ti e docen­ti, per esem­pio se ci sono trop­pi stu­den­ti e pochi pro­fes­so­ri, ti dico­no che il cor­so deve chiu­de­re. Ma le tabel­le espli­ca­ti­ve dei rap­por­ti e con le pre­vi­sio­ni per il futu­ro sono arri­va­te in dipar­ti­men­to solo ieri, quin­di la base di par­ten­za su cui dico­no che biso­gna inse­ri­re il nume­ro chiu­so è al momen­to non veri­fi­ca­ta: non è det­to che que­sto aumen­to non sia soste­ni­bi­le. Poi c’è un pro­ble­ma poli­ti­co più gene­ra­le: logi­ca vuo­le che se aumen­ta il nume­ro degli stu­den­ti, biso­gne­reb­be aumen­ta­re quel­lo dei professori. 

Quindi l’introduzione del numero chiuso viene presentata come una norma tecnica per fronteggiare l’aumento degli studenti. 

In luce di que­sto si sono già pre­si prov­ve­di­men­ti nei mesi scor­si, anco­ra una vol­ta sen­za tener con­to del pare­re degli stu­den­ti. Si è vota­to in tut­ti i dipar­ti­men­ti di Stu­di Uma­ni­sti­ci, sot­to una for­tis­si­ma pres­sio­ne degli orga­ni cen­tra­li, di inse­ri­re in tut­ti i cor­si di Stu­di Uma­ni­sti­ci que­sti test auto­va­lu­ta­ti­vi obbli­ga­to­ri, dove la valu­ta­zio­ne non com­pro­met­te l’ingresso al cor­so di lau­rea pre­scel­to. L’obiettivo dell’Ateneo è quel­lo di dimi­nui­re gli iscrit­ti, per­ché nel momen­to in cui non puoi aumen­ta­re i docen­ti, non ti resta che dimi­nui­re gli iscrit­ti. Det­to que­sto non è det­to che il nostro orga­ni­co non sia suf­fi­cien­te a copri­re que­sto aumento. 
Alla fine que­sto test, che noi abbia­mo con­te­sta­to in quan­to anti­ca­me­ra del nume­ro chiu­so, è sta­to vota­to dal­la mag­gio­ran­za dei col­le­gi didat­ti­ci, e quin­di è pas­sa­to. I pro­fes­so­ri han­no nega­to che que­sto potes­se esse­re il prin­ci­pio dell’introduzione del nume­ro chiu­so. C’è chi, dopo che è sta­ta appro­va­ta que­sta rifor­ma, ha fat­to ulte­rio­re pres­sing per por­ta­re la rifor­ma uno pas­so avan­ti, intro­du­cen­do il nume­ro chiu­so, nono­stan­te le con­tro­ver­sie che si sono for­ma­te anche all’interno dei dipar­ti­men­ti. Quel­la di oggi non è la pri­ma riu­nio­ne sul nume­ro chiu­so, per­ché il pre­si­de di facol­tà ha già con­vo­ca­to sin­go­lar­men­te i pre­si­den­ti di facol­tà e i diret­to­ri di dipar­ti­men­to per fare pres­sio­ne su di loro in que­sta dire­zio­ne, per­ché non è una volon­tà dei cor­si di lau­rea o dei docen­ti, ma una volon­tà di que­sta amministrazione.

Voi per­ché sie­te con­tra­ri al nume­ro chiuso?

Cre­dia­mo che ci sia­no diver­se pro­ble­ma­ti­ci­tà in que­sta proposta. 

La prima è che crediamo che il numero chiuso sia uno strumento classista. 

Il nume­ro chiu­so non dà la pos­si­bi­li­tà di met­ter­si alla pro­va, ma fa una valu­ta­zio­ne a prio­ri che dipen­de da quel­lo che è il retro­ter­ra del sin­go­lo e dai suoi stu­di pre­ce­den­ti. Inol­tre, se pro­prio una valu­ta­zio­ne va fat­ta, non dovreb­be esse­re di que­sto tipo: i test di ingres­so valu­ta­no com­pe­ten­ze che non c’entrano nien­te con quel­lo che uno andrà a fare. Quin­di biso­gne­reb­be pun­ta­re su una valu­ta­zio­ne rea­le, fat­ta dopo i cor­si, dopo aver avu­to la pos­si­bi­li­tà di stu­dia­re, non una valu­ta­zio­ne a prio­ri che non dà agli stu­den­ti la pos­si­bi­li­tà di con­fron­tar­si con la materia. 

E inve­ce qual è lo sco­po del presidio?

È sicu­ra­men­te un pre­si­dio con­tro il nume­ro chiu­so. Però insie­me a que­sta richie­sta c’è anche quel­la di coin­vol­ge­re di più gli stu­den­ti e di por­ta­re mag­gio­re demo­cra­zia all’interno del­le deci­sio­ni che riguar­da­no l’ateneo.

 

Il  dibat­ti­to sul­l’op­por­tu­ni­tà di tra­sfor­ma­re Stu­di Uma­ni­sti­ci in una facol­tà a nume­ro chiu­so non è che all’inizio.
Si nota, tut­ta­via, una con­fer­ma del­la ten­den­za di estro­met­te­re i diret­ti inte­res­sa­ti, gli stu­den­ti, da qual­sia­si deci­sio­ne che riguar­di il loro futuro.

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Sheila Khan

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