Willem Dafoe incontra il pubblico del Lucca Film Festival

Mar­ti­na Arri­go­ni e Rober­ta Pasetti

Si è da poco con­clu­sa la secon­da edi­zio­ne del Luc­ca Film Festi­val, ospi­ta­to dal­le cit­tà di Luc­ca e Via­reg­gio. Nono­stan­te sia nato da poco, van­ta una sele­zio­ne di cor­ti e lun­go­me­trag­gi pro­ve­nien­ti dai miglio­ri festi­val cine­ma­to­gra­fi­ci (Locar­no, Ber­li­no, Toron­to) e ospi­ti d’eccellenza nazio­na­li e non, da Ser­gio Castel­lit­to a Oli­ver Stone.

Tra le per­so­na­li­tà di spic­co ospi­ta­te al Festi­val, risul­ta par­ti­co­lar­men­te inte­res­san­te la pre­sen­za di Wil­lem Dafoe. Atto­re di fama inter­na­zio­na­le che da qual­che anno si inte­res­sa par­ti­co­lar­men­te al feno­me­no cine­ma­to­gra­fi­co in Ita­lia: spo­sa­to da ormai 12 anni con la regi­sta ita­lia­na Gia­da Cola­gran­de, Dafoe si divi­de tra gli Sta­ti Uni­ti e Roma, e pos­sie­de anche il pas­sa­por­to italiano.
Dopo la tap­pa mila­ne­se al Festi­val del Cine­ma Afri­ca­no D’Asia e Ame­ri­ca Lati­na lo scor­so mar­zo, l’attore si è spo­sta­to a Luc­ca dove ha tenu­to un incon­tro con il pub­bli­co a pro­po­si­to del­la sua idea di reci­ta­zio­ne nel cine­ma e nel tea­tro e ha rila­scia­to osser­va­zio­ni su alcu­ni limi­ti del­la distri­bu­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca, qua­li la cen­su­ra e il doppiaggio.

Nel­la mat­ti­na­ta del 7 apri­le pres­so, il Tea­tro del Giglio a Luc­ca, si è tenu­ta l’in­con­tro con il pub­bli­co, con la pre­sen­za di Gian­lu­ca Pul­so­ni ed Ema­nue­le Vie­ti­na. Un momen­to mol­to inti­mo in cui l’attore ha chie­sto di accen­de­re le luci in sala per poter vede­re il pub­bli­co e faci­li­ta­re l’interazione. A Dafoe, ugual­men­te impe­gna­to nel cine­ma e nel tea­tro, è sta­to chie­sto qua­le dif­fe­ren­za sus­si­sta tra que­sti due mon­di dal pun­to di vista del­la reci­ta­zio­ne. A que­sta doman­da risponde:

«Quando vado in scena ogni sera do vita a un personaggio, lo faccio rivivere dalla morte. A teatro ripeti ogni giorno gli stessi gesti e le stesse parole, il cinema è più flessibile, tenti di catturare i momenti. Il teatro si basa sul far rivivere, il cinema è catturare».

Egli ammet­te anche di non ave­re un vero e pro­prio meto­do, ma di rein­ven­tar­si ogni vol­ta per indos­sa­re pan­ni sem­pre nuo­vi.  Nei cir­ca 117 film in cui ha reci­ta­to, lo abbia­mo visto inter­pre­ta­re ruo­li mol­to diver­si: dal cele­bre Goblin del­la tri­lo­gia di Spi­der­man, al con­tro­ver­so Cri­sto di Scor­se­se o al Paso­li­ni di Abel Fer­ra­ra. La sua capa­ci­tà cama­leon­ti­ca gli per­met­te di pas­sa­re facil­men­te anche attra­ver­so con­te­sti cine­ma­to­gra­fi­ci mol­to diver­si. Dal cine­ma di nic­chia a quel­lo più com­mer­cia­le: nel 2017, Dafoe com­pa­ri­rà in Justi­ce Lea­gueAqua­man. Un po’ para­dos­sa­le quin­di, la dichia­ra­zio­ne suc­ces­si­va, riguar­dan­te la censura:

«Sul­la cen­su­ra non ho mol­to da dire per­ché non pen­so che attual­men­te si cen­su­ri­no i film e la cosa inol­tre non mi toc­ca da vici­no. Inve­ce mi pre­oc­cu­pa mol­to di più il discor­so del­la distri­bu­zio­ne. Riten­go che la cen­su­ra pos­sa pre­sen­tar­si sot­to mol­te­pli­ci vesti e noi dob­bia­mo sem­pre resta­re vigi­li. La cen­su­ra vera è quel­la che riguar­da la com­mer­cia­liz­za­zio­ne. Il cine­ma è un’arte popo­la­re ma la tele­vi­sio­ne sta deter­mi­nan­do sem­pre più la dire­zio­ne in cui sta andan­do l’industria cine­ma­to­gra­fi­ca; sem­pre con più for­za ven­go­no crea­ti dei pro­dot­ti che cor­ri­spon­do­no alle richie­ste del pub­bli­co e sono fat­ti su misu­ra su di loro».

Dafoe, in modo un po’ pro­vo­ca­to­rio, discu­te anche del­la distri­bu­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca nel nostro pae­se, sca­glian­do­si ini­zial­men­te con­tro una del­le tra­di­zio­ni più radi­ca­te nel nostro cine­ma, il dop­piag­gio: «Tut­te le vol­te che sen­to il ter­mi­ne dop­pia­to­re mi ven­go­no i bri­vi­di per­ché dop­pia­re un film ammaz­za il cine­ma».

La sera­ta suc­ces­si­va è sta­to con­se­gna­to a Dafoe, accol­to con entu­sia­smo dal pub­bli­co del cine­ma Astra di Luc­ca, il pre­mio alla car­rie­ra e gli è sta­to chie­sto di sce­glie­re un film nel­la sua ric­ca fil­mo­gra­fia per la pro­ie­zio­ne sera­le. Con­ti­nuan­do sui toni pro­vo­ca­to­ri del­la con­ver­sa­zio­ne del­la mat­ti­na­ta pre­ce­den­te, Dafoe sce­glie Anti­chri­st di Lars Von Trier: «Un film mol­to for­te, che for­se non sarà per tut­ti. Ricor­do che quan­do uscì in Ita­lia fu un flop tota­le, nel sen­so che nes­su­no ven­ne a veder­lo. For­se ave­va col­pi­to il tito­lo, del resto l’Italia è un pae­se mol­to cat­to­li­co». A col­pi­re però non è solo il tito­lo: Anti­chri­st si situa al con­fi­ne tra l’horror e l’erotico, fon­den­do aspet­ti sim­bo­li­ci e filo­so­fi­ci e crean­do un cli­ma oni­ri­co, in cui risul­ta dif­fi­ci­le ricon­dur­si al pia­no del­la realtà.
Un film che col­pi­sce il pub­bli­co in sala, for­se anche gra­zie all’atmosfera crea­ta da Dafoe che, dopo aver invi­ta­to gli spet­ta­to­ri a “resta­re con il film”, rega­la loro un’interpretazione magistrale.

Con­di­vi­di:
Roberta Pasetti
Stu­den­tes­sa di let­te­re. Nisi Ale­xan­der essem, ego vel­lem esse Diogenem. 
Può basta­re così.
Martina Arrigoni

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.